Rick and Morty 7 Recensione: su Netflix la stagione più debole della serie

Giunti alla settima stagione, Rick and Morty sembra aver perso lucidità e creatività, vittima di prevedibilità e citazionismo, sebbene intrattenga ancora.

Rick and Morty 7 Recensione: su Netflix la stagione più debole della serie
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Sono già un paio d'anni che, nonostante comunque i voti elevati, denunciavamo un calo netto nella qualità, nella creatività, proprio nella capacità di intrattenere da parte di Rick and Morty. Un declino naturale per una serie animata incentrata su un ritmo infernale e su avventure sempre più folli? Delle tematiche, come il nichilismo e la gestione di rapporti un po' tossici, che forse hanno già dato tutto quello che avevano da dare? Uno status quo che non può essere modificato a meno di sconvolgimenti immensi a livello strutturale? L'allontanamento del co-creatore Justin Roiland che ha avuto un impatto ben superiore rispetto alle dichiarazioni molto distaccate di Dan Harmon? È davvero complicato capire cosa sia andato storto negli ultimi anni e probabilmente è un mix di tutte queste problematiche. Già ad esempio la quinta stagione (qui potete recuperare la nostra recensione di Rick and Morty 5) si salvava unicamente per il finale straordinario della storyline di Evil Morty e la sesta confermava il trend preoccupante (e qui vi rimandiamo alla nostra recensione di Rick and Morty 6).

Perché un'introduzione tanto cupa? Perché la settima stagione della pluripremiata serie, sbarcata su Netflix nei giorni scorsi, è senz'ombra di dubbio la più debole, la meno ispirata, la più deludente, piena di scelte narrative e strutturali che non solo non lasciano il benché minimo segno, ma si aggrappano troppo al passato e a un citazionismo sfrenato che ormai sa quasi di resa. Alla fine è una stagione che riesce a intrattenere (ecco perché il giudizio rimane sopra la sufficienza), però siamo anni luce distanti dai fasti di Rick and Morty.

Qualche timida luce

Ma come al solito è meglio fare prima un passo indietro e spiegare rapidamente cosa sia Rick and Morty: si tratta di una serie animata che vede gli omonimi protagonisti - lo scienziato scriteriato ma altrettanto geniale Rick e l'ingenuo nipote Morty - imbarcarsi in un numero praticamente infinito di avventure pazze in giro per l'universo o anzi, sarebbe meglio dire gli universi. È una produzione che ha basato le sue fortune su una strepitosa carica di inventiva, capace di creare mondi, intrecci e situazioni fuori da qualsivoglia criterio logico, mescolata tuttavia a dei messaggi incredibilmente brillanti e profondi di sottofondo. C'è insomma un'intera filosofia alla base della creatura di Harmon e Roiland, cui poi è stata aggiunta nel tempo e nell'evoluzione una componente da comedy familiare - grazie al ruolo via via più importante assunto dalla famiglia di Morty.

Nichilismo di fondo, un background dei personaggi e dell'universo estremamente più complesso di quanto si potesse immaginare all'inizio, un delizioso nonsense che avvolge come una coperta confortevole ogni puntata e l'assenza totale di qualunque nesso causa-effetto negli eventi e negli stessi dialoghi sono stati i fattori determinanti a rendere negli anni Rick e Morty un fenomeno assoluto, che ha fatto scuola e influenzato moltissime altre serie nell'ultimo decennio. Un momentum da dominatore incontrastato che pian piano ha iniziato a scricchiolare e che adesso si è ufficialmente spezzato, perché la settima stagione è di una povertà spesso e volentieri disarmante.

