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Star Trek Discovery 3x04 Recensione: Memorie di un simbionte

Continua il viaggio alla ricerca delle ultime vestigia della Federazione, per capire quali sono state le cause della sua disfatta.

Star Trek Discovery 3x04 Recensione: Memorie di un simbionte
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Continua il viaggio della U.S.S. Discovery, il vascello scientifico della Federazione dei Pianeti Uniti che, per salvaguardare il presente dal quale proveniva, ha attraversato un wormhole che l'ha catapultata in un futuro distante mille anni. Nella nostra recensione di Discovery 3X03 ci eravamo spinti fino al Pianeta Azzurro, la nostra Terra, per raggiungere l'origine di un criptico messaggio che aveva fatto ben sperare Burnham e Saru riguardo l'enigma del Grande Fuoco, l'evento catastrofico che aveva posto fine un centinaio di anni prima alla Federazione.

In quell'occasione avevamo fatto la conoscenza di Adira (Blu Del Barrio), primo personaggio dall'identità di genere non binaria nell'universo di Star Trek, che racchiude in sé l'identità del misterioso ufficiale che aveva lanciato il suddetto messaggio, ormai morto da tempo, grazie ad un simbionte che vive all'interno del suo corpo.

Il peso del passato

Come di consueto l'impalcatura narrativa dell'episodio alterna due situazioni che ibridano un incedere verticale alla linea orizzontale di questa stagione. Nello specifico si alternano le dinamiche a bordo della Discovery, che coinvolgono l'equipaggio e riguardano il trauma della perdita dell'identità in un futuro che non appartiene ai suoi membri, e la classica missione di puntata che coinvolge Burnham, in questo caso alla ricerca di risposte sull'amnesia dalla quale è afflitta Adira, che le impedisce di entrare in contatto con il simbionte che vive al suo interno e di conseguenza con le memorie dell'Ammiraglio Senna Tal, custodite dal misterioso essere, che sembrano rappresentare la chiave per il passato e il futuro della Federazione.

Il problema per Saru e per la Discovery è rappresentato da una diffusa dissimulazione dei propri sentimenti da parte dell'intero equipaggio. Ognuno cerca di vivere la propria missione come se nulla fosse, ma tutti sono ormai consapevoli di essersi lasciati alle spalle il proprio passato e con esso qualsiasi legame personale riguardante famiglia ed amici. Una questione d'identità e di non appartenenza ad un tempo che è evoluto senza di loro, spazzando via inesorabilmente ogni segno del loro passaggio; oltre ad un presente che potrebbe altrettanto facilmente sbarazzarsi di questi ultimi senza che nessuno ne senta la mancanza.

Una situazione complicata insomma, ma al