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Il Suo Regno Recensione: un thriller soddisfacente su Netflix

Dopo una buona partenza, Il Suo Regno conferma tutte le sue convincenti qualità pur non eccellendo mai, confezionando un prodotto affascinante.

Il Suo Regno Recensione: un thriller soddisfacente su Netflix
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Il Suo Regno, la nuova serie argentina di Netflix, è uno di quei prodotti che non solo il celebre servizio di streaming ma l'intero mercato ha un po' perso per strada. Non è difficile notare come specialmente negli ultimi anni ci sia stata tra le varie piattaforme e le reti televisive una gara sfrenata alla ricerca della nuova immensa hit, per così dire. Chiariamoci, è una corsa che esiste da sempre, sarebbe ingenuo pensare il contrario; però mai come nell'ultimo quinquennio si sono cavalcati, spesso con poca ispirazione e convinzione, un quantitativo immane di trend, mode e simili. Ci si è dimenticati delle vie di mezzo, di quei telefilm che risultavano piacevoli e godibili nel raccontare una storia contenuta, quadrata, ben pensata e al contempo mai rivoluzionaria in nessun aspetto.

Un modo di vedere, creare e plasmare il medium in quasi diretto contrasto con le serie che alla fine dei conti risultavano ugualmente piacevoli seppur per motivi opposti, poiché magari fallivano tentando di puntare al gotha. Il Suo Regno, invece, svolge diligentemente il suo compito senza strafare e, per quanto possa sembrare strano, anche solo questo semplice dato è di per sé una piacevole novità.

Uomo di fede e politica

E già la trama, fin da un celere riassunto, trasuda del buon potenziale: ci troviamo in piena campagna pre-elezioni presidenziali dell'Argentina e il candidato Armando Badajoz (Daniel Kuzniecka) e il suo vice, il rinomato pastore Emilio Vazquez Pena (Diego Peretti), si preparano al loro ultimo raduno. Raduno che però culminerà in tragedia, in quanto un folle improvvisamente assassina Armando, lasciando tutto il peso della campagna sulle spalle dell'indeciso Emilio, ancora non convinto che questa sia la missione che Dio gli ha riserbato.

Oltretutto le indagini, capitanate dalla procuratrice distrettuale Roberta Candia (Nancy Duplaa), iniziano a svelare un quadro ancora più macabro sulla vicenda, su Emilio e la famigerata chiesa di cui è a capo. Come avevamo già rimarcato nella nostra anteprima de Il suo regno,lo show strutturalmente non inventa nulla, assume le forme molto riconoscibili e confortanti di un investigativo mescolato con un buon thriller politico, il tutto poi supportato dal fascino innegabile di certi argomenti, suggestioni e iconografie - il connubio religione/politica e tutte le sue pericolose conseguenze in primis.

Qui la serie vince la sua battaglia cruciale perché gestisce tutto questo insieme con affabilità e soprattutto semplicità. Vi sono, infatti, numerose istanze in cui Il Suo Regno poteva futilmente complicarsi: le pressioni e il gioco politico che circonda Emilio, il lato economico e legale relativo alla gestione della chiesa, i continui blocchi che Roberta subirà nella sua indagine visti gli enormi interessi che circondano la faccenda. E non stiamo affermando che queste possibili complicazioni siano di per sé un elemento negativo, ma è chiaro che un prodotto deve essere costruito ad hoc per incorporarle - come ad esempio le macchinazioni politiche di House Of Cards, che devono essere machiavelliche poiché la serie tende a quel preciso obiettivo.

Il Suo Regno, con il suo linguaggio, il suo andamento, i suoi personaggi, non è così, ha la lucidità di rendersene conto e portare avanti le vicende nel modo più congeniale, con una certa semplicità senza rinunciare ad una discreta dose di profondità. La produzione argentina di Netflix trova insomma un ottimo equilibrio tra chiarezza e mistero, tra il raccontare in maniera tutto sommato lineare una storia delicata e lasciare un fondamentale spazio grigio, morale e non, che con il disvelarsi della narrativa aumenta considerevolmente la suspense nello spettatore.

Realismo magico e flashback

Uno degli aspetti più soddisfacenti della serie è proprio quello di notare elementi, linee di dialogo e atteggiamenti che stonano con il resto, dando adito alle speculazioni del pubblico, basti pensare al livido di Emilio o il ruolo insolito del suo pupillo Julio (Chino Darin). È la base di un investigativo convincente e persuasivo e Il Suo Regno lo coglie e lo realizza meravigliosamente. È ciò che fa davvero andare avanti nella continua discesa e scoperta di quanto il marcio sia radicato nell'istituzione gestita dal buon pastore, fino ad un climax nelle puntate finali particolarmente d'impatto pur nella sua prevedibilità.

La ciliegina sulla torta è poi rappresentata da un piccolo tocco di soprannaturale, assumente in realtà più le forme di un delizioso realismo magico, quel quid in più che fa interrogare sulla legittimità, se non proprio realtà, di certi avvenimenti; un'aggiunta ulteriore che comporta un altro strato di fascino all'insieme.

Fin qui ne fuoriesce il ritratto di una serie competente, quadrata e solida, pronta per molti versi a spiccare il volo. Un salto tuttavia non avvenuto a causa di due elementi che frenano Il Suo Regno: innanzitutto i personaggi, mai sgradevoli o fuori posto, tutt'altro, ma incapaci di rubare realmente la scena e bucare lo schermo, escluso un protagonista che non riveleremo; in generale svolgono il loro compito, né più né meno, senza infamia e senza lode. Ed è un peccato, un intreccio del genere avrebbe beneficiato moltissimo di una spinta nel campo del carisma, che semplicemente manca.

L'altro tasto dolente è rappresentato dall'uso dei flashback, tanto essenziali per la narrativa quanto usati in modo sbilenco, poiché spezzettati - tra l'altro spesso senza contesto - durante intere puntate. Il che potrebbe anche andare bene, un paio di interruzioni in momenti chiave, ma ne Il Suo Regno o durano pochissimo annichilendo il ritmo dell'episodio o vengono proposti interi in momenti casuali. Il flashback è un elemento narrativo poderoso, ma fragile, basta poco per rivelarsi una seccatura piuttosto che un punto di forza. Bastano questi due difetti a rovinare la serie? No, la nuova proposta argentina di Netflix rimane un'esperienza estremamente piacevole, anche se non sarà il nuovo capolavoro di genere.

Il suo regno Il Suo Regno è una serie che sa cosa vuole fare e come farlo. Non solo, è conscia dei suoi limiti, sa a cosa può aspirare e a cosa no, un dato tutt'altro che banale. La nuova produzione argentina di Netflix allora assume una struttura molto riconoscibile, quella di un investigativo mescolato ad un thriller politico, e la porta avanti fino alla fine senza scossoni, ma anche senza sbavature imbarazzanti. Il Suo Regno non inventa nulla, non vuole essere il nuovo capolavoro di genere, vuole solo raccontare una vicenda ben pensata e quadrata e ci riesce, con anche qualche tocco di classe - come ad esempio la suspense ben gestita o la punta di realismo magico che dà ulteriore fascino alle vicende. È una buona serie, trattenuta soltanto da dei protagonisti che svolgono il loro compito e nulla più e un uso dei flashback piuttosto deludente e seccante. Ma per un esordio di un prodotto del genere va benissimo cosi.

6.5