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Sense8: Amor vincit omnia, recensione dell'episodio finale

Si conclude su Netflix la storia degli otto sensate protagonisti della serie creata dalle sorelle Wachowski: un finale perfetto per i fan.

recensione Sense8: Amor vincit omnia, recensione dell'episodio finale
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La decisione di Netflix di cancellare Sense8 dopo la seconda stagione (sulle cinque inizialmente previste) è stata un vero fulmine a ciel sereno per le migliaia di fan della serie creata dalle sorelle Wachowski. Dopo petizioni, continue richieste via social e persino ciabatte spedite agli uffici di Netflix, il colosso dello streaming ha dato il via libera a un episodio speciale che potesse fare da conclusione alla serie, chiudendo le trame ancora aperte e dando un senso alle storyline dei personaggi. Il titolo è Amor vincit omnia, è disponibile su Netflix da venerdì 8 giugno (una data decisamente simbolica, tra il numero otto e il pride month) ed è, senza tanti giri di parole, il finale che tutti i fan speravano di vedere. Non è un episodio perfetto, perché le sue due ore e mezza comunque non permettono di dare lo stesso spazio a tutti i personaggi come avrebbe potuto fare invece un'eventuale terza stagione, ma riesce a rispecchiare comunque appieno quello che è da sempre lo spirito dello show, con quell'invito alla comunione con gli altri e alla solidarietà al di là di qualunque differenza di lingua, etnia, cultura, religione e orientamento sessuale.
Attenzione: seguono spoiler!

Lo scontro finale

L'episodio riprende lì dove si era chiusa la seconda stagione: Wolfgang (Max Riemelt) è stato catturato dalla BPO, gli altri sette sensate si sono finalmente riuniti per la prima volta per salvarlo e sono riusciti a rapire Whispers; ora si nascondono a Parigi, dove pianificano lo scambio di ostaggi per riavere Wolfgang e cercano di capire come sconfiggere per sempre la BPO. Non ci sono solo i sensate: Amanita (Freema Agyeman) e Bug (Michael X. Sommers) hanno seguito Nomi (Jamie Clayton); Lito si è portato dietro Hernando (Alfonso Herrera) e Dani (Eréndira Ibarra), e a un certo punto ritroviamo anche Diego (Ness Bautista), il collega di Will; Rajan (Purab Kohli); e anche il detective Mun (Sukku Son) e Felix (Maximilian Mauff) troveranno il modo di aggiungersi al gruppo.
La trama portante dell'episodio naturalmente è il salvataggio di Wolfgang e il tentativo di eliminare per sempre la minaccia di Whispers, cosa che porterà i sensate fino a Napoli per lo scontro finale con Lila (Valeria Bilello) e la BPO, ma come sempre Lana Wachowski mescola azione e introspezione, concentrandosi sui rapporti e i legami tra i vari personaggi (concentrandosi inevitabilmente su quei legami ancora da approfondire e consolidare, come Sun/Mun e Kala/Wolfgang, lasciando così un po' da parte Lito e Capheus).

Il miglior congedo per i fan

Non è un episodio perfetto a livello di scrittura: la prima mezz'ora risulta un po' precipitosa e affrettata, e appunto non viene dato lo stesso screentime a tutti i personaggi, ma le scene d'azione hanno un buon ritmo e ci sono dei momenti davvero splendidi, spesso conditi da una fotografia eccellente.

Non è un episodio perfetto, e al tempo stesso è il miglior congedo che i fan potessero sperare di avere. Lo scontro con Whispers e Lila passa quasi in secondo piano rispetto a quei momenti che, in linea con le due stagioni della serie, hanno reso Sense8 il gioiello che è, nonché uno dei prodotti seriali più rilevanti per il periodo storico in cui ci troviamo. Il cluster allargato e riunito attorno alla stessa enorme tavola, i sensate che ballano e cantano mentre viaggiano verso Napoli, le promesse nuziali di Nomi e Amanita: tutto culmina in quella scena d'amore finale che è l'emblema e insieme l'essenza stessa della serie, una dichiarazione d'amore per l'umanità contro ogni pregiudizio, un messaggio positivo di comunione con gli altri.
"Non sono un io e basta, sono anche uno noi", diceva Nomi nel secondo episodio della prima stagione, e tutto in questa conclusione sembra rafforzare questo messaggio. Del resto Sense8 è forse la serie che più di ogni altra ha cercato di essere inclusiva, dando spazio alle minoranze e andando oltre gli standard eteronormativi per far capire che, alla fine, siamo tutti uguali. Oggi più che mai, è un peccato che la serie debba concludersi qui.