Sharp Objects: la recensione della nuova serie su Sky Atlantic

Il 17 settembre anche in Italia arriva la miniserie thriller con protagonista Amy Adams, tratta dall'omonimo romanzo di Gillian Flynn.

recensione Sharp Objects: la recensione della nuova serie su Sky Atlantic
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È sempre più evidente che siamo a un punto cruciale del discorso sulla serialità come linguaggio artistico. Si dibatte sulla sua natura (arte o puro intrattenimento?), sulla sua effettiva qualità, sui limiti e le innovazioni, in sostanza su quale sia il suo posto in una ipotetica - e, ammettiamolo, miope - graduatoria delle arti. Ricordiamo i paletti e i divieti dell'ultimo festival di Cannes, e soprattutto il Leone d'Oro a un film prodotto da Netflix all'ultimo Festival di Venezia. In questo acceso dibattito una casa di produzione in particolare sembra essersi messa a capo della rivoluzione definitiva, dell'annullamento delle barriere, portando sullo schermo prodotti di eccezionale qualità, che niente hanno da recriminare nei confronti dei cugini del grande schermo. Hbo ha infatti intrapreso un percorso virtuoso, mirato alla qualità più che la quantità, trovando nelle miniserie - spesso con un grande cast "cinematografico" - quei prodotti da elevare a veri gioielli del genere. Un percorso che mostrava i primi segnali già in True Detective - che in qualche modo possiamo già leggere come una antologia di tre miniserie diverse - e che si è consolidato con Big Little Lies, fino ad arrivare a Sharp Objects, in arrivo su Sky Atlantic dal 17 settembre.

Paesino che vai, delitti che trovi

Siamo ormai abituati a guardare con sospetto quei luoghi rurali apparentemente idialliaci, dalla semplicità tipica delle piccole cittadine di provincia. Basti pensare a Twin Peaks o Broadchurch, luoghi apparentemente pacifici, stravolti da eventi fuori dall'ordinaria tranquillità che li contraddistingue. Un omicidio improvviso, quando non due, con ragazzi giovani come vittima. Seguendo questa tradizione anche Sharp Objects parte da qui, con il quieto vivere di Wind Gap, Missouri, stravolto dal ritrovamento del corpo senza vita di due ragazze del posto. La serie quindi segue le indagini che ne conseguono, intrecciandosi inevitabilmente con le storie degli abitanti del posto.
L'occhio privilegiato non è però quello delle forze dell'ordine, divise anzi tra una polizia locale accondiscendente e più interessata a non scombussolare l'umore interno che a risolvere il caso, e un agente dell'Fbi invece determinato ad arrivare in fondo al mistero. Non agenti armati dunque, ma una giornalista di St. Louis, Camille Preaker (Amy Adams), anche lei dal passato oscuro e travagliato, ma soprattutto indissolubilmente legata a Wind Gap. È infatti il suo paese d'origine, figlia di una delle famiglie più in vista della città.

Dentro la rete delle indagini

È quindi un racconto stratificato, composto da piani diversi, una miscela tra le indagini dei delitti e la storia personale di Camille, i suoi ricordi, i suoi traumi, in un impasto che va via via sempre più amalgamandosi, fondendo le due facce di una narrazione che nelle sue prime battute sembra affidarsi quasi completamente al talento Amy Adams. Inizialmente potrebbe sembrare che Sharp Objects stia vagando a vuoto intorno alla sua protagonista, dedicando solo alcuni momenti al più puro crime drama per poi ributtarsi su dettagli familiari, rapporti secondari, personaggi infruttuosi. Eppure la narrazione si apre, la tensione inconsciamente sale, monta senza farsi scoprire, in un crescendo sempre più insistente, che diventa quasi straziante nella parte centrale dell'epilogo, per poi distendersi e lasciarci definitivamente spiazzati.

Le infinite vie della memoria

Non è solo la storia di un omicidio, anzi non lo è quasi per niente. È racconto di malattia, di perversione interiore, di famiglia, di memoria e di rapporto con essa. Ed è qualcosa che Jean-Marc Vallée riesce a trasmetterci organicamente tramite la sua regia a tratti manierista, con le sue simmetrie, le sovrapposizioni tra piani scenici e temporali, l'impeccabile cura estetica di uno show palesemente dal budget elevato. Un occhio a tratti estremo nella sua leziosità, comprensibilmente indigesto nella sua ricerca dell'effetto a tutti i costi, ma che coglie in pieno quelle che erano le finalità della narrazione, quando rimette tutti i tasselli al proprio posto e ci dà l'etereo e terribile quadro completo. In chiusura, volevamo spendere due parole sul cast, mediamente molto valido anche nelle prove di quei comprimari caratterialmente appena accennati, su cui svettano le due stelle di Amy Adams e Patricia Clarkson, che rendono Camille e la madre Adora ancor più sfaccettate. Non manca qualche piccolo giro a vuoto nella scelta e nella scrittura, questo va detto, ma è più per un eccesso di zelo e voglia di strafare che per una vera mancanza di idee. Nonostante questo in definitiva si può dire che ancora una volta Hbo è riuscita nel suo proposito di alzare l'asticella, di cavalcare ancora di più la sua, e la nostra, voglia di qualità, di emozione, di arte.

Sharp Objects - Stagione 1 Hbo-miniserie è ormai un binomio solidissimo, sempre pronto a rilanciare per offrire al proprio pubblico prodotti dalla qualità superiore. Sharp Objects costruisce un racconto teso, metafisico, intimo e straziante, impreziosito dalla bravura di due mostri sacri e di una regia peculiare, per quanto probabilmente apprezzabile da tutti.

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