Rocco Schiavone: Recensione della Stagione 3, su RAI e Amazon Prime Video

Dopo la messa in onda su Rai 2 arriva su Amazon Prime Video la terza stagione delle indagini del vicequestore Rocco Schiavone

recensione Rocco Schiavone: Recensione della Stagione 3, su RAI e Amazon Prime Video
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Burbero, scorretto, apparentemente disinteressato. L'antieroe Rai degli ultimi anni ha la faccia segnata di Marco Giallini che sul piccolo schermo è riuscito perfettamente a farsi incarnazione del personaggio letterario nato dalla penna di Antonio Manzini. Una combinazione, quella tra l'attore romano e la serie di romanzi, capace di elevare la serie ad una delle migliori produzioni Rai degli ultimi anni tanto da essere stata esportata con successo anche oltre confine. Giunti alla fine della terza stagione Rocco Schiavone è ormai un'icona, un personaggio intrigante, carismatico, molto più appetibile e fascinatorio dell'altro pilastro della programmazione della televisione nazionale.

Tanto da non essere raggiungibile non solo tramite i mezzi messi a disposizione da RAI: la messa in onda su RAI 2 dal 2 al 23 ottobre (trovate qui le nostre prime impressioni su Rocco Schiavone 3) si affianca allo streaming di RaiPlay, ma anche grazie all'arrivo da giovedì 7 novembre su Amazon Prime Video. Non è un caso che dopo L'ispettore Coliandro, Non Uccidere e Il Cacciatore, Schiavone sia la nuova aggiunta made in Rai al catalogo del colosso americano (a proposito, avete già letto le uscite Amazon Prime Video di novembre?). Sono tutte serie che rientrano in un nuovo filone, un adeguamento, un avvicinamento ai canoni seriali più moderni ed avanzati, una svolta verso la qualità. E di questa nuova strada Rocco Schiavone può essere considerato il popolare, la summa tra la tradizione e il nuovo corso, il perfetto ponte per gli abituali spettatori televisivi di una modalità che per la RAI e i suoi abitué è vista come innovazione, mentre per il resto del mondo è normalità.

Sotto i cieli di Aosta

La neve di Aosta è ancora una volta il palcoscenico di questi nuovi quattro lunghi episodi, dove la trama orizzontale che ci portiamo avanti dalla prima stagione continua a fare da sottofondo alla trama verticale di ogni singolo caso portato avanti dal vicequestore Schiavone e il resto del commissariato. Sono trame poliziesche varie, piene di personaggi, ma che non arrivano mai ad essere pienamente soddisfacenti, vuoi per una certa banalità delle meccaniche narrative, vuoi per una certa disonestà nell'apparato giallistico, che non fornisce mai tutti gli strumenti necessari per risolvere autonomamente il mistero di turno.

Anzi, gli stessi personaggi interni al mondo sono per lo più accessori, quasi disturbatori, in attesa del colpo di genio improvviso del vicequestore. Quello che invece funziona molto bene è l'atmosfera che circonda questi casi, sempre livida, tendente al pulp e malinconica, in perfetta sintonia con l'universo interiore del grigio protagonista. Se c'è una cosa che spezza, non in modo positivo, il carico di tensione è l'estrema stereotipizzazione del supporting cast, molto eterogeneo nella provenienza regionale e che su questa diversità spinge fin troppo fino al macchiettismo.

Ci sono il sardo, il toscano, la calabrese, il marchigiano e così via, quasi come se fossimo in una barzelletta. Ed è l'effetto barzelletta quello che fanno scaturire, perché troppo carico, troppo insistente è la volontà di usare tutti questi differenti dialetti per creare ironia e alleggerire i toni.

Il cappotto del vicequestore Schiavone

Ancor di più l'effetto diventa fastidioso se messo a confronto con la scrittura e l'interpretazione del protagonista. La romanità donata da Giallini al suo Rocco è credibile, verace, mai caricaturale, con l'effetto di coinvolgere, trascinare nel suo mondo, al contrario dei suoi comprimari. Ed è una distanza, quella tra lui e gli altri, che si è acuita dalla prima stagione ad oggi, quasi ad elevare, glorificare, il proprio protagonista.

Che non è mai santificato però, mai giustificato o perdonato per le sue azioni. Schiavone è sempre stato un personaggio controverso, e questa terza stagione non fa che ribadirlo, con rivelazioni importanti e sconvolgenti, ma mai del tutto sorprendenti. Perché alla fine certe scelte, certe pulsioni, potevamo aspettarcele, ed è forse proprio questa la migliore delle cose. Il dualismo personale che corrode un uomo, diviso tra le sue pulsioni animalesche, viscerali, violente, e l'indissolubile senso di giustizia, l'uomo e il vicequestore.

Rocco Schiavone La terza stagione di Rocco Schiavone è in piena continuità narrativa e strutturale con le altre due. Ancora una volta il bilanciamento tra trama orizzontale e verticale porta in scena una narrazione buona ma mai pienamente soddisfacente, elevando il suo protagonista a vero mattatore e colonna portante di una tra le migliori serie RAI degli ultimi anni.

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