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Queen Sono: Recensione della prima serie africana di Netflix

Queen Sono è una serie ambigua, sospesa tra la voglia di portare su schermo delle tematiche importanti e qualche scivolone di troppo.

recensione Queen Sono: Recensione della prima serie africana di Netflix
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È un esordio ambiguo, quello delle produzioni africane su Netflix rappresentato da Queen Sono. Ambiguo perché sono evidenti delle enormi potenzialità dietro il concept - una pur semplice spy story con qualche idea interessante - e soprattutto dietro le tematiche affrontate, che quasi immediatamente diventano il fulcro dell'originalità di questa serie. Razzismo, neocolonialismo, l'identità smarrita di un continente continuamente sfruttato, sono argomenti forti che raramente trovano un degno spazio nel panorama dell'intrattenimento odierno, se non come contorno.

In Queen Sono compongono la portata principale e, già di per sé, si tratta di un merito non indifferente. Ma bisogna anche ammettere che, lungo le 6 puntate della prima stagione, si incappa in diversi incidenti di percorso.

Un intreccio ben orchestrato

Ambientata principalmente in Sudafrica, la serie segue le gesta di Queen Sono (Pearl Thusi), giovane agente dello Special Operative Group, un'agenzia segreta con lo scopo di mantenere sotto controllo per quanto possibile i conflitti dell'intera Africa e la cui esistenza è nota soltanto alle più alte cariche dello stato.

Al momento sulle tracce di una misteriosa organizzazione criminale legata ad alcuni gruppi terroristici - o combattenti per la libertà - che stanno seminando terrore lungo il continente, Queen dovrà purtroppo riaffrontare contemporaneamente il dolore della perdita della madre, una nota rivoluzionaria e nemica giurata dell'Apartheid, uccisa in circostanze misteriose quando lei era molto piccola.

E una simile bipartizione è uno degli elementi più positivi di Queen Sono: le due storyline in sé non hanno una particolare profondità né un intreccio così sorprendente - specialmente la spy story si rivela piuttosto banale e prevedibile. Ma vengono sospinte dal carisma di un'ottima protagonista, che appunto non è soltanto un normale agente. Queen è un personaggio complesso, stratificato, imprevedibile e spesso spigliato, con un irrisolvibile dilemma interno e una ferita che probabilmente non si rimarginerà mai.

E di conseguenza alternare sapientemente la caccia alla misteriosa Superior Solutions con sequenze più personali e investigative è una mossa azzeccata per bilanciare i ritmi e dare più ampiezza alla narrazione, oltretutto condita da squisiti elementi di realismo magico. Come prevedibile, però. a rubare le luci della ribalta anche ad una protagonista positivamente ingombrante del calibro di Queen sono le tematiche affrontate

Tra tematiche cruciali e troppe ingenuità

Ci sono momenti, scene, dialoghi di una lucidità e dolorosa genuinità che non possono non colpire. L'esito di una battaglia durata decenni e colmata con l'abolizione dell'Apartheid doveva rappresentare, per il Sudafrica in primis ma per tutto il continente, un nuovo inizio, un'era in cui ogni ricchezza dell'Africa doveva essere utilizzata a beneficio dei suoi stessi abitanti. Dopo Mandela qualcosa non è andato per il verso giusto e allora quelle scorie, gli innumerevoli sacrifici compiuti tornano a galla: ne è davvero valsa la pena? Qualcosa veramente è cambiato? La mano del cosiddetto uomo bianco è sparita o è semplicemente tornata sotto inedite vesti? Qui Queen Sono raggiunge il suo apice, straripante di amore e di passione per la sua terra e le sue variopinte tradizioni.

Purtroppo, seguendo fin troppo fedelmente la parabola che descrive, si perde poi in qualche scivolone di troppo, causati da gravi ingenuità. Uno degli elementi sicuramente più controversi è l'umorismo che permea la serie, un elemento che ormai nelle produzioni contemporanee non manca mai. A volte viene usato in modo furbo, perlopiù in scene di intermezzo o comunque nei momenti di quiete, magari durante una conversazione tra Queen e la nonna Mazet (Abigail Kubeka) o un'uscita con l'amico di sempre William (Khathu Ramabulana). In simili frangenti e vista la caratterizzazione della protagonista è un umorismo ben contestualizzato, ha senso.

In altre situazioni, invece, viene usato nei momenti di svolta e altamente ricchi di pathos e inizia a venir meno la sospensione dell'incredulità, leitmotiv di ciò che non funziona in Queen Sono. Troppe volte non c'è nessuna conseguenza agli esiti disastrosi o in generale non propriamente felici delle missioni di cui si occupa il SOG.

Un meeting finisce con l'omicidio di diversi capi di stato di alcune nazioni africane quando l'obiettivo era solo osservare e raccogliere informazioni? Basterà qualche occhiata di traverso per la nostra Queen e tutto si risolve in un nulla di fatto. Troppi eventi vengono semplicemente abbandonati ed archiviati, poiché il focus della serie era ben altro, ma allora sorge il dubbio sull'effettiva necessità di inscenarli in maniere così catastrofiche. O sul perché abbia luogo un flashback su eventi già trattati o già largamente suggeriti dai dialoghi. Ambigua in tal senso fino in fondo, Queen Sono è un esordio sufficiente che tuttavia necessita di molta più cura.

Queen Sono - Stagione 1 Queen Sono è una serie ambigua. L'esordio made in Africa su Netflix è un telefilm dalle immense potenzialità, poiché mette orgogliosamente al centro delle tematiche - neocolonialismo, razzismo, corruzione, sfruttamento dell'Africa - che raramente vengono affrontate nel panorama contemporaneo, se non in modi secondari. Qui invece questi argomenti sono strettamente legati alla trama principale e riescono a dare nuova linfa ad un intreccio che non brilla per originalità e soluzioni narrative. Una storia che però viene trascinata con forza e decisione dal carisma della protagonista, Queen, giovane agente segreto piena di risorse e spigliata ma anche molto complessa e sfaccettata. I problemi più grandi, però, derivano da alcuni momenti che arrivano quasi ad eliminare la sospensione dell'incredulità. Queen Sono in futuro potrebbe davvero diventare un prodotto speciale e la sua protagonista un'icona per il mondo dell'intrattenimento africano, ma necessita di molte più cure e attenzioni.

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