Small Axe Recensione: John Boyega nell'episodio della serie antologica

La miniserie antologica composta da 5 film creata da Steve McQueen si apre con un titolo attuale e potente con un grandioso Boyega protagonista.

recensione Small Axe Recensione: John Boyega nell'episodio della serie antologica
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"Se voi siete il grande albero, noi siamo la piccola ascia" cantava Bob Marley nel 1973, e proprio dai versi dell'icona della musica giamaicana arriva il titolo della nuova miniserie antologica creata da Steve McQueen (Widows, Hunger, 12 anni schiavo). Il grande albero è ancora quello del razzismo, questa volta raccontato fuori degli Stati Uniti d'America, in Inghilterra, mentre la piccola ascia è composta da cinque storie differenti che affrontano di netto il problema, dando uno spaccato chiaro e preciso del perpetrarsi delle ingiustizie e degli abusi ai danni delle minoranze.

Alla Festa del Cinema di Roma 2020 sono stati presentati tre episodi della serie, di cui forse il più importante è quello che uscirà per ultimo su BBC One nel Regno Unito e su Amazon Prime Video negli USA e da noi. Stiamo parlando di Red White and Blue con protagonista John Boyega, basato sulla vera storia di Leroy Logan, ricercatore neuroscientifico che negli anni '80 scelse di abbandonare la carriere medica per arruolarsi nella Metroplitan Police Service dopo un'aggressione di due poliziotti ai danni del padre.

Un sogno adolescenziale, forse una vocazione, per provare a cambiare le cose dall'interno, ripulire un sistema corrotto e viziato andando persino contro il volere del genitore, disprezzato anche dalla sua stessa gente, visto come un traditore.

Tentare o arrendersi?

L'impegno cinematografico, sociale e civile della filmografia di Steve McQueen è ormai noto sin dal suo debutto, e non per forza solo ed esclusivamente in termini razziali. Hunger trattava ad esempio il tema degli abusi in carcere, Shame la pornodipendenza, Widows dava spazio all'empowerment femminile in chiave di genere e solo 12 anni Schiavo, a ben guardare, approfondiva di petto schiavitù e razzismo. Dati i tempi che corrono, con il ritorno alla mobilitazione del #BlackLivesMatter e tutti le recenti e terribili prevaricazioni e violenze di alcuni esponenti delle forze dell'ordine ai danni di cittadini afroamericani, Small Axe è però il miglior contenitore possibile per addentrarsi in questo mondo di oltraggi e ingiustizie mai sanate e che anzi evolvono, mutando pelle e in alcune occasioni persino peggiorando. Fa allora specie osservare come la situazione non sia poi molto cambiata dagli anni '80 ad oggi all'interno della fila della Polizia, dove esistevano e sussistono tutt'ora discriminazione, fanatismo e brutalità.

McQueen si accosta con decisione alla questione raccontando una storia scevra di virtuosismi ma ricca di contenuto, empatia, significato, mostrando direttamente il cuore imputridito di un sistema stagnante che si può solo tentare di modificare, scegliendo al contrario di arrendersi all'evidenza dei fatti.

Un aut aut che il racconto di Leroy Logan porta su schermo con convinzione, soffermandosi su sacrifici e rinunce di un uomo che ha scelto di combattere per i valori in cui crede anziché abbandonarsi alla disillusione, alla non-azione. A interpretare il protagonista troviamo un mai così eccezionale John Boyega, che tra le mani del regista britannico diventa veicolo di grande emozione e profondità, di grande caratura espressiva, diverso da come abbiamo imparato a conoscerlo finora se escludiamo il suo già straordinario ruolo in Detroit di Kathryn Bigelow.

Ha una fisicità impressionante, che buca lo schermo, mentre le sue capacità drammatiche arrivano allo spettatore con una metrica interpretativa che non forza mai la performance e anzi si abbandona ad essa, entrando nell'anima del personaggio, sviscerandone ogni emozione con un controllo e una dedizione davvero impeccabili.

Il merito è sicuramente anche del regista, che sa come dirigere i suoi attori e conosce soprattutto la forma in cui inserire i suoi protagonisti. Red, White and Blu è infatti un episodio intimo quasi interamente girato con la steadycam, con pochissimi campi lunghi e dunque interessato a scavare nel dettaglio delle sensazioni e della vita dei personaggi e della storia in sé.

Le immagini da incorniciare si sprecano e quello che più colpisce è la sensibilità della cattura, che risulta mai fine a se stessa ma capace di valorizzare l'emozione della scena, quasi a immortalare non la bellezza ma la vita stessa, un respiro, uno sguardo, un istante.

E poi c'è tutto il contesto di crescita e confronto tra Leroy e il padre, interpretato invece da Steve Toussaint. Un rapporto sano di scontro e dialogo che rappresenta anche il modo di pensare di generazioni differenti, di un sognatore a occhi aperti e di uno sconfitto profondamente arrabbiato.

Alla fine l'evidenza dei fatti resta comunque la stessa, che si combatta o meno, che si creda oppure no nel cambiamento, nell'azione diretta, e questo unisce e fortifica due pensieri opposti eppure simili: che conoscere il mondo permette di prendere decisioni più giuste, anche se oppugnabili, ma che proprio il mondo forse andrebbe bruciato e riseminato per far sì che nasca finalmente qualcosa di buono da coltivare.

Small Axe - Stagione 1 Small Axe - Red, White and Blue è un episodio attuale, emozionante e ricco di significato. Steve McQueen predilige la storia e i protagonisti al virtuosismo della scena, che però imbastisce con tatto classico e una forma leggera che avvolge i personaggi e il racconto, immortalando soprattutto la profondità delle sensazioni all'interno della bellezza delle immagini. Gran parte della validità dell'episodio di deve comunque alla straordinaria interpretazione di John Boyega, mai così bravo e drammaticamente puntuale in una performance che meriterebbe grande riconoscimento.