Non che manchino in toto le sorprese positive, intendiamoci. Ad esempio il lavoro svolto sulla caratterizzazione proprio di Rick e Morty è stato e rimane tuttora encomiabile, non è qualcosa di comune ritornare agli albori di una serie animata di questo tipo e notare la differenza abissale nel comportamento dei protagonisti - che solitamente rimangono sempre un po' cristallizzati, se non per un aggiornamento naturale del linguaggio e dei riferimenti ai tempi correnti. Rick Sanchez e Morty Smith sono invece personaggi radicalmente diversi, evoluti, estranei rispetto agli esordi e la settima stagione continua un simile percorso, discorso tra l'altro allargabile all'intera famiglia Smith.

E alcuni episodi colpiscono ancora alla grande il bersaglio, superando la soglia del semplice intrattenimento per diventare piccole perle. La magia che si respirava a pieni polmoni riemerge: interi stati vittime di lavaggi del cervello, bizzarri Bigfoot papali vendicativi, spaghettate in famiglia che si trasformano in irrisolvibili dilemmi etici; queste sono trasformazioni atipiche che nel 2024 è veramente possibile vedere solo in Rick and Morty - non è infatti un'opinione molto controversa far notare che, escluso Solar Opposites, chiunque abbia tentato di imitarla non sia mai riuscito a ripeterne la sinfonia.

Un oceano di citazioni e povertà

Però il problema è che, oltre queste perle ed intuizioni felici, si intravede solo un buio composto da molti strati, molte sfumature. Prendiamo ad esempio una delle note stonate più famose di Rick and Morty, ovvero la mania di citare a oltranza non solo film celebri, ma anche sé stesso. Finché erano ammiccamenti o citazioni superficiali il giochino poteva funzionare con tranquillità e piacevolezza, ma ora diventano la struttura portante delle puntate.

Perché a quanto pare adesso Rick and Morty deve necessariamente ricordare la vasca d'acido a ogni stagione, tornare in luoghi già visitati o riportare personaggi che hanno già esaurito il loro ciclo senza alcuna motivazione, ripercorrere allo sfinimento trame di lungometraggi famosi con minimi e insignificanti cambiamenti. E allora la conseguenza è che pure idee vincenti divengono presto stantie, prevedibili, svuotate di qualunque briciolo di novità, poiché in fin dei conti è più importante insistere sotto forma di citazione o guest star su sentieri percorsi in precedenza.

Il climax stesso della stagione, il fulcro portante dopo la conclusione della saga di Evil Morty, soffre di ciò, di prevedibilità, di citazionismo, di deja-vu. Non crediamo sia tanto essenziale rimarcare quanto follemente deleteria possa risultare l'accusa di prevedibilità ad una serie che ha fatto dell'assenza di connessioni di senso la sua raison d'etre. Purtroppo la maggior parte delle puntate sono così, deludenti e ripetitive, sebbene riescano ad intrattenere quanto basta. Ma se uno degli episodi che ricordiamo con maggior affetto è un clip show - di clip inedite, ma comunque un pigro clip show - allora la sensazione è che la corsa mirabolante di Rick and Morty stia raggiungendo la bandiera a scacchi, con enorme fatica.

Rick and Morty Non addolciremo la pillola in nessun modo: la settima stagione di Rick and Morty è la più debole, deludente, ripetitiva e povera della serie. Riesce tutto sommato a intrattenere, porta avanti la crescita dei suoi personaggi principali con grande dovizia e cura dei particolari, in alcuni - pochi, ma veramente pochi - episodi si respira ancora la magia di momenti migliori, ma i lati positivi finiscono in sostanza qui. Il resto della stagione è piagato dall'eccessivo citazionismo - sia a film celebri che a sé stesso - che priva episodi interi di novità e brillantezza oltre a rovinare persino alcune delle idee intriganti, da molte puntate che non lasciano minimamente il segno e sembrano più interessate a riportare personaggi storici che hanno già dato tutto quello che dovevano dare, da una generale prevedibilità che segna un po' la morte di tutto ciò che Rick and Morty ha rappresentato negli anni. Come detto, alla fine dei conti intrattiene, ma senza un cambio di rotta drastico si sta avvicinando inesorabilmente la fine, con enorme fatica.

6.5