Recensione Rectify - Stagione 1

Sundance Channel propone un serial intenso ed emozionante, con protagonista un condannato a morte che deve imparare a vivere

recensione Rectify - Stagione 1
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Sundance Channel offre una delle serie televisive più interessanti di questa stagione: Rectify. L'alto livello tecnico e artistico, una sceneggiatura solida ed emozionante e una fantastica interpretazione di Aden Young danno vita a un intenso viaggio tra ciò che resta dopo un omicidio e le ferite inferte a chi è rimasto in vita. Rectify, di cui è stata confermata la produzione della seconda stagione, mantiene alta la tensione per tutti i sei episodi seminando indizi e sollevando dubbi sull'innocenza del protagonista e dei suoi accusatori. Chi ama l'azione e i continui colpi di scena faticherà a immergersi nel clima di questo nuovo prodotto televisivo, ma Ray McKinnon ha creato un serial che lascia il segno, non solo emotivamente.

Una difficile rinascita

Daniel Holden (Aden Young) esce di prigione dopo diciannove anni grazie all'esame del DNA. L'uomo, quando aveva solo diciotto anni, era stato accusato di aver stuprato e ucciso la sua fidanzata. Daniel aveva confessato l'omicidio ed era stato condannato a morte. Ad accoglierlo fuori dalla cella ci sono sua madre Janet (J. Smith-Cameron), la sorella Amantha (Abigail Spencer), il patrigno Ted (Bruce McKinnon), il fratello acquisito Ted Jr (Clayne Crawford) e la cognata Tawney (Adelaide Clemens).
Il senatore Roland Foulkes (Michael O'Neill), ex procuratore durante il processo, l'ex sceriffo CJ Pickens (Frank Hoyt Taylor) e l'attuale sceriffo Carl Daggett (J.D. Evermore) decidono di riprendere in mano il caso, convinti della colpevolezza dell'uomo. Le indagini iniziano con la ricerca dei testimoni di allora.
Daniel ritorna a casa, accompagnato dalla sorella Amantha che ha sempre lottato per ottenere l'assoluzione del fratello. L'impatto con la vita "normale" si rivela complicato e Daniel sembra sospeso in una dimensione inaccessibile a chi gli sta intorno. La città, intanto, accoglie con qualche diffidenza e preoccupazione la sua liberazione. Nemmeno Ted Jr vede di buon occhio il ritorno di Daniel. Strani comportamenti e il timore che possa mettere a rischio il suo posto di lavoro, nel negozio di ricambi per auto di proprietà della famiglia Holden, lo portano a convincersi che la scienza possa aver commesso un terribile errore. Sua moglie Tawney, al contrario, è certa della sua innocenza e vede in Daniel un'anima da salvare e da avvicinare alla fede.
Il nuovo avvocato dell'ex condannato, Jon Stern (Luke Kirby), inizia a lavorare per il nuovo processo, mentre il suo legame con Amantha diventa sempre più forte.

Vite sospese

Rectify riesce ad addentrarsi con molta bravura nelle ferite e nelle emozioni dei personaggi. Gli sceneggiatori hanno saputo creare un sorprendente lavoro di introspezione e realismo. Il personaggio di Daniel, con tutte le sue contraddizioni e particolarità, è un originale ritratto di un uomo che sembra condannato a vivere, schiacciato dal peso delle conseguenze della morte della ragazza che ha amato. Negli episodi si mostra molto bene come nel braccio della morte esistesse un microcosmo, a tratti anche violento, in cui si è obbligati a scandire il tempo che rimane evitando ora dopo ora la pazzia grazie ad abitudini, al legame con il vicino di cella, ai tanti libri, all'umorismo cinico e persino ai silenzi. L'impatto con una realtà che gli risulta totalmente estranea è traumatico, anche fisicamente. Chiuso per anni in spazi senza finestre o la possibilità di camminare all'aperto, Daniel si ritrova rapito dalle piume di un cuscino che si muovono leggere nell'aria, dalla terra sotto i piedi o dall'ipotesi dell'arrivo di un temporale estivo. Visivamente queste sue emozioni sono tradotte in immagini poetiche, stridenti in tutta la loro amarezza.
La cura dei dettagli è uno degli aspetti più convincenti di Rectify. Uno dei momenti migliori della prima stagione è il ritrovamento in soffitta di walkman, cassette, vestiti, oggetti che venti anni dopo sembrano quasi reperti di antiquariato, ma che per il protagonista rappresentano la vita che ha lasciato in sospeso quando è stato arrestato e che non ritroverà mai più in una società che è avanzata veloce mentre lui era immobile in una cella.
Rectify sa, inoltre, andare oltre il semplice dramma famigliare e prova a definire i concetti di vita, morte, perdono, misericordia, redenzione e colpevolezza.
Molto interessante, anche se poco sviluppata in questi sei episodi della prima stagione, la rappresentazione della cittadina di provincia e dei suoi abitanti che dispensano veleni, ma anche inaspettato calore umano. Non è stata lasciata in disparte nemmeno la questione della fede in cui Daniel intravede una possibilità di salvezza che, probabilmente, non arriverà mai del tutto.

