Star Trek Discovery 3x01 Recensione: un ritorno in grande stile

La terza stagione di Discovery è approdata su Netflix per spingersi là, dove nessun'altra serie di Star Trek è giunta prima.

recensione Star Trek Discovery 3x01 Recensione: un ritorno in grande stile
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Lo spazio non è più l'ultima frontiera. Per lo meno non è la sola. Perché nella terza stagione di Star Trek Discovery è il tempo a riformulare lo storico incipit della serie classica. Ha infatti debuttato da poche ore in Italia il primo episodio di questa nuova stagione della serie prequel dello storico show creato da Gene Roddenberry nel 1968 e le carte in tavola sono decisamente cambiate, sia dal punto di vista narrativo che distributivo.

I nuovi episodi di Discovery vedranno infatti la luce a cadenza settimanale sulla piattaforma streaming che si è assicurata i diritti di distribuzione da CBS, che produce la serie e la trasmette in esclusiva USA su CBS All Access. La serie creata da Bryan Fuller (Hannibal, American Gods) e Alex Kurtzman (Alias, Fringe) si rivela così una delle più interessanti e attese uscite Netflix di ottobre e si appresta a scompaginare l'intero concept che l'aveva caratterizzata finora, per raggiungere nuovi inesplorati orizzonti.

Tabula rasa

Dimenticate l'Angelo Rosso e l'IA Controllo che tanto aveva messo in difficoltà i nostri nella precedente stagione - se invece avete bisogno di una rinfrescata, vi invitiamo a scoprire dove eravamo rimasti con Star Trek Discovery 2. La terza stagione di Discovery prende il via proprio dalle ultime battute della precedente, per catapultarci con un effetto fionda quasi mille anni nel futuro, nel 3188 per la precisione. Il comandante Burnham (Sonequa Martin-Green) ha infatti messo in opera il piano per evitare la distruzione dell'intero universo, cancellando l'esistenza stessa sua e della U.S.S. Discovery dalla linea temporale di appartenenza, passando attraverso un wormhole che si affaccia su un futuro inedito. Ed è proprio in questo futuro che ci ritroviamo nei primi secondi dell'episodio, seguendo l'angelo caduto Burnham - è proprio il caso di dirlo -, dopo essere sbucata al di là del buco nero e aver impattato l'astronave di colui che si rivelerà essere Book (David Ajala), il nuovo compagno di viaggio della donna in questo prologo, nonché quella che si preannuncia essere un'importante aggiunta al già corposo e validissimo cast della serie.

La caduta di Burham ha un valore simbolico enorme per il franchise stesso di Discovery. L'impatto la seppellisce tra le sabbie nere di un pianeta sconosciuto, che lei spera essere la destinazione prevista, Terralyum. Vedere l'ufficiale scientifico della Discovery emergere da questo cumulo e recuperare le vestigia di ciò che rappresenta la sua appartenenza alla Federazione, compreso il suo distintivo, ci dà la netta impressione di una rinascita del personaggio e del franchise stesso.

Dall'incontro/scontro con Book apprenderemo infatti che la Federazione è ormai un pallido ricordo, la cui fine si perde nei decenni addietro, ma che viene ricondotta ad un evento catastrofico che ha avuto origine da un'enorme esplosione di dilitio detta "il Grande Fuoco", che ha dato una vera e propria "botta" all'intera Galassia un centinaio di anni prima.

Da allora sopravvivono alcuni scampoli della Federazione, ma quella che una volta era un'organizzazione capillare ed efficiente non esiste più e le attrezzature stesse di Burham sono ormai oggetti di antiquariato da scambiare al mercato più vicino.

Verso nuovi orizzonti

Discovery si svincola così dai legami un po' troppo stretti dettati dall'essere un prequel di Star Trek ambientato ad un decennio di distanza dalla serie originale. Nonostante le interessanti aggiunte e nuove vie trovate nel corso delle stagioni precedenti, l'obiettivo di un prequel non può infatti che essere quello di colmare un gap all'interno di una mitologia conosciuta, rispettandone canoni e personaggi e creando talvolta controversie o appunti su determinate scelte narrative (come mai in tutti questi anni non abbiamo mai saputo che Spock avesse una sorella?).

Bene, d'ora in poi la serie CBS è libera di volare letteralmente verso nuovi orizzonti e questo senso di rinnovata libertà si respira per tutto l'episodio, che non risulta in uno stravolgimento del concept o del format, ma che ne rappresenta piuttosto una piacevole deriva, un what if gigantesco che gli sceneggiatori hanno avuto il coraggio di esplorare e che mostra fin da ora i primi frutti di questa scommessa, nonostante le incognite non siano del tutto assenti.

Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad una produzione mastodontica, che come sempre investe in grandi talenti per ottenere un risultato di indubbia qualità. La regia giostra i fili della narrazione senza grosse sorprese, ma con mano sicura, dando di polso nelle scene d'azione e di combattimento, accompagnata da una fotografia senza sbavature, che sfrutta le bellissime location e le scenografie che ci restituiscono una versione futuristica del futuro stesso, senza troppo osare e rimanendo forse ancorati a cliché visivi che trovano nell'immortale Blade Runner la loro origine. Nel corso dell'episodio non abbiamo avuto modo di testare le performance attoriali del cast al completo; possiamo in ogni caso confermare che Sonequa Martin-Green si rivela nuovamente non solo la scelta ideale per Burham, ma una delle attrici più versatili del panorama seriale. Senza dimenticare l'interpretazione di David Ajala, il cui personaggio ha sicuramente ancora molto da dare allo show.

Le strade da intraprendere sono molte e non tutte scontate; porteranno alla ricostruzione della Federazione e ad una nuova era per la Flotta Stellare? Sarà solo un preambolo per riportare la narrazione ad una sorta di restaurazione del concept e ad un ritorno alle origini? Sono tutte domande più che legittime, ma per ora rimangono senza risposta. Quindi non ci resta che attendere gli episodi successivi per scoprire a quale destino andrà in contro non solo Burnham, ma Discovery stessa.

Star Trek Discovery - Stagione 3 Star Trek Discovery ritorna con una terza stagione che stravolge le carte in tavola e ci catapulta in un futuro che dista mille anni dagli eventi precedenti. Una sorta di rinascita nemmeno troppo simbolica per il franchise che, pur non tradendo le sue origini, si ritrova libero dai vincoli della sua natura di prequel alle avventure della serie classica. La messinscena si attesta sempre ad altissimi livelli, nonostante non regali molte sorprese, mentre ritroviamo nel casting uno dei veri punti di forza di questa serie. Discovery prende così una coraggiosa nuova direzione, per spingersi là, dove nessun'altra serie di Star Trek è giunta prima d'ora.