Sneaky Pete: recensione della terza stagione della serie Amazon

Parliamo dei nuovi episodi della serie creata da Bryan Cranston, ancora più ricca di truffe, raggiri e furti di identità...

recensione Sneaky Pete: recensione della terza stagione della serie Amazon
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Può una serie consacrarsi e al contempo mostrare i primi ingombranti segni di cedimento? O coronare finalmente una narrativa coesa e ricca di pathos e lasciare il passo ad alcune scelte che proprio non si riescono a mandar giù? A quanto pare sì, perché questa è la singolare situazione in cui è venuto a trovarsi Sneaky Pete, gioiellino della scuderia di Amazon creato da David Shore e Bryan Cranston, giunto alla sua terza stagione. Figlio illegittimo degli Ocean's e attento studente di White Collar, Sneaky Pete non solo ha imparato dai classici quanto sia centrale l'esaltazione e la soddisfazione generata da una rapina o da una truffa ben riuscita, ma riesce a differenziarsi grazie all'enorme attenzione posta nello sviluppo dei suoi personaggi, in particolare il meraviglioso protagonista Marius, interpretato da un sontuoso Giovanni Ribisi. Un aspetto vincente, quello della caratterizzazione profonda dei protagonisti, che è anche il punto focale di questa nuova stagione, che può essere ben definita come la stagione della riflessione. E la soluzione, se mai ne esiste una, va pagata a caro prezzo.

Just trust in me

La trama si snoda in due direzioni principali, destinate drammaticamente a intrecciarsi: da una parte Marius, ancora creduto il cugino Pete dalla famiglia del suo ex compagno di cella, viene risucchiato da una vecchia conoscenza nonché amore mai sopito, la subdola truffatrice Lizzie (Efrat Dor), in un raggiro estremamente elaborato; dall'altra, la più giovane della famiglia Bowman, Carly (Libe Barer) è decisa più che mai a svelare una volta per tutte il mistero della morte dei suoi genitori, incurante delle resistenze della nonna Audrey (Margo Martindale) e le rassicurazioni dei fratelli Taylor (Shane McRae) e Julia (Marin Ireland). Ecco, un primo passo in avanti monumentale rispetto alle stagioni precedenti è rappresentato dal lavoro svolto sulle storyline secondarie, vero e proprio tallone d'Achille di Sneaky Pete fino a ora, totalmente separate dalle gesta di Marius e perlopiù sterili persino sul versante della caratterizzazione dei personaggi. In questa terza stagione gli sceneggiatori sono riusciti a rendere ogni pezzo del puzzle in qualche modo utile, convergente nel quadro più generale di uno stratificato e coeso intreccio e, soprattutto, capace di esplorare ancora più minuziosamente alcuni protagonisti. Non manca qualche scivolone qualitativo - Taylor che perde casualmente il suo distintivo sembrava, a essere onesti, il preludio a nuove vicende secondarie futili e prive di verve - ma è encomiabile come tutte abbiano un reale impatto sulla trama portante.

Riflessione ed identità

Il resto è Sneaky Pete in tutto e per tutto, come ormai abbiamo imparato a conoscerlo nel corso degli anni: colpi di scena, sensazionali truffe e giochi di prestigio a non finire, la suspense che sale e si moltiplica proprio nel momento in cui il piano sembra stia andando a rotoli, intromissioni, improvvisazioni esilaranti e imprevisti ad ogni angolo. E, come ogni anno, in ciò si conferma una serie a dir poco eccezionale, degna della tradizione in cui si inserisce senza per questo essere restia a proporre qualcosa di nuovo. Una ventata di novità portata da alcune tematiche dall'insospettabile intensità, riassumibili in una dolorosa riflessione sulla propria identità, sul proprio ruolo nel mondo, da parte dei due poli della stagione, Marius/Pete e Carly: il primo si ritrova costretto ad ammettere il sempre più forte affetto provato nei confronti della "sua" famiglia, pur non riuscendo ad abbandonare il brivido della truffa, quella scarica di adrenalina che solo impersonare persone continuamente diverse sa dare; la seconda è vittima di un tremendo blocco, un'incapacità di andare avanti e pensare al futuro senza prima aver scoperto la verità sui suoi genitori, sul loro rapporto, sulla loro vita. In entrambi i casi, tutto ruota intorno al problema della propria identità, su chi siamo e su chi vogliamo essere o chi siamo, nonostante gli sforzi, destinati a essere causa delle più svariate tentazioni cui magari non riusciamo a rinunciare.

700 dollari in prestito

Anche in questo, Sneaky Pete si dimostra un piccolo diamante, riuscendo a trattare temi così complessi senza snaturarsi o diventare un altro prodotto, ma incorporandoli come una naturale evoluzione dei suoi protagonisti. In tal senso, la terza avventura di Marius e soci è davvero una consacrazione, un picco prima era quasi inimmaginabile. Come anticipato, però, si notano anche dei primi gravi segni di cedimento, a partire dall'assenza di un villain carismatico. In questo arco narrativo manca la crudeltà del Vince Lonigan di Bryan Cranston o il sadismo del Luka Delchev di John Ales, figure dominanti delle passate stagioni, per lasciare spazio a personaggi sì dalla dubbia moralità e ancor più dubbie intenzioni - Lizzie in primis - ma piuttosto stereotipati e senza lo spessore o la forza per distinguersi. Ed è un vuoto che nel tessuto narrativo si sente eccome. Eppure c'è un aspetto che inficia in maniera estremamente più decisa le ambizioni della serie Amazon: i continui momenti in cui la sospensione dell'incredulità dello spettatore viene semplicemente mandata in frantumi.

Non si sta facendo riferimento all'esecuzione delle truffe, in cui è sempre presente una minima componente di "magia", per così dire, ma di situazioni ai confini dell'assurdo. Ad esempio, nelle primissime puntate Carly chiede a un suo compagno di liceo un prestito di 700 dollari e lui accetta senza nemmeno pensarci, quasi fosse una cosa normale. È arduo da accettare e sono forzature che si ripetono continuamente, alcune molto gravi poiché mandano avanti l'intreccio, senza le quali la trama avrebbe dovuto prendere ben altre direzioni. E allora è questa la realtà della terza stagione di Sneaky Pete, di una serie che per certi versi raggiunge il suo apice - fino ad ora - ma che per altri incorre in debolezze e mancanze invalidanti e, a tratti, incomprensibili.

Sneaky Pete - Stagione 1 La terza stagione di Sneaky Pete è sorprendente, sia nel migliore che nel peggiore dei modi. È sicuramente la stagione con l'intreccio più coeso e affascinante, portato avanti senza le sterili lungaggini delle vicende secondarie che hanno infestato le precedenti stagioni. E possiede anche un lato di introspezione squisitamente psicologica, con i personaggi messi sotto una lente di ingrandimento e, in particolare Marius/Pete e Carly, quasi moralmente obbligati a cercare la propria identità, il proprio posto nel mondo. Ma è anche la stagione che per prima si presenta priva di un villain carismatico e soprattutto con delle forzature, a livello narrativo, che possono mandare spesso e volentieri in frantumi la sospensione dell'incredulità dello spettatore. Sneaky Pete rimane un prodotto di ottima fattura, migliorato e migliorabile, che compensa in parte quelle piccole forzature con i suoi punti di forza, ovvero la tensione e l'adrenalina provocate dalle sue geniali truffe, magari improvvisate e sempre più brillanti.

7.5