Netflix

Snowpiercer 2 Recensione: la sorprendente rimonta del treno della salvezza

La serie TNT distribuita da Netflix si arricchisce di dinamiche e gioca bene le proprie carte, recuperando terreno rispetto alla stagione precedente.

Snowpiercer 2 Recensione: la sorprendente rimonta del treno della salvezza
Articolo a cura di

Nel mondo della serialità televisiva ci sono show nei quali la seconda stagione è migliore della prima. È certamente il caso di Snowpiercer, la serie TNT che si dichiara prequel dell'omonimo film di Bong Joon-ho, a sua volta basato sul fumetto Le Transperceneige di Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand. Buone speranze erano già emerse nella nostra anteprima di Snowpiercer 2, nella quale avevamo affrontato i primi episodi dello show TNT con molta cautela, dati i presupposti descritti nella nostra recensione di Snowpiercer.

Il risultato finale non fa che confermare le buone impressioni che avevamo maturato, dettate dall'arricchimento delle dinamiche tra i personaggi, dettate da un focus più introspettivo su quest'ultimi e da un'evidente voglia di divertirsi in fase di scrittura, intrecciando percorsi e tranciandone altri di netto per riuscire a trovare una nuova direzione.

Due treni, un mondo

La sorpresa più grande della scorsa stagione, dopo il trionfo degli intenti rivoluzionari di Layton (Daveed Diggs), era stato l'arrivo del Signor Wilford (Sean Bean); il fantomatico patron del treno destinato a salvare l'umanità da un mondo congelato, sostituito ad insaputa di tutti i passeggeri dall'apparente responsabile all'accoglienza Melanie (Jennifer Connelly), in realtà prodigiosa macchinista dello Snowpiercer. L'abbordaggio del fondo da parte della Big Alice - il treno merci prototipo dello Snowpiercer - ha rappresentato un vero e proprio innesto narrativo che ha aggiunto alla serie la visione di Wilford e della compagine di sopravvissuti del secondo treno, riuscita a scampare dalla morsa del gelo attraversando peripezie sconosciute al treno dalle 1001 carrozze.

Chi si era appena ambientato al sistema sociale del convoglio guidato da Melanie, tra classi, fondo e rimessa in discussione di tutto quanto, dovrà allargare i propri orizzonti, perché i confini inizieranno a diventare più netti con la comparsa di Wilford. Gli animi conservatori che avevano assistito con orrore allo svelamento dell'inganno di Melanie, per poi essere soggiogati dall'insurrezione popolare, troveranno nuova linfa per emergere e minare così il fragile (non) equilibrio appena stabilito da Layton, che dimostra sin da subito la difficoltà dell'essere un leader.

L'intrigante personaggio di Wilford vive del rancore nei confronti di Melanie e del proposito di estendere il proprio dominio sullo Snowpiercer. La sua idea di leadership in un mondo che conta ormai poche migliaia di anime - tutte in viaggio sull'eterno motore - assomiglia più ad un culto nei confronti di colui che ha salvato l'umanità, i cui capisaldi sono l'ordine e l'ottimizzazione dei processi attraverso una selezione draconiana, che mira ad eliminare gli anelli deboli della catena, senza considerare il lato umano della vicenda.

Per raggiungere i suoi scopi Wilford può far leva su una miriade di personaggi in debito con lui e per questo al suo servizio, che non manca di indottrinare a dovere per il proprio tornaconto. Uno di questi è Alex, figlia di Melanie che, per una serie di circostanze fortuite, non era riuscita a salire a bordo dello Snowpiercer in partenza ed era stata così salvata da Wilford e convinta di essere stata abbandonata dalla madre.

Varietà e conflitto

Wilford è puro conflitto che sprizza da tutti i pori e il suo è un continuo alzare la posta in gioco; per questo non possiamo fare a meno di simpatizzare con la sua machiavellica figura e, al tempo stesso, desiderare il peggio per lui. Le sue parole e i suoi gesti attecchiscono sulle debolezze altrui e permettono così l'emergere di personalità finora non troppo definite o tutt'al più secondarie, rinvigorendo di conseguenza anche i protagonisti della prima stagione.

Ecco, così, che la già splendida Jennifer Connelly sfaccetta ulteriormente il suo lato materno e definisce il suo spirito di sacrificio, regalandoci uno degli episodi migliori della stagione, che riesce benissimo a gestire in solitaria. I rapporti personali si intrecciano a stretto giro con le vicende del treno, perciò Melanie non solo deve fare i conti con la reticenza di Wilford nell'accettare un possibile miglioramento climatico che metterebbe fine al suo dominio su rotaie, ma anche con una figlia che non crede più in lei e che farebbe di tutto per l'uomo che l'ha cresciuta.

Ma Melanie è solo la punta di diamante di una serie di fioriture che impreziosiscono gli archi di sviluppo altrui. Come Josie (Katie McGuinness), menomata proprio in uno scontro col personaggio della Connelly e che ora ha l'occasione di dare un contributo concreto alla causa dello Snowpiercer, nonostante debba stare dalla parte della sua carnefice, o Ruth (Alison Wright), che dal senso del dovere dell'Ospitalità e alla quasi venerazione nei confronti di Wilford è costretta ad aprire gli occhi, anche al costo di precipitare sul gradino più basso della società.

Meno efficaci le evoluzioni di Pike (Steven Ogg) che, nonostante un frangente di pura apertura nel quale ci caliamo nel suo personaggio, non ha purtroppo l'occasione di emergere appieno, oppure di LJ (Annalise Basso), che appare meno sfaccettata e più monocorde rispetto al resto dei personaggi secondari; un destino che tocca anche ad altri come lei, spezzando qualche anello della catena delle interazioni che avrebbe potuto regalare maggiore dinamismo in almeno un paio di frangenti.

Al netto di queste mancanze è comunque palese che i passi avanti siano enormi ed arricchiscano a dismisura il panorama dello scorso anno. Un miglioramento che è nettamente percepibile anche a livello di messa in scena, con un ricorso più solido e maturo agli effetti speciali ed una gestione intelligente dei ristretti spazi impreziositi dall'eccellente scenografia. Sul piano delle interpretazioni si stagliano senza esitazioni Sean Bean e Jennifer Connelly, ma anche il cast secondario riceve nuovi stimoli e li sfrutta alla grande per dare il meglio nella maggioranza dei casi. Persino Daveed Diggs, che rappresentava una nota dolente nel nostro giudizio precedente, trae vantaggio dalle sfide imposte al suo personaggio e riesce a regalarci qualche emozione in più, pur mantenendo le limitazioni fisiologiche della sua interpretazione di Layton.

Più in generale, gli episodi si fanno maggiormente verticali, per quanto concerne la narrazione delle dinamiche tra i personaggi, e le efficaci introduzioni rappresentate dai teaser inquadrano fin da subito il tema e il protagonista dell'episodio. Il rischio è ovviamente quello di spezzare eccessivamente il racconto, ma gli sceneggiatori sono bravi a circumnavigarlo, legando narrazione verticale ed orizzontale, garantendo in questo modo una prosecuzione uniforme e dinamica delle vicende.

La seconda stagione di Snowpiercer mantiene quindi le aspettative e le supera ampiamente. Non solo lo show TNT migliora quanto fatto in precedenza, ma sembra finalmente aver trovato la quadratura del cerchio dopo le difficoltà produttive sofferte agli esordi. La varietà di temi e situazioni rende questa stagione una lunga corsa appassionante, dove i conflitti rinvigoriscono i personaggi e li lanciano verso nuovi orizzonti. C'è da sperare che la già confermata terza stagione di Snowpiercer evolva ulteriormente il processo, senza impaludarsi in un continuo reiterare la formula vincente, così da rendere ancor più avvincente il viaggio sul treno dalle 1034 carrozze.

Snowpiercer - Stagione 2 È un piacere assistere al miglioramento di uno show che decide di non darsi per vinto, inserendo nuovi stimoli e conflitti per far non solo progredire l'azione, ma evolvere anche gli animi. Snowpiercer ci riesce bene al secondo tentativo ed è un risultato oltremodo prezioso per la serie TNT che, grazie all'aggiunta al cast dell'ottimo Sean Bean, riesce a gettare scompiglio tra le 1034 carrozze del treno, regalandoci un paio di chicche nel corso della stagione. Un risultato che dà i suoi frutti soprattutto per quanto concerne i personaggi secondari, che riescono così a vivere di vita propria, seppur con risultati alterni. La messa in scena, al di là di qualche calo fisiologico e localizzato, si conferma all'altezza, con un netto miglioramento degli effetti speciali e una buona regia, che riesce a destreggiarsi bene tra le anguste, ma ricercate scenografie.

8