Figure femminili ben delineate

Apprezzabile anche il modo in cui gli sceneggiatori hanno delineato le diverse figure femminili. Amantha è in perfetto equilibrio tra forza e vulnerabilità dopo aver sacrificato tutto per la sua convinzione che la giustizia abbia commesso un tragico errore. Janet viene risucchiata in una quotidianità che non riesce ancora a capire. A differenza della figlia, lei sembrava essere riuscita ad andare oltre, a riformarsi una famiglia. Nel momento in cui le viene restituito il figlio che credeva perduto per sempre emerge tutta la sua fragilità.
Il personaggio di Tawney, invece, dal punto di vista narrativo soffre forse troppo della contrapposizione con Ted che serve per costruire molti elementi necessari allo sviluppo coerente della trama risultando, purtroppo, forzata e poco credibile.
Sarebbe stato interessante anche approfondire maggiormente il rapporto tra Janet e il suo nuovo marito, di cui si carpisce solo qualche dettaglio e particolare. Nella seconda stagione è quindi prevedibile, e auspicabile, l'introduzione di maggiori flashback che aiutino a contestualizzare il presente.

Un protagonista superlativo

Il livello tecnico e artistico è molto alto, grazie anche a una fotografia luminosa che enfatizza la bellezza della natura e l'ambiente asettico della cella (di grande impatto gli ultimi minuti della prima stagione). Tutti gli attori offrono una performance impeccabile, ma Aden Young è superlativo nella sua interpretazione di Daniel. L'attore australiano è una vera rivelazione e sembra quasi impossibile che fino a Rectify non avesse ancora ottenuto la meritata visibilità internazionale. Riuscire a esprimere il disagio interiore di una situazione unica era un compito quasi impossibile ma Young ci è riuscito curando con attenzione le pause, gli sguardi, i silenzi, i sorrisi inaspettati, e la freddezza che getta qualche ombra sulla sua innocenza. Il disperato bisogno di un contatto fisico e la nostalgia per quello che non ha mai vissuto trovano spazio nei piccoli gesti, nelle emozioni che affiorano a tratti superando il confine tra la propria sfera emotiva e la comunicazione con il resto del mondo.

Rectify - Stagione 1 Rectify si allontana dalle strutture e dalle tematiche a cui ci hanno abituato i più recenti crime per la televisione. Riflessivo e drammatico, il serial sa conquistare per la sua bellezza visiva e le interpretazioni emozionanti. La voglia di scoprire l'identità dell'assassino passa, per una volta, in secondo piano e al suo posto c'è il desiderio di fermarsi a riflettere sulle conseguenze delle azioni di ognuno di noi, non esclusivamente quelle violente, su chi amiamo e su chi ci circonda. Il cammino tra le macerie della sua vita passata, permette a Daniel di provare a imparare a vivere veramente. Lo spettatore assiste a questo viaggio impregnato di cultura con grande coinvolgimento, come raramente accade grazie a un prodotto destinato alla televisione. La serie tv di Sundance Channel prova a superare i confini tra piccolo e grande schermo, sfruttando i pregi di una produzione di stampo cinematografico in una realtà seriale ambiziosa e vincente.