Il serpente dell'Essex Recensione: la serie con Tom Hiddleston convince?

Claire Danes e Tom Hiddleston sono i protagonisti di uno show dal grande potenziale, che però non restituisce l'alone di mistero promesso al principio.

Il serpente dell'Essex Recensione: la serie con Tom Hiddleston convince?
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Nel nostro first look di Il serpente dell'Essex eravamo rimasti affascinati dall'alone di significati e di mistero che effettivamente accompagnavano le puntate iniziali dello show Apple TV+ ideato da Anna Symon (non perdete le uscite Apple TV+ di settembre 2022). Un racconto basato sul romanzo omonimo di Sarah Perry e che vede in costume gli attori Claire Danes e Tom Hiddleston in una storia tra religione, desiderio e scienza, mentre un misticismo soffuso aleggia come una cappa su di un villaggio ai bordi di una Londra che viene abbandonata per trovare qualcosa di inedito e suggestionante proprio lontano dalla scontentezza e il tumulto della città. Il serpente dell'Essex non è però stato in grado di mantenere pienamente queste premesse.

Una fascinazione calante

Ma tutta quella potenzialità che avevamo affidato alla serie, quella sua apparente fascinazione che ci aveva effettivamente conquistato, presto si affievolisce indebolendo tanto la scrittura, quanto la messinscena e, soprattutto, il coinvolgimento intellettivo ed emotivo dello spettatore.

Non che Il serpente dell'Essex deluda in maniera irreprensibile, che scontenti innegabilmente le aspettative del pubblico o finisca per riservare una visione insofferente e distaccata della propria narrazione. È semplicemente il fremito della sua apertura, di quei primi episodi tra realtà e possibilità di un qualche sovrannaturale a distendersi, svincolandosi da tutti quei simbolismi che il serpente e, dunque, lo show stesso potevano presentare, ridimensionando il proprio portato e il filone narrativo dei suoi personaggi. L'atmosfera rimane senz'altro invariata in una serie che dalla distensione delle ambientazioni e delle immagini riesce comunque a far cogliere una certa meraviglia nell'incontenibile che la natura restituisce, ma che a sua volta si attenuta quando la sceneggiatura e i dialoghi cominciano a vorticare senza effettiva presa.

Mentre indagano nelle questioni umane, nella profondità dei sentimenti, nella violenza che può compiere l'umano e nella sua paura di dover fronteggiare eventi o teorie che non conosce. Nei non detti dei protagonisti si celano i timori di una società che ancora non riesce a distinguere tra credenze e progresso, tra i precetti che vengono propinati da una cieca fede e la reale occasione di poter apprendere qualcosa di questo mondo che non si palesa subito e con immediata concretezza davanti agli occhi.

Ciò che rimane

Il problema, però, è anche lì ne Il serpente nell'Essex, che dopo averci preparato a qualsiasi scoperta i personaggi avrebbero poi fatto - una creatura, un demone, una cura, un miracolo - nella conclusione riserva in verità una mancanza di sostanza e una chiusura fuorviante rispetto a tutte le aspettative e le attese che la serie aveva riservato.

Non bastano l'ottima recitazione dei due protagonisti assieme ai loro colleghi Frank Dillane, Clémence Poésy e Hayley Squires. Non è abbastanza la mescolanza di tutti quegli elementi così distanti tra di loro, che inseriscono assieme nel calderone la spiritualità, l'intimità e la medicina. E non ci si adagia su un'investigazione dell'umano che sembra ad un certo punto stagnare pur continuando a far conversare e progredire i personaggi. Il serpente dell'Essex si sgonfia lasciandoci il mistero del principio, scambiandolo con la superficialità del finale. L'occulto si manifesta davanti agli occhi della serie Apple TV+ e li priva della magnificenza promessa. La svuota di ogni metafora, ne ammorbidisce le incognite fino a farle scomparire del tutto. E del serpente ne rimane ben poco. Una serie apprezzabile, confezionata lodevolmente, ma priva del conturbante promesso con i suoi riti e le sue parole, le sue incognite e i suoi esperimenti. Restano solo i detriti, quelli spiaggiati e raccolti dalla protagonista Cora.

Il serpente dell'Essex Il serpente dell'Essex, con le sue puntate iniziali, aveva promesso un racconto pieno di misticismo, legato ad aspetti metaforici legati al rettile come la medicina, la rinascita e l'occulto. Nel suo proseguimento però lo show va pian piano svuotandosi diventando un period drama più canonico, con bravi attori e belle ambientazioni, ma che non restituiscono l'enigma annunciato in apertura e distendendo eccessivamente la narrazione. Una storia che conquista, ma non abbastanza e di cui al pubblico restano soltanto alcuni detriti.

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