Recensione Pushing Daisies - Stagione 2

Si può vivere una storia d'amore senza potersi toccare?

recensione Pushing Daisies - Stagione 2
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Ritorno al Pie Hole

Siamo sinceri, la prima stagione di Pushing Daisies non ci aveva convinti. Nonostante i quasi unanimi apprezzamenti verso la serie, rimproveravamo agli sceneggiatori di aver ridotto una delle idee più interessanti degli ultimi anni, ad una banale quanto zuccherosa storia d’amore infarcita di quel tocco crime che piace tanto al pubblico. In quel giudizio eravamo anche noi contaminati da un trend che pone lo spettatore continuamente di fronte a morti violente o sesso compulsivo in una cornice fatta di eccessi di ogni tipo. Seppur lo spunto che dava il via alla vicende si prestasse a perseguire quella strada, Pushing Daisies rifiutava questa visone del mondo. Per questo ci siamo avvicinati in modo piuttosto freddo alla visione di questa seconda stagione, quasi per ammazzare il tempo in un’annata che non ha proposto certo grosse novità. E lo ammettiamo fin da subito: ci siamo dovuti ricredere. Aggiungendo elementi alla trama e infittendo le relazioni tra i personaggi, Pushing Daisies ha rivelato ai nostri occhi uno spessore inaspettato, facendoci riscoprire la capacità di sorridere attraverso i buoni sentimenti: in fin dei conti, in questo panorama televisivo, c’era ancora spazio per una vera favola. E' soprattutto per questo, che il frettoloso finale proposto da ABC, ci ha lasciati ancor più l'amaro in bocca.

Secondi al mondo

A causa degli scarsi ascolti, la trasmissione USA è stata interrotta lo scorso autunno a tre episodi dal termine (che verranno trasmessi questa estate). Per questo motivo la prima visione mondiale di questi episodi è toccata alla TV tedesca che ha preceduto di poche settimane quella italiana (sul canale pay JOI - Mediaset Premium).

"Ricapitoliamo i fatti"

Come direbbe l’onnipresente voce narrante: “Ricapitoliamo i fatti”. Ned di professione fa il pasticciere, o meglio il “fabbricatorte”, e possiede un dono molto speciale; se tocca una persona morta, questa torna in vita, se la tocca di nuovo, questa muore di nuovo, e questa volta per sempre. Ma non solo, se la persona resuscitata resta in vita per più di un minuto, qualcuno muore al suo posto. Grazie al suo dono, Ned ha riportato in vita Charlotte, il suo primo e unico amore, con la quale vive ora un rapporto di coppia costruito sull’impossibilità di avere un contatto fisico. Inoltre Ned mette il suo dono a disposizione di Emerson, investigatore privato, aiutandolo a risolvere curiosi casi di omicidio. Aggiungiamo una cameriera segretamente innamorata del protagoniste e le due zie di Charlotte, addolorate per la morte della nipote senza sapere che questa è tornata in vita.

Anche in questa seconda stagione, Pushing Daisies non cambia struttura. Ogni episodio mostra un caso “poliziesco” in cui sono impegnati i personaggi, e parallelamente porta avanti le loro vicende. Se nella prima stagione il lato crime veniva privilegiato a discapito di un intreccio soltanto abbozzato, questa seconda stagione inserisce fin dai primi episodi nuovi elementi e nella parte centrale sembra quasi abbandonare le inchieste poliziesche a favore di un maggiore approfondimento della storyline. Questo porta alla serie nuovi e interessanti personaggi e pone i protagonisti di fronte a situazioni scomode, intricando una trama che, seppur lineare, appaga lo spettatore con nuovi e inaspettati colpi di scena. Le nuove linee narrative aperte riguardano soprattutto il rapporto “genitore-figlio” e coinvolgeranno ogni personaggio. Charlotte scoprirà chi è la sua vera madre, Ned dovrà fare i conti con il padre che lo aveva abbandonato quando era ancora bambino e anche Emerson si lancerà alla ricerca della figlia scomparsa. Purtroppo gran parte di questi filoni rimarranno incompiuti a causa dell’inaspettata chiusura della serie. L’ultimo episodio mostra una chiusura parziale che non solo non soddisfa, ma lascia nello spettatore il rammarico per una serie che stava solo iniziando a mostrare le proprie potenzialità.
Anche l’atmosfera non cambia: colori sgargianti, clima rassicurante e atmosfera fiabesca. Anche i casi di omicidio, per quanto efferati, rimangono sempre in una dimensione grottesca che li allontana dalla realtà, lasciando sempre un senso di sicurezza nella spettatore. L’utilizzo della voce narrante (uno degli elementi che mia aveva convinto meno nella prima stagione), con il passare del tempo si integra nella struttura narrativa, diventando un piacevole elemento.

Realizzazione

Sul fronte realizzativo ciò che salta immediatamente all’occhio è la particolarità della scenografia, responsabile dell’atmosfera fiabesca che permea la serie. L’abbondante usa della computer grafica per ricreare ambienti volutamente irreali, non fa che accentuare il tono kitch, riscontrabile anche nell’abbigliamento dei personaggi sempre diretto verso un’estetica da fumetto. Sul fronte delle interpretazioni si fanno preferire i personaggi maschili, da Lee Pace (Ned) a Chi McBride (Emerson) con l’eccezione di Swoosie Kurtz (la zia Lily). Le altre donne del gruppo finiscono sempre per risultare troppo tormentate o per usare un termine più colorito, eccessivamente “lagnose”. Simpatiche le transizioni animate che separano le diverse scene, sempre diverse e sempre “a tema” con l’episodio. Sempre più frequenti divengono poi gli intermezzi musicali, a mò di musical, che hanno come protagonista Kristin Chenoweth (Olive); pur risultando perfettamente integrati nella struttura della serie, in alcuni casi appaiono ridondanti.

Pushing Daisies - Stagione 1 La prematura cancellazione della serie lascia lo spettatore con l’amaro in bocca e non solo per le potenzialità di un’idea che rimarrà inespressa. Pushing Daisies rappresentava forse l’unico punto di fuga, da un panorama telefilmico, pieno di situazioni sempre sopra le righe. Una sorta di isola felice, capace di ricordarci che le favole esistono ancora. Sull’incompiutezza del finale non ci sentiamo nemmeno di accusare gli sceneggiatori. La chiusura della serie rappresenta forse la sorpresa più inaspettata di quest’anno, uno show che solo pochi mesi fa sembrava essere un fenomeno di culto della TV USA.

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