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Sex Education: recensione della nuova teen comedy di Netflix

Si parla di sesso senza censure né romanticizzazioni in questa serie in cui il figlio di una terapista del sesso apre una clinica clandestina a scuola

recensione Sex Education: recensione della nuova teen comedy di Netflix
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Raccontare gli adolescenti e il sesso in tv non è mai facile, e il rischio è quello di scadere nell'idealizzazione e nella ricerca di romanticismo a tutti i costi (con quell'aura di "sacralità" che sta attorno al concetto di prima volta e di perdita della verginità) o al contrario nell'eccesso, con diciassettenni più navigati dei loro genitori ed estremamente sicuri di sé anche sotto le lenzuola. La realtà è ben diversa: a diciassette anni il sesso è sicuramente fonte di curiosità e interesse, ma anche di dubbi, insicurezze; la scoperta del proprio corpo e di quello dell'altro/a è bellissima ma spesso anche profondamente goffa, a tratti persino ridicola. Rappresentare tutto questo con intelligenza e onestà non è impresa facile, ma Sex Education ci riesce benissimo. La nuova serie originale Netflix, disponibile sulla piattaforma da venerdì 11 gennaio, decide proprio di raccontare il rapporto tra gli adolescenti e il sesso, e lo fa in maniera brillante (e senza girarci attorno), anche se non priva di difetti.

C'era una volta un adolescente represso

Ambientato in una (adorabile e fittizia) cittadina inglese, Sex Education racconta la storia di Otis (Asa Butterfield), adolescente sessualmente represso. Non riesce nemmeno a masturbarsi, eppure di sesso e relazioni se ne intende parecchio grazie a sua madre Jean (un'elegantissima e meravigliosa Gillian Anderson), terapista del sesso. A scuola, Otis è un signor nessuno: lo si vede esclusivamente in compagnia del suo miglior amico (forse, in effetti, il suo unico amico), Eric (Ncuti Gatwa), ma non ne condivide le ambizioni di popolarità tra le mura scolastiche. A Otis piace confondersi tra la folla, ma si trova costretto a dire addio all'anonimato quando Maeve (Emma Mackey), l'emarginata della scuola, nota la sua inaspettata conoscenza in ambito sessuale e lo convince a mettere su una specie di clinica clandestina per aiutare i compagni con tutto ciò che riguarda la sfera sessuale.

America degli anni ‘80? No (ma quasi)

L'ambientazione di Sex Education è a tutti gli effetti straniante: finché uno dei personaggi non dice che una cosa "fa così 2008", le vicende potrebbero tranquillamente svolgersi negli anni ‘80. C'è chi ancora legge riviste porno (ma poi un personaggio parla di Pornhub); ci sono le giacche di jeans e le paillettes, ma soprattutto colori sgargianti a perdita d'occhio (la giacca di Otis è bellissima). Insomma, i ragazzi di Sex Education potrebbero essere i personaggi di un film di John Hughes. E non solo per l'abbigliamento: quella di Moordale è la scuola inglese più americana mai vista in una serie tv. Di britannico c'è solo l'accento di chi ne percorre i corridoi, perché tutto il resto sembra arrivare dall'altro lato dell'Atlantico: ci sono gli armadietti, gli atleti si distinguono dagli altri studenti per la giacca così tipicamente da "jock", c'è addirittura l'episodio del prom e persino il logo della scuola sembra più americano che squisitamente Brit. Forse la creatrice Laurie Nunn ha deciso di americanizzare così l'ambientazione per questioni di marketing (per rendere la serie più vicina al vissuto di una grossa fetta di pubblico o comunque più vicina alla maggioranza dei prodotti teen) o solo come omaggio a John Hughes e ai suoi film di formazione degli anni ‘80. Non lo sappiamo e sì, in effetti è un peccato che il setting sappia così tanto di già visto, ma tutto sommato non importa perché l'impatto alienante con l'ambientazione dura poco, giusto il tempo di far emergere gli elementi che rendono Sex Education un prodotto così ben confezionato: i personaggi e le tematiche trattate (soprattutto, il modo in cui vengono trattate).

Viva gli outcast...

Sex Education ripropone la lezione di Breakfast Club: iniziamo il primo episodio e subito ci sembra di riuscire a inquadrare i personaggi, inserendoli senza pensarci due volte in una categoria. L'atleta, l'outcast, il bullo, lo sfigato: li abbiamo già visti mille volte, sono archetipi a cui siamo abituati e in un primo momento c'è davvero un sentore di bidimensionalità, ma bastano pochi episodi per capire che ogni personaggio "contiene moltitudini". Viene dato spazio soprattutto a Otis, Maeve ed Eric, ma anche i personaggi secondari iniziano già a rivelare una tridimensionalità che immaginiamo verrà approfondita in una potenziale seconda stagione ancora da confermare.

Dalla promessa del nuoto che soffre d'ansia e di attacchi di panico al bulletto che reagisce con la violenza alla mancanza di affetto paterno, è chiaro che ci sia del potenziale anche nelle storyline più marginali. A ottenere più screentime però sono naturalmente le vicende di tre personaggi principali, e in questo senso a spiccare sono soprattutto Maeve ed Eric - in particolare quest'ultimo, il cui essere "out and proud" viene messo in discussione da un'aggressione che avvia un percorso di riscoperta di sé molto ben confezionato, con un mix di delicatezza e attenzione ben calibrate.

... E viva il sesso

Ma da uno show che si intitola Sex Education non ci si può che aspettare una grande attenzione soprattutto per un certo tipo di tematiche. E non a caso infatti la serie si apre proprio con una scena di sesso tra due adolescenti (non vi diciamo come si chiude la prima stagione, ma anche il frame finale è emblematico). Il sesso viene mostrato senza censure e, soprattutto, se ne parla tantissimo, promuovendo un messaggio positivo: sì, il sesso è bello e divertente, ma ognuno ha i suoi tempi e non bisogna farlo a tutti i costi solo per paura di restare indietro rispetto ai compagni.
Le varie sedute di terapia di Otis servono ad affrontare i temi più disparati, facendo luce su diversi aspetti della sessualità, dall'accettazione del proprio corpo all'importanza della masturbazione. Ma il sesso poi diventa un pretesto per allargare il discorso non solo alle relazioni, all'amicizia e al primo amore (che sono poi tematiche abbastanza tipiche di ogni teen comedy), ma anche a questioni di carattere più ampio: la scena finale del quinto episodio ("it's my vagina") da sola vale come appena accennato ma ottimo esempio di solidarietà femminile, di girls supporting girls, e lo stesso vale per la scena della ola nel terzo episodio.

Insomma, Sex Education parte dal sesso per andare oltre, e si muove bene nel complesso mondo adolescenziale. È una serie ironica, che non si prende troppo sul serio neanche quando si concentra sulle storyline adulte di Jean e Jakob (Mikael Presbrandt), ma che con la sua leggerezza riesce a parlare dei dubbi, dei drammi, degli interessi degli adolescenti senza farne una caricatura ma anzi promuovendo messaggi positivi di accettazione. I suoi difetti li ha: nonostante gli argomenti e le immagini forse non è poi così audace, gli episodi funzionerebbero meglio se durassero solo una mezz'ora e la scelta di americanizzare l'ambientazione è davvero discutibile, ma sono tutti nei che non compromettono la visione né tantomeno la qualità di una teen comedy che ha ancora molto da offrire.

Sex Education Divertente, ironica, senza peli sulla lingua: Sex Education parla degli adolescenti e del sesso abbandonando sia l'eccessiva ricerca di romanticismo che la vena "adulta" tipiche di molti teen drama. Il sesso è sì bello ma anche buffo, ridicolo e soprattutto fonte di dubbi e inadeguatezze in questa teen comedy che non ha paura di affrontare argomenti normalissimi ma che spesso vengono ancora considerati tabù. Una messa in scena troppo americanizzata e la durata eccessiva degli episodi macchiano un po' ma non compromettono la ben riuscita di un'ottima serie che fa ciò che ogni serie teen dovrebbe fare: parlare dei ragazzi con onestà, senza idealizzare l'adolescenza né drammatizzarla a tutti i costi.

7.5