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Spectros: recensione della nuova serie teen horror di Netflix

Spectros è un teen drama horror brasiliano in cui un gruppo di ragazzi cercherà di sventare una minaccia sovrannaturale.

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Un gruppo di adolescenti che si ritrova a dover affrontare e possibilmente sventare una minaccia sovrannaturale è una premessa vista innumerevoli volte, ma Spectros si è presentato ai nastri di partenza con un'idea sulla carta originale, soprattutto per il pubblico occidentale, ossia quella di proporre una storia che unisce il folklore brasiliano e quello giapponese, ambientandola a Liberdade, un quartiere di San Paolo in cui è presente la più grande comunità di giapponesi al di fuori della madre patria.

Lo spunto faceva sperare in un approfondimento interessante delle due culture e la presenza di Douglas Petrie in veste di showrunner, il quale si è fatto un nome lavorando in Buffy l'ammazzavampiri (di cui è stato anche uno dei produttori esecutivi) faceva ipotizzare una buona padronanza in fatto di teen drama dalle tinte horror. Purtroppo, pur partendo da buone basi, Spectros non si è rivelato un progetto riuscito, al punto che alla fine della visione scivola via anonimo. Ora che abbiamo visto i sette episodi che compongono Spectros, disponibile tra le serie TV Netflix di febbraio 2020. Scopriamo insieme com'è andata.

"Ci sono due tipi di persone...

... i vivi e i morti". Sono le parole che ci accolgono negli istanti iniziali della serie. Il fantasma che le pronuncia ci ricorda poi che "la linea tra i vivi e i morti non va mai oltrepassata". Viene dunque subita chiarita la natura della minaccia che Mila, Pardal, Leo, Carla e Zeca dovranno affrontare e che li porterà a scontrarsi con il Negromante, un potente stregone che è riuscito a riportare in vita i morti, che ora infestano Liberdade e che sono legati alla storia del luogo, le cui radici affondano fin ai tempi dei primi colonizzatori occidentali.

Una bambola di porcellana è l'oggetto che verrà conteso dalle varie parti in causa, poiché fondamentale per i rituali che riguardano i defunti. La bambola si intravede nel flashback che apre la serie dopo il "benvenuto" del fantasma, tra le mani di una bambina, l'unica sopravvissuta a un attacco da parte di alcuni spiriti. Ricompare nel presente, in una stazione di polizia, e un agente chiede di cosa si tratti a Pardal, il quale sta venendo interrogato insieme a Mila e Carla.

A questo punto la narrazione inizia a svilupparsi su un piano temporale alternato, passando dai momenti dell'interrogatorio a quelli che hanno condotto i tre teenager nella stazione di polizia. Spectros può essere divisa in due tronconi principali. Il primo è impostato come una sorta di puzzle, di cui vengono rivelati i pezzi di volta in volta. Scopriamo così i legami tra i personaggi, i retroscena sul ritorno dei morti, viene spiegato il significato della bambola e via dicendo.

Insomma, vengono forniti tutti gli elementi necessari per dare il via allo scontro finale. Una volta schierate tutte le pedine, infatti, la narrazione torna a essere lineare per poi andare a spegnersi in un finale abbastanza anti-climatico, che almeno ha il merito di chiudere tutti gli archi narrativi principali, pur non negandosi uno spiraglio aperto, in vista di un'eventuale seconda stagione. Nel complesso, però, parliamo di una stagione autoconclusiva, in cui tutti i nodi vengono al pettine.

Un'occasione mancata

Sebbene la formula scelta per i primi episodi, in cui i dettagli emergono pian piano seguendo l'andamento dell'interrogatorio, sia interessante e riesca a incuriosire a sufficienza, i colpi di scena appaiono scontati e prevedibili, ma ciò che ci sembra meno riuscito sono i dialoghi; in particolare, ci riferiamo a quelli che spiegano per filo e per segno ciò che sta succedendo. E ce ne sono molti. Leo, per esempio, è un ragazzino molto sveglio, appassionato di horror e che per molti tratti sembra avere la funzione narrativa di spiegare quel che è successo, ripetendolo più e più volte.

Nonostante sia il più piccolo della comitiva, è anche quello che ha capito tutto e a cui bastano un paio di letture per capire le intenzioni del nemico (e a spiegarle allo spettatore), il che è sintomatico di una certa superficialità e frettanel presentare alcuni degli sviluppi narrativi. Ciò è dovuto anche alla scelta di sviluppare l'intreccio nell'arco di poche ore, il che porta dei ragazzini ad affrontare un percorso di riconoscimento delle proprie debolezze (e di come fare ad affrontarle) che si sviluppa in un lasso di tempo così compresso che fatica a sedimentarsi e a rivelarsi appagante: è il caso del rapporto tra Mila e il padre, che viene per lo più raccontato.

Funzionano meglio i fratelli Pardal e Leo, che tirano avanti tra mille difficoltà e sui quali grava il peso di una madre scomparsa. Per il resto, non mancano un paio di personaggi dal forte sapore di deus ex machina, approfonditi poco o nulla ma che danno un contributo fondamentale per risolvere la situazione nei momenti critici.

Lascia a desiderare anche l'antagonista, le cui motivazioni vengono a malapena approfondite e appaiono poco convincenti, senza dimenticare che non suscita mai un vero senso di minaccia. Inoltre, ci sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento sulla natura dei fantasmi e che la serie avesse mostrato più aspetti delle tradizioni brasiliane e giapponesi, così come la storia del luogo in cui è ambientata. Nel corso degli episodi viene fatto qualche cenno al passato di Liberdade, ci sono anche un paio di flashback in una prigione in cui venivano rinchiusi i giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, ma ci si limita a questo. Raccontare Liberdade avrebbe potuto essere un grande punto di forza di Spectros, ma nella serie non emerge nessuna caratteristica distintiva di quel quartiere così particolare e anche gli accenni al folklore sono piuttosto generici. Infine, in una serie con elementi sovrannaturali non possono mancare gli effetti speciali e quelli di Spectros mostrano subito le ristrettezze del budget, che si nota anche nelle scene in esterna, in cui sembrano esserci solo i protagonisti e una manciata di fantasmi, fattore che complica la resa del senso di pericolo che dovrebbe trasmettere la serie.

Spectros Spectros è una serie che avrebbe il potenziale per dire molto, forte di un’ambientazione intrigante come quella di Libertade (un quartiere di San Paolo in cui vive una grande comunità di giapponesi) e della possibilità di mostrare il connubio tra due folklori differenti. Il risultato finale, però, è quello di un prodotto che fatica ad appassionare lo spettatore e che non riesce a sfruttare i suoi elementi distintivi.

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