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Processi mediatici: recensione della nuova docuserie crime di Netflix

Il nuovo titolo Netflix, sempre attuale, evidenzia l'influenza dei media sui procedimenti giudiziari, dalle accuse agli esiti.

recensione Processi mediatici: recensione della nuova docuserie crime di Netflix
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Per tutti gli appassionati di documentari sul crimine c'è una buona notizia! Tra le uscite Netflix di maggio c'è la nuova docuserie Processi mediatici (Trial by Media), disponibile per il binge watching dall'11 maggio 2020. Con lo storytelling coinvolgente tipico di questo genere di prodotti, Processi mediatici evidenzia, non senza una spiccata vena polemica, quanto i media siano in grado di influenzare non solo l'opinione pubblica, ma anche le decisioni dei tribunali, arrivando addirittura a stravolgerne gli esiti. Scopriamo tutti i dettagli nella nostra recensione completa.

Sei episodi, sei assurde vicende giudiziarie

Sono gli studi televisivi dei talk show americani a rappresentare lo scenario su cui si apre Processi mediatici. Poco importa tuttavia il Paese e la cultura di riferimento, poiché le situazioni raccontate riescono a toccare un nervo scoperto in spettatori di varia nazionalità. Ogni giorno facciamo i conti con programmi televisivi di diverso tipo, da quelli di stampo più culturale, a quelli che fanno del sensazionalismo e dello scalpore il proprio pane quotidiano, spesso sfruttando la risonanza mediatica di alcuni casi e calpestando la dignità di individui che ne sono coinvolti in prima persona o per strane casualità.

Sono proprio questi show ad essere presi in esame in Processi Mediatici, così come tutta quella stampa, che si getta come un avvoltoio sulle vicende più drammatiche, per fare notizia e aizzare le masse nella difesa o nell'accusa di un imputato. L'azione dei media è tanto sottile che anche durante la visione dei sei episodi, della durata di circa un'ora l'uno, il confine tra innocenza e colpevolezza non è così facile da definire e in alcuni casi la verità, sporcata da giudizi affrettati e da servizi giornalistici acchiappa-pubblico, potrebbe non venire mai a galla.

I media come leva dell'opinione pubblica: una docu-serie coinvolgente e sempre attuale

Telegiornali e programmi di approfondimenti ci hanno ormai abituati al sensazionalismo. Fatti di cronaca e media sembrano convivere in un legame disfunzionale, che in molti casi non porta a nulla di buono. Se da un lato la risonanza di un caso può velocizzarne la risoluzione, dall'altro si corre sempre il rischio di influenzare il giudizio della gente, in un processo giudiziario che inizia ancora prima che le parti coinvolte mettano piede in tribunale.

Processi mediatici, in questo senso, è una docuserie capace di coinvolgere e di convincere proprio perché sempre attuale. Ci suona familiare il caso del politico o dell'imprenditore indagato per corruzione, che fa di tutto per convincere i media della propria innocenza. In egual misura ci sembra familiare anche la vicenda dell'individuo umiliato pubblicamente in un talk show. In molte occasioni questi eventi possono sembrare comprensibili, parte di una routine mediatica alla quale siamo ormai abituati, ma in altri casi qualcosa può andare storto e cambiare irrimediabilmente il corso degli eventi.

Un giovane messo in imbarazzo pubblicamente dall'amico che si dichiara innamorato di lui, si sente minacciato e umiliato al punto di ucciderlo pochi giorni dopo. Un gruppo di poliziotti viene assolto dall'omicidio di un ragazzo di colore disarmato, a causa di un'opinione pubblica ancora profondamente discriminatoria. Un uomo viene visto dalla stampa e dalle persone come un giustiziere, quando spara ai suoi quattro aggressori. Questi e molti altri sono i casi presi in esame da Processi Mediatici, tutti pesantemente influenzati dalla stampa e dalla risonanza di alcuni programmi televisivi.

La realizzazione tecnica della docuserie alimenta senz'altro il coinvolgimento dello spettatore. Le testimonianze di accusa e difesa, considerate non come portatrici di verità o di errore, ma come facce della stessa medaglia, si alternano ad interviste e filmati originali, che sottolineano la forte presenza della stampa nei casi narrati, mentre il valido utilizzo di una colonna sonora a tratti drammatica, a tratti delicata, permette allo spettatore di assistere allo svolgimento delle indagini e di empatizzare con le famiglie delle vittime.

La serie non è tuttavia priva di punti deboli. Sebbene i casi raccontati riescano a coinvolgere il pubblico, la lunghezza dei singoli episodi non aiuta a mantenere l'attenzione sui dettagli. Le diverse situazioni si sarebbero potute raccontate magari con un minutaggio più contenuto, così da poter assimilare in maniera più naturale le vicende narrate.

Processi Mediatici Processi Mediatici si aggiunge alla lunga lista di prodotti crime su Netflix. Con uno storytelling coinvolgente, lo show riesce a tenere alta l'attenzione dello spettatore, sebbene la lunghezza degli episodi risulti spesso eccessiva. Lo scopo della docuserie è interessante quanto necessario: evidenziare tramite sei fatti di cronaca quanto i media (giornali, telegiornali, talk show e programmi di approfondimento) possano influenzare un procedimento giudiziario. Il valore dell'opera risiede soprattutto nella sua agghiacciante attualità. Oggi, come venti o trent'anni fa, la prassi di coinvolgere le masse tramite il sensazionalismo non sembra essere affatto cambiata.

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