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Russian Doll: recensione della nuova comedy originale di Netflix

Incastrata in un loop temporale, Nadia è costretta a rivivere continuamente la festa del suo compleanno cercando soluzioni per sfuggire...

recensione Russian Doll: recensione della nuova comedy originale di Netflix
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Il concetto di loop temporale, di un continuo ripetersi della stessa giornata, rimane sicuramente un'idea affascinante, anche se ormai ben nota. Sono passati più di 25 anni, infatti, dall'uscita di un cult come Ricomincio da capo, in cui Bill Murray era destinato a rivivere la tanto odiata giornata della Marmotta nell'indimenticabile (nonché impronunciabile) cittadina di Punxsutawney. E proprio perché si tratta di un concept già sfruttato, ripreso da diversi altri film come ad esempio Edge of tomorrow o Auguri per la tua morte, è facile ora scorgerne pregi e difetti, perché si sa già in linea generale dove la storia potrebbe dirigersi e quali debolezze aspettarsi, specialmente il ciclico ripetersi di certe sequenze. Russian Doll, nuova comedy prodotta da Netflix, non intende assolutamente cambiare o rivoluzionare questo escamotage narrativo, ma sarebbe ingiusto considerare la creatura del trio Natasha Lyonne, Amy Poehler e Leslye Headland come una sterile ripetizione di stilemi. C'è, ed è forte, la volontà di riproporre una struttura arcinota eppure rinnovata, o quantomeno ampliata e modernizzata attraverso alcune tematiche delicatamente contemporanee.

Una matrioska senza via d'uscita

Nadia (Natasha Lyonne) ha appena compiuto 36 anni e si ritrova in un bagno decorato in maniera estremamente particolare durante la sua festa di compleanno, organizzata dall'amica Maxine (Greta Lee). Incontra un uomo, decide di flirtare prima di tornare alla ricerca del suo amato gatto scomparso da qualche giorno. Finalmente lo trova, attraversa la strada e viene investita da una macchina, risvegliandosi di nuovo nel bagno come se non fosse successo nulla. Nessuna ferita, nessuna prova, solo la tremenda consapevolezza di essere appena morta, o almeno così dovrebbe essere. Invece è come se il tempo fosse stato semplicemente riavvolto, in un ciclo continuo di morti e risvegli nel bagno. Se, con particolare riferimento alle prime puntate, una narrazione piuttosto prevedibile riesce a conquistare fin da subito, il merito è tutto proprio della protagonista: Nadia è una donna estremamente cinica e pratica, con una visione molto beffarda della vita e giusto un po' in crisi di mezza età. Non ha un lavoro stabile, le sue relazioni sono sempre caotiche e disfunzionali, è perfettamente conscia del fatto che con il suo stile di vita, in primis con l'ossessione per le sigarette, non vivrà molto a lungo ed è sarcastica a livelli inarrivabili. Insomma, materiale ideale per una comedy contemporanea.
Un personaggio così carismatico riesce a portare su schermo uno squisito umorismo cupo e al contempo privo di freni e filtri, diretto e brutale, senza rinunciare a uno strato insospettabile di profondità. E con una protagonista simile diventa facile dare brio e varietà alle diverse situazioni proposte, in cui lei tenta di trovare una spiegazione razionale a ciò che le sta accadendo, dal rintracciare uno spacciatore a interrogare un rabbino su una possibile casa infestata.

Un (in)delicato racconto di crescita

Nonostante un intreccio che, volente o nolente, alla base presenta una dose non indifferente di banalità, la forza e l'umorismo di Nadia riescono a far funzionare Russian Doll, fino al punto di rendere quelle sequenze che si ripetono all'infinito (Nadia che apre la porta del bagno per far entrare altre due ragazze, il saluto a diversi suoi amici, Maxine che la accoglie con la stessa ed identica frase) un piccolo gioco, giusto per vedere come reagirà la nostra eroina. Però, ad un certo punto, spuntano quasi inevitabilmente i difetti che questa struttura si porta dietro: i comprimari hanno una caratterizzazione estremamente limitata, poiché appunto limitati a un campionario ristretto di frasi e atteggiamenti; la varietà delle situazioni, per quanto di buona scrittura, non riesce a conquistare del tutto perché alla fine si risolveranno tutte nell'unico modo possibile, con la morte di Nadia e il risveglio nel bagno. Qui Russian Doll prova allora a scuotere un po' la sua narrativa, aggiungendo un personaggio che, senza ulteriori anticipazioni, ricoprirà un ruolo fondamentale nella vicenda. Un'intuizione discreta, sfruttata bene per certi versi, male per altri. Alan (Charlie Barnett) e Nadia hanno la funzione di far comprendere all'altra persona quanto si possa migliorare, quanto si possa crescere ancora e quanto sia necessario affrontare i propri traumi del passato per vivere al meglio la nostra vita.

Come in Ricomincio da capo, l'escamotage del loop temporale vuole essere un semplice mezzo per raccontare delle vicende di crescita personale e il modo in cui Russian Doll lo fa - un susseguirsi continuo di crude riflessioni sull'esistenza umana - è encomiabile. D'altro canto, Alan, rispetto a Nadia, è un personaggio amorfo e inconsistente, caratterizzato poco ed esplorato ancora meno. E in fondo questa serie Netflix, pur condita da diverse idee intriganti, non riesce a superare totalmente quel retrogusto agrodolce e di già visto che si porta dietro, compensato però da un messaggio validissimo e universale veicolato con alcune sequenze memorabili.

Russian Doll Russian Doll, bisogna ammetterlo, è una serie intrinsecamente banale. Prende un'idea usata più e più volte come quella del loop temporale e la adatta al suo contesto, più moderno e squisitamente contemporaneo. Non è qui che la nuova comedy di Netflix intende brillare, quanto sulla caratterizzazione di una protagonista sensazionale e nell'inscenare una vicenda di crescita personale piuttosto dura, carica di riflessioni sulla nostra esistenza. Riesce a emozionare e a creare scene e sequenze dal forte impatto, e sono meriti non di poco conto, ma le manca l'ultimo guizzo, debolezza compensata dal messaggio meraviglioso che vuole trasmettere.

7