Save Me Too: recensione della seconda stagione della serie di Sky

Nelly Rowe continua le ricerche della figlia, in una battaglia solitaria che da personale sembra farsi sempre più collettiva.

recensione Save Me Too: recensione della seconda stagione della serie di Sky
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Dopo un inizio di stagione appassionante, è giunta al termine la serie britannica Save Me Too, scritta e interpretata da Lennie James uscita su Sky Atlantic dal 10 agosto 2020 e disponibile su Sky On Demand. È passato più di un anno dalla scomparsa di Jody (Indeyarna Donaldson-Holness), la figlia di Nelly, ma, come visto nell'anteprima di Save Me Too, l'uomo non riesce a darsi pace, sebbene nei cuori di conoscenti e amici si stia facendo largo il sospetto che la ragazzina sia ormai perduta per sempre.

Dopo aver scoperto nel dark web un inquietante giro di prostituzione minorile nel quale parrebbe essere coinvolta anche Jody, Nelly si divide tra la ricerca della ragazza e il supporto a una delle vittime di questo orribile traffico. A questo si aggiunge una nuova accusa mossa dalla polizia: l'uccisione di Gideon Charles (Adrian Edmondson), uno dei responsabili dell'accaduto. Per Nelly inizia così una nuova complessa indagine, sempre più solitaria. Privo del supporto della polizia, questo bizzarro eroe non si ferma di fronte a nulla pur di scoprire la verità sulla scomparsa della figlia.

Nelly Rowe, l'eroe dalla giacca gialla

Pur non raccontando nulla di nuovo, Save Me Too riesce anche in questa seconda stagione a confermare la propria originalità. Il particolare approccio alla trama crime si respira in ogni puntata, e si riscontra soprattutto nella scelta di puntare il focus della vicenda su un protagonista imperfetto, che sembra vestire sempre di più i panni di un eroe improbabile. ll Nelly Rowe della prima stagione è cresciuto, da uomo privo di radici a padre disposto a tutto pur di salvare la propria bambina. Non è solo un interesse personale o la volontà di allontanare da sè i sospetti, come sembrava avvenire nelle prime puntate della stagione precedente, ma un sincero bisogno di fare la cosa giusta per la famiglia, gli amici o le persone che incrociano la sua strada.

Fin dal titolo Save Me Too sembra infatti suggerire che la missione di Nelly sia molto più grande: il suo compito non è solo salvare la figlia, ma anche tutte le figure che gravitano attorno a lui. Ormai divenuta un segno distintivo del protagonista, la sua immancabile giacca gialla - per la quale gli amici spesso lo prendono in giro - sembra un simbolo, simile alla divisa di un eroe dei fumetti che combatte il crimine non per un fine personale, ma perché è necessario e giusto.

L'evoluzione di Nelly Rowe, seppur strettamente collegata alla perdita della figlia, è uno dei punti di forza di Save Me Too. Egli rimane un uomo imperfetto e talvolta immaturo, ma il suo carisma, la sua determinazione e il suo forte legame con gli altri personaggi principali fanno di lui un protagonista interessante e diverso dal solito.

Una trama, molte storie

Con una trama semplice, lineare e priva di elementi particolarmente innovativi, Save Me Too si inserisce nel panorama delle serie thriller con dignità, dimostrando l'importanza di una valida scrittura. Tra i pregi di questo titolo, oltre ad un'ottima interpretazione di Lennie James e a un notevole cast di comprimari, c'è senza dubbio la capacità del prodotto di raccontare non una, ma tante storie, credibili e umane. Il rapimento di Jody e di molte altre giovani ragazze come lei è il punto focale della serie, ma non è l'unico racconto portato avanti. Come avvenuto per la prima stagione, i personaggi che gravitano attorno al protagonista hanno molto da dire, ma lo fanno con parsimonia, come se le loro sofferenze restassero in profondità e fossero difficili da sondare. Tra tutte, tornano a spiccare le dinamiche di coppia tra Melon (Stephen Graham) e Bernie (Alice Feetham), che qui assumono autonomia rispetto al resto della trama.

A causa delle accuse passate di pedofilia e alla giovanissima età di Bernie quando i due si sono conosciuti, la donna perde gradualmente fiducia in lui quando si scopre incinta di una femmina. Questo dramma nel dramma, profondo e complesso, riesce talvolta a conquistare lo spettatore tanto quanto la trama principale.

Qualcosa di simile avviene per Grace (Olive Grey), la ragazza salvata da Nelly nel finale della prima stagione. I suoi comportamenti nel corso della serie sono complessi e ambigui, da leggere in relazione a ciò che le è accaduto. Grace è un'altra dimostrazione della volontà di Save Me Too di rifiutare i personaggi piatti, a favore di figure di difficile analisi. Se da un lato questo approfondimento della psicologia delle figure d'appoggio mostra Save Me Too come una serie matura e sfaccettata, dall'altro perdono forza altri personaggi, più interessanti durante la prima stagione e ora passati un po' in sordina.

La loro potenzialità resta comunque notevole e può rappresentare ottimo materiale narrativo per la terza stagione (ipotizzata a causa del finale aperto di questa seconda). Save Me Too è in ultima istanza un prodotto ben scritto e realistico, valido proprio perché non regala al lettore un thriller ordinario. I colpi di scena sono pochissimi, a favore di una narrazione misurata, a comportamenti credibili e a un dolore personale che non ha bisogno di essere decritto, per essere percepito.

Save Me Too Diverso da molti altri prodotti appartenenti al genere, Save Me Too è una serie crime thriller che basa la propria validità sulla complessità del protagonista e delle figure d'appoggio. Come eroe imperfetto, Nelly mantiene i propri tratti distintivi, ma con determinazione porta avanti un'indagine personale che conquista lo spettatore. L'ottima scrittura rifiuta l'esplorazione esplicita della psicologia dei personaggi, ma riesce a dar voce al loro dramma, scivolando però verso la coralità, tratto distintivo della prima stagione, che si percepisce meno nella seconda, che affronta la storia di alcune figure, mettendo in secondo piano quella di altre.

7.5