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Sacred Games: recensione della nuova serie disponibile su Netflix

Bollywood sbarca su Netflix con la prima di sette produzioni previste e lo fa con un investigativo affascinante ed evocativo.

recensione Sacred Games: recensione della nuova serie disponibile su Netflix
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Spesso le cose più interessanti giungono in maniera inaspettata. Proprio per questo forse vengono apprezzate di più, aspettative basse disilluse dall'innegabile qualità di un prodotto. D'altronde chi si sarebbe mai aspettato ad esempio il successo dirompente di una serie con protagonista un hacker voglioso di cambiare il mondo interpretato da Kenny di The War At Home? E invece Mr. Robot è diventato uno dei telefilm più innovativi e autoriali dell'intero panorama televisivo attuale, partendo da una base di scetticismo generale che è stata rivoltata come un calzino. Che sia per ignoranza o per pregiudizi o semplice mancanza di fiducia, è un discorso facilmente applicabile, con le dovute proporzioni, a Sacred Games, la prima di sette produzioni indiane targate Netflix in arrivo sulla celebre piattaforma di streaming. E bisogna ammetterlo, se questo è l'antipasto, l'incursione di Bollywood nel circuito del grande pubblico è destinata a essere molto più longeva e appassionante di quanto immaginato.

Credi in Dio?

Mumbai, una giornata afosa come tante altre. Un comunissimo agente di polizia, Sartaj Singh (Salif Ali Khan), dal carattere fin troppo onesto per l'istituzione corrotta che serve, riceve una chiamata da un numero sconosciuto. Risponde, una voce camuffata comincia a sommergerlo di domande esistenziali come "Credi in Dio?" o "Credi nella magia e che la vita sia magica?". Irritato, chiude la chiamata, archiviando l'accaduto come uno scherzo di cattivo gusto, ma non riesce a resistere alla tentazione nell'istante in cui il suo telefono torna a squillare.

Questa volta le cose prendono una piega differente, il misterioso interlocutore inizia a parlare del padre di Sartaj, anche lui un integro poliziotto, e di un filo complesso che lega le loro esistenze e di come la sua stessa vita sia in pericolo, informazioni intervallate da vari deliri religiosi. La realtà, però, è delicatamente più complessa e agghiacciante di una disturbante telefonata notturna: l'uomo avvolto dal mistero si rivela essere Ganesh Eknath, detto "Gaitonde" (una prova ragguardevole di Nawazuddin Siddiqui), un famigerato boss della malavita scomparso da circa sedici anni, riapparso sui radar per avvertire il figlio di un vecchio amico di un disastro imminente. Mumbai rischia infatti di venire distrutta entro venticinque giorni.

Credi nella magia?

Inizia così la lunga e disperata ricerca della verità da parte di Sartaj, basata sulle scarne briciole lasciate da Gaitonde, un'indagine che si tramuta presto in uno spaccato della vita criminale indiana, delle sue numerose e oscene ramificazioni, senza tralasciare le potenti amicizie con cui si copre le spalle. Quell'enigmatico filo lega strettamente ben più di tre vite e non teme differenze di etnia, religione o rango sociale: in questa faccenda si ritroveranno invischiati ministri, commissari e attori celebri, una matassa da sbrogliare passo dopo passo, episodio dopo episodio. Ed effettivamente seguire le indagini di Sartaj dà soddisfazione per una serie di motivi non banali. Sacred Games, innanzitutto, propone una trama complessa e stratificata che si svela con arguzia, con rarissimi momenti morti, dando in continuazione indizi e novità allo spettatore per mantenere alta l'attenzione, ma mai in quantità tale da "bruciarsi" o rendersi facilmente leggibile, grazie anche a colpi di scena numerosi, coerenti e ben orchestrati. Se questi aspetti funzionano è merito anche di un'ambientazione che finalmente si mette in gioco e fuoriesce dallo stato di mero contenitore statico in cui si svolge la vicenda. Mumbai è viva, ricca di stimoli e rimandi alla variegata quanto evocativa cultura indiana, in particolar modo quella religiosa, che fornisce oltretutto una privilegiata via d'accesso per una riflessione su alcuni dei conflitti più acuti tra i vari culti che da decenni ormai affliggono il paese.

Dulcis in fundo, la produzione di Phantom Films sradica un elemento piuttosto ridondante nel genere investigativo, ovvero il voler prendere chi guarda troppo per mano, persino a costo di sfaldare la sceneggiatura con dialoghi raffazzonati e forzati volti a riepilogare le indagini fino a quel momento. In Sacred Games ciò non accade e di conseguenza tutto l'impianto narrativo ne giova in fluidità e naturalezza, un risultato davvero invidiabile.

Credi che la vita sia magica?

C'è un'altra anima che però caratterizza la serie, rappresentata dai flashback di Gaitonde che racconta la sua vita e ascesa al potere, con un curioso e continuo cambiamento di registro, dal reale al mistico. Sezioni che ricalcano gli stilemi dei gangster movie e che dipingono una storia fatta di omicidi, amori e atroci vendette sullo sfondo di decenni di storia politica e culturale indiana su cui aleggia un delizioso e indovinato realismo magico.

Al contempo sono chiaramente le parti che richiedono un enorme sforzo produttivo, poiché condite da sparatorie, risse furiose e in generale convulse scene d'azione, che Sacred Games non riesce a riprodurre con efficacia, senza riuscire a restituire un feeling genuino di realtà, sia a livello sonoro che visivo-tecnico, disperdendo il coinvolgimento emotivo. Non che manchi una dose spregiudicata di ambizione, alcune scene tentano di emulare uno Scorsese e altre si inoltrano addirittura in territori più pulp, ma l'esito è sinceramente mediocre. Inoltre, sono proprio i flashback a rivelare quanto questa produzione a tratti si mostri estremamente ruvida, sgraziata: capita di frequente di non avere neanche il tempo di metabolizzare una scena chiave dal forte impatto o una svolta decisiva nelle indagini che partono furiosamente i ricordi, con Gaitonde di sottofondo che sommerge di informazioni vitali lo spettatore. Da questo punto di vista è un telefilm che merita molte più cure e limature, è qui che la base solidissima scricchiola, perdendosi in dettagli o situazioni di poco conto per il grande disegno generale. Insomma, Sacred Games è uno dei casi in cui la definizione stereotipata di diamante grezzo calza alla perfezione. Bisogna solo limare tutte queste asperità in un'eventuale e da noi augurata seconda stagione.

Sacred Games - Prima Stagione Sacred Games è una piacevole scoperta: la prima produzione in collaborazione con l'India è un investigativo affascinante, intriso di una cultura evocativa e tematiche dal considerevole impatto. Non è però nelle sezioni poliziesche che il prodotto inciampa, ma nei flashback di Gaitonde, meno efficaci in quanto un po' allungati e ricchi di velleità da gangster movie non sorrette da mezzi adeguati. Rimane un esordio ben più che positivo per Bollywood, che riesce a eliminare anche alcuni elementi ormai davvero inadeguati nel genere investigativo odierno. Lanciatevi in questo nuovo mondo, non ve ne pentirete.

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