Santa Clarita Diet 3: l'appetito viene uccidendo

La terza stagione della comedy macabra di Netflix conferma la forza umoristica, satirica e drammaturgica dell'idea originale di Victor Fresco.

Santa Clarita Diet 3: l'appetito viene uccidendo
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Sembrava tutto perfettamente normale: una famiglia come le altre, le classiche dinamiche tra vicini e colleghi del ceto medio, e quel mestiere tipicamente americano, per lo meno in ambito comico televisivo, dell'agente immobiliare. Poi c'è stato quel colossale attacco di vomito, volutamente, gloriosamente eccessivo, e nel giro di pochi minuti ecco lo smembramento di Nathan Fillion. Sono passati poco più di due anni dal debutto di Santa Clarita Diet, la serie comedy di Netflix il cui successo è dovuto principalmente al rispetto di una formula introdotta proprio agli inizi, in quell'episodio inaugurale diretto da Ruben Fleischer (Zombieland): a prescindere da ciò che accade intorno a loro, per quanto folle o essenziale per la (centellinata) mitologia dello show, l'importante rimane la coppia centrale dello show, Sheila (Drew Barrymore) e Joel Hammond (Timothy Olyphant). Attenzione, la recensione contiene spoiler!

La famiglia "tradizionale"


Sin dal debutto della serie, la dinamica matrimoniale tra Sheila e Joel è stata la componente più vitale, sia sul piano umoristico (Olyphant dà sempre il meglio di sé in situazioni comiche, anche in progetti seri come Justified) che su quello drammatico, regalandoci una relazione che, al netto del contesto di una comedy grottesca a base di morti viventi, è tra le più convincenti e coinvolgenti nella serialità odierna.

La terza stagione, che per ammissione del creatore e showrunner Victor Fresco potrebbe essere l'ultima (i costi aumentano di anno in anno, e pochi Netflix Originals sopravvivono oltre la terza annata oggigiorno, come dimostra la recente, discussa cancellazione di One Day at a Time), esplora il loro rapporto ancora più nel dettaglio, arrivando al dilemma filosofico definitivo: dato che Sheila è ora effettivamente immortale, Joel accetterà di diventare uno zombie al suo fianco oppure no?
Da lì nasce la storyline più intima e toccante della stagione, e forse il pericolo più serio per la non-vita di Sheila in un mondo dove lei è presa di mira da fanatici religiosi e loschi individui (Goran Visnjic) che vogliono servirsi degli zombie per motivi di per sé nobili, ma con metodi terribili. E in quest'ottica la strategia di Fresco per un finale che rimane abbastanza aperto da consentire di andare avanti ma chiude anche la serie nel modo giusto in caso Netflix decida di cancellarla è perfetto: i coniugi Hammond vivranno (?) per sempre felici e contenti.

La comedy oggi


La terza stagione di Santa Clarita Diet è quella che, più di tutte, abbraccia ogni sfumatura della commedia televisiva odierna, andando da un estremo dello spettro a un altro anche nello stesso episodio, che si tratti del classicismo nelle interazioni tra i personaggi principali o del recasting strategico del ruolo di Gary, la cui testa mozzata è ora in fase avanzata di decomposizione per mascherare l'assenza di Nathan Fillion (al suo posto c'è il suo amico e collaboratore di vecchia data Alan Tudyk).

Per mantenere intatta la freschezza della serie, lo showrunner guarda avanti ma al contempo rimane fedele a se stesso, introduce frammenti di macrostoria ma continua a pensare soprattutto a Sheila e Joel, ad Abby ed Eric, alla stramba famiglia creatasi attorno a quell'attacco di vomito due anni fa.
Ogni episodio ha una sua identità precisa, ma allo stesso tempo è uno show ideale per il bingewatching, perché come la protagonista che non può fare a meno di divorare carne cruda lo spettatore non può resistere alla tentazione di quello che è un vero e proprio buffet di cinque ore, ricchissimo ma costruito a partire da ingredienti deliziosi nella loro semplicità. E se questa è davvero la portata finale, possiamo almeno dichiararci più che sazi, prima di tornare e divorare nuovamente tutta la serie dall'inizio.

Santa Clarita Diet - Stagione 3 Arrivata al terzo (e forse ultimo) giro, la commedia zombie di Netflix si evolve rimanendo sostanzialmente uguale, mescolando un minimo di trama orizzontale con la solita, deliziosa dinamica tra i personaggi principali che funziona, diverte ed emoziona a prescindere da qualunque considerazione mitologica. Tra liti coniugali e ruoli minori riassegnati in maniera brillante, lo show non ha ancora finito di sorprendere, e merita di essere divorato tutto d'un fiato, dall'inizio alla (possibile) fine. Buona la terza? Buonissima!

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