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Puerta 7 Recensione: calcio e criminalità si incontrano su Netflix

Calcio e crimine si incontrano in Puerta 7, serie argentina che racconta la storia di ultras che usano la scusa del tifo per costruire un impero criminale.

recensione Puerta 7 Recensione: calcio e criminalità si incontrano su Netflix
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Il mondo del calcio e delle tifoserie rappresenta una quotidianità per il nostro Paese, nonostante le restrizioni dovute all'emergenza Covid-19. Su Netflix abbiamo già avuto modo di vedere la commistione tra calcio e criminalità organizzata - a tal proposito vi invitiamo a leggere la nostra recensione di Ultras, il film con Aniello Arena -, ma non tutti forse sanno che negli scorsi mesi è arrivata dall'Argentina una serie che parte dalla descrizione del mondo degli ultras di una squadra di calcio per culminare in una storia di degrado sociale. È Puerta 7, disponibile su Netflix, e questa è la nostra recensione completa.

I Ferroviarios

È giorno di partita e gli ultras della squadra dei Ferroviarios sono, come al solito, in prima linea per supportare i loro eroi. Tra questi si distinguono Fabian ed Hector "Lomito" Baldini, capi del gruppo e tifosi di vecchia data. Non tutti, però hanno la libertà di poter andare allo stadio o vedere la partita. Mario, un ragazzo proveniente da una realtà povera, deve fare ben due lavori per mantenere la famiglia, giacché a suo padre hanno rubato il camion con il quale vendeva mobili usati.

Durante la partita Hector viene assalito da un uomo che lo accoltella per tre volte, ferendolo gravemente prima di darsi alla fuga. Gli altri componenti del gruppo degli ultras, con a capo Fabian lo inseguono fino a raggiungerlo e gambizzarlo di fronte ad un gruppo di bambini che giocano per le strade del quartiere. Il Presidente dei Ferroviarios, Guillermo, capisce che è arrivato il momento di fare qualcosa ed affida la sicurezza della squadra a Diana, pronta a fronteggiare i violenti, ma che, col passare del tempo, noterà che forse chi le rema contro fa proprio dalla società che l'ha ingaggiata.

C'è infatti Santiago, il tesoriere dei Ferroviarios, che ha preso contatti con la malavita locale e vuole sfruttare la sua posizione nella squadra per lucrarci. Diana, così come Mario, ingaggiato da Fabian e Lomito come autista, si confronteranno con un mondo in cui il calcio ed il tifo sono solo una copertura per quella che, in sostanza, è una banda di criminali.

Ogni maledetta domenica

Se a prima vista Puerta 7 può sembrare una serie che immerge lo spettatore nel mondo dei tifosi e degli ultras, col passare degli episodi ci si rende conto che racconta in realtà una storia di degrado sociale, di voglia di affrancarsi da una vita fatta di povertà e di emarginazione. L'emblema di questa condizione è Mario, un ragazzo normale, povero ma onesto, che irrimediabilmente cambia nel momento in cui viene presentato dall'amico Rafa a Lomito e a Fabian. Mario capisce subito che le attività dei due sono illecite, ma non ne prende le distanze e, anzi, prende la palla al balzo, fino a trasformarsi in una persona diversa dal ragazzo mite e sorridente dei primi episodi.

Il cambiamento diventa tangibile ed irreversibile in un momento preciso, quando, senza pensarci due volte, ritiene il suo amico Rafa responsabile dell'aggressione alla sua fidanzata e gli si scaglia contro senza dare alcuna possibilità di replica. Il viso di Mario assume così connotati completamente differenti, abbandonando la rilassatezza del suo sorriso per dare spazio alla spigolosità dell'odio e della violenza. Mario può ricordare "Danielino", uno dei personaggi di Gomorra, che si occupava proprio di raccontare il fascino che la malavita organizzata può esercitare sui giovani che non hanno molti mezzi economici e vengono allettati da una vita fatta di piaceri e di denaro. Mario inizia infatti il suo cammino con nobili propositi - vuole aiutare il padre -, ma le buone intenzioni lastricano la via per l'inferno.

Nessuna speranza

L'impostazione che gli autori danno al mondo di Puerta 7 e alle azioni compiute dai suoi protagonisti hanno una direzione etico-morale ben precisa; ed anche il giudizio che traspare dalla narrazione è assolutamente negativo, sia per il destino dei personaggi, che per il microcosmo che viene descritto. Lomito, e con lui la sua famiglia, Santiago e persino Guillermo non mostrano dubbi nelle loro decisioni, né rimorsi o ripensamenti, ma vanno dritti per la loro strada, scegliendo l'avidità, l'opportunismo ed il successo economico e sociale come propria religione; dogmatici nel perseguimento ed ipocriti nel voler mascherare le loro malefatte in un contesto di necessità e di interesse sportivo.

I personaggi sembrano quasi valutare come inevitabile il loro modo di celare i loro reali propositi; non per una forma di vergogna sociale, ma per la convinzione che solo strane e sbagliate regole, fissate da ottusi burocrati, vogliono impedir loro di arricchirsi e fare una vita all'altezza dei loro desideri. In questo caso "l'ottusa burocrate" è Diana (Dolores Fonzi), la nuova responsabile della sicurezza. Personaggio quanto mai interessante, perché all'immoralità adamantina degli ultras che combatte contrappone un altrettanto intransigente rigore morale, che la porta inevitabilmente a scontrarsi con Lomito ed i suoi. Diana, come Mario, ha una trasformazione che rende palese la visione rassegnata degli autori; per vincere la guerra, abbandonerà la sua condotta irreprensibile ed userà gli stessi mezzi di Lomito. Ciò comunica allo spettatore uno spettacolo di desolante rassegnazione, nonché l'impossibilità di cambiare determinate situazioni senza venire a patti con i proprie costrutti morali ed etici.

La tecnica al servizio della narrazione

Dal punto di vista strettamente tecnico Puerta 7 non brilla per originalità o per uno stile peculiare. La regia è puramente di servizio ed alterna inquadrature fisse a mobili a seconda le esigenze narrative. Scene di calcio giocato ce ne sono poche; del resto non è questo il tema portante della serie, ma le poche presenti risultano comunque divertenti. Ben dirette le scene di azione, quasi sempre a sfondo criminale; adrenaliniche al punto giusto. Gli attori danno tutti buona prova di sé: da Mario a Diana fino ad arrivare a Daniel Araoz, tutti restituiscono una buona prova attoriale e sanno ben rappresentare la dualità dei personaggi e mascherare la loro reale natura.

Puerta-7 Puerta 7 è un’ottima serie che, sebbene di nicchia, in Italia potrebbe guadagnare un buon risultato di pubblico, in quanto è accostabile ad altre produzioni di successo che raccontano storie di malavita, come Romanzo Criminale o Gomorra. Il punto di vista è, però, sin troppo negativo e la visione di Puerta 7 può lasciare nell’animo dello spettatore una desolazione emotiva dinanzi al fallimento totale ed assoluto delle regole del viver civile; come se gli autori volessero comunicare che il mondo è governato dal caso, stretto nell’eterna morsa di chi prevale sugli altri, senza che alcuna regola disciplini la contesa. Detto questo, il giudizio su Puerta 7 non può che essere positivo, in quanto unisce un proposito più propriamente sociale ad una visione godibile ed interessante.

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