Scandal, stagione 7: Un finale sottotono

La serie politica creata da Shonda Rhimes ha chiuso i battenti all'insegna dell'evoluzione frustrante che ha caratterizzato le ultime stagioni.

recensione Scandal, stagione 7: Un finale sottotono
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Con la fine di Scandal arriviamo alla parziale conclusione di un'era della televisione americana, quella in cui una delle serate più forti a livello di programmazione - il giovedì, territorio privilegiato della NBC vent'anni fa - era dominata da tre programmi di successo provenienti dalla stessa scuderia: Shondaland, la casa di produzione della showrunner Shonda Rhimes. Altre serie della stessa famiglia hanno tentato la medesima strada (come lo sfortunato The Catch, cancellato dopo due stagioni), ma i tre pesi massimi erano Grey's Anatomy, Scandal e How to Get Away with Murder. La seconda di queste tre serie ha ora chiuso i battenti, suggellando per certi versi l'epilogo di quella serata speciale e la fine del rapporto esclusivo tra Rhimes e il canale ABC: Grey's Anatomy continua con la supervisione di altri autori, così come How to Get Away with Murder di cui lei è solo produttrice esecutiva, mentre la creatrice di uno degli imperi più potenti del piccolo schermo ha firmato un contratto con Netflix. Prima della trasferta è rimasta a bordo appositamente per portare a termine le avventure di Olivia Pope (Kerry Washington), uno degli elementi che hanno dettato il successo dello show sul piano storico e socioculturale, in quanto serial avente una showrunner e una protagonista di colore.

Vicende scandalose

La serie ha debuttato nella primavera del 2012, nella stessa casella di programmazione midseason che sette anni addietro aveva accolto Grey's Anatomy, di cui ha ereditato le scelte narrative da soap opera, questa volta in ambito politico anziché ospedaliero, e parte degli interpreti secondari (tra cui Kate Burton e Scott Foley). Nel corso di sette episodi si è imposto come un prodotto di intrattenimento molto efficace, mescolando trame politiche intriganti e storie private dal tasso drammatico elevatissimo (merito soprattutto della performance di Tony Goldwyn nei panni del presidente degli Stati Uniti, figura "scandalosa" per eccellenza). Complici un uso sapiente dei social (il cast si è dato al live tweeting durante la messa in onda delle puntate) e il sostegno di un gigante dello show business come Ellen DeGeneres (la cui moglie Portia de Rossi ha recitato nelle stagioni 4, 5 e 6), lo show si è trasformato in un autentico fenomeno, a discapito però, forse, della sua essenza drammaturgica: col passare degli anni i personaggi sono andati incontro a trasformazioni dettate più da circostanze esterne legate alle trame orizzontali che da un percorso naturale e coerente con quanto introdotto all'inizio, dando vita a una serie di peripezie che, per quanto divertenti, hanno sacrificato lo spirito originario del serial.

Intrighi a Washington

Siamo quindi arrivati al capolinea, con Olivia e gli altri che si congedano in modo forzato ma perversamente in linea con ciò che ci saremmo potuti aspettare, malgrado alcuni passaggi infelici (la decisione di promuovere alla presidenza Mellie Grant è stata tutto sommato irrilevante a livello narrativo). Un finale "giusto" per una stagione altalenante, il cui punto più alto è stato quello che di primo acchito sembrava l'elemento destinato a non funzionare: il crossover con How to Get Away with Murder, nato da una conversazione tra i due team creativi sulla progressione narrativa di entrambi i serial e non da esigenze aziendali. A stretto contatto con Annalise Keating (Viola Davis), lontana dagli eventi principali della propria serie, Olivia è temporaneamente tornata quella di prima, in un breve momento di pausa in attesa che i vari complotti si rifacessero vivi in vista di una conclusione "scandalosa", ma per i motivi sbagliati.

Scandal Stagione 7 La soap opera politica da prima serata, frutto della fantasia di Shonda Rhimes, giunge al capolinea spingendo al massimo le trame più inverosimili e sacrificando in parte ciò che aveva reso efficaci la scrittura e i personaggi nei primi anni. Si arriva a un finale frustrante ma per certi versi divertente, dominato come sempre dal carisma di Kerry Washington nei panni di Olivia Pope, personaggio che nel bene e nel male ha fatto parte di un pezzo di storia della televisione americana.

6.5

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