Sneaky Pete: recensione della seconda stagione

Ritorna Sneaky Pete con la sua seconda stagione, riuscirà Marius/Pete a tirarsi fuori dal suo raggiro, divenuto ormai troppo pericoloso?

recensione Sneaky Pete: recensione della seconda stagione
Articolo a cura di
Luciano Moscariello Appassionato di serie tv e videogiochi, non disdegno qualche occasionale capatina filosofica, dovrei anche laurearmici un giorno.

Bisogna essere onesti:Amazon non ha avuto vita facile con il suo servizio di video-on-demand, le cui difficoltà possono essere banalmente ricondotte ad una sola parola: Netflix. L'appeal e il catalogo della concorrenza sono superiori, quantitativamente e spesso qualitativamente. E, anche quando non sono puntate sul rivale, le luci della ribalta si accendono esclusivamente su cancellazioni dolorose (The Last Tycoon, Jean-Claude Van Johnson) o diatribe estenuanti (le dichiarazioni di Woody Allen sul fallimentare Crisis In Six Scenes). Da questo confuso marasma sono comunque emersi prodotti dalle indubbie qualità, a volte persino eccezionali, come nel caso di Mozart In The Jungle o del recente The Marvelous Mrs. Maisel, che ha fatto incetta di premi. Sneaky Pete, invece, ha fatto la sua comparsa un po' in sordina la scorsa annata, trainato solamente dalla presenza di un certo Bryan Cranston come co-creatore e antagonista e da un'aura di White Collar dei poveri che puntava a incuriosire quella fetta di spettatori ormai in astinenza dalle avventure di Neal Caffrey. Ebbene, ciò non rende onore alle vicende dello sconclusionato truffatore Marius Josipovic (interpretato da uno strabiliante Giovanni Ribisi) e del suo folle furto d'identità ai danni del caro compagno di cella Pete (Ethan Embry), perché Sneaky Pete è un telefilm ben più originale e accattivante di quanto possano far intendere degli sterili paragoni, e la seconda stagione lo dimostra a più riprese.

Quanto è dura ricominciare...

Avevamo lasciato il nostro Marius/Pete finalmente libero dalla morsa del suo spietato creditore e pronto ad abbandonare la falsa identità, allontanandosi dalla a dir poco problematica famiglia che pur lo aveva accolto. Il lieto fine è lì, a un passo, ma l'idillio è presto rovinato, poiché vestire i panni di Pete Murphy riserva ancora delle sconcertanti sorprese, come ad esempio un furto di 11 milioni di dollari all'instabile Luka Delchev (John Ales), criminale con il tenero hobby di far sciogliere persone nell'acido. Inoltre, aderendo al sempreverde dogma "al peggio non c'è mai fine", l'impresa è stata compiuta con l'aiuto della madre Maggie (Jane Adams), una sensitiva in fuga da vent'anni. Insomma, Marius si ritrova imprigionato dentro il suo stesso inganno, costretto a una disperata e furiosa ricerca alla cieca in cui qualunque errore o trucco verrà pagato a caro prezzo. Al contempo, in famiglia si vivono le potenzialmente catastrofiche conseguenze delle azioni compiute durante la prima stagione: Julia (Marin Ireland) deve riciclare una somma immane di denaro per un delinquente locale; Otto (Peter Gerety) è alle prese con il figlio del defunto sicario da lui assunto; Audrey (Margo Martindale) e Taylor (Shane McRae) cercano di depistare le indagini intorno all'omicidio di Winslow (Michael O'Keefe).

Troppa carne al fuoco? Non per forza

Sembra uno sciagurato ginepraio e non avreste tutti i torti, anzi. Uno degli aspetti più compromettenti di questa serie era proprio la quantità spropositata di situazioni e di personaggi introdotti in sole dieci puntate. Fortunatamente gli sceneggiatori hanno optato per una riduzione, in certi punti anche drastica, dei ritmi, l'unica soluzione sensata per rendere digeribile la titanica matassa di complessi rapporti e circostanze che si erano venuti a delineare. L'inizio è dunque piuttosto sfumato e compassato, ma è una lentezza necessaria per riprendere organicamente le fila delle diverse storyline e, puntata dopo puntata, rendere possibile il perfetto completamento della fisionomia dei vari protagonisti, così limpidi e affascinanti. Ogni parola pronunciata, ogni atteggiamento eccentrico, ogni gesto apparentemente fuori posto trova la sua giusta collocazione grazie a un impeccabile approfondimento psicologico, in quella che a tutti gli effetti è una diretta estensione e conclusione dell'arco narrativo iniziato un anno fa. Il risultato è sopraffino, con qualche riserva.

Abbasso il secondario!

Eppure non ci si immerge in un qualcosa di eccessivamente prolisso e poco concreto. La folle ricerca di Marius prima e la preparazione del colpo poi riescono a mitigare tale scelta, trasmettendo una continua ed estenuante sensazione di urgenza, una penetrante ansia amplificata da un villain volubile e sadico, capace di passare in un millisecondo da una tazza di caffè a una vasca d'acido. Coronano il tutto le continue trovate e improvvisazioni di Marius, vero fiore all'occhiello dello show, semplicemente entusiasmanti e mai banali, e la new entry Maggie, in assoluto la figura più particolare e affascinante con il suo imperante misticismo. Un'esplosione di creatività e di virtuosismi azzeccati, con tanto di sequenza dal sapore tarantiniano verso la fine, bandisce ogni parvenza o timore di noia. Fin qui si sfiora la perfezione, da adesso si può solo peggiorare, dato che le varie diramazioni secondarie non possiedono nemmeno un'oncia della brillante freschezza e del genuino stupore che la trama principale trasmette.
Passi il tentativo di insabbiamento di Audrey e Taylor, risoltosi in una a stento discreta parentesi investigativa che senza far gridare al miracolo dona almeno una lieve dose di suspense e varietà, ma le rimanenti storyline sono di una mediocrità imperdonabile.

Julia che tenta di riciclare del denaro assomiglia a un triste e ripetitivo giochino per bambini e non a una donna in procinto di rischiare la totalità di ciò che le è caro, mentre Otto compie delle commissioni in lungo e in largo dando lezioni di vita a un ragazzo che in teoria dovrebbe ucciderlo. Disastrose, non redente dall'ottimo approfondimento introspettivo dei personaggi implicati e da un quantomeno elegante raccordo con la vicenda di Marius/Pete. Eppure i difetti non rovinano comunque il risultato di una seconda stagione che ha corretto con un colpo da maestro una buona percentuale delle criticità ereditate dalla prima annata amplificando i singoli aspetti vincenti ed entusiasmanti.

Sneaky Pete - Stagione 1 Chiamatelo il White Collar dei poveri oppure un Ocean’s Eleven in salsa seriale, ma fareste un grave torto a Sneaky Pete e alla sua preziosa identità. Amazon ha sfornato un prodotto che si conferma avvincente, stracolmo di trovate esaltanti e talentuose, con dei personaggi finalmente messi a fuoco e un intreccio più conciso e meno confusionario. Peccato per i continui inciampi nelle storyline secondarie, unico vero difetto di una serie alle soglie della sua maturità espressiva.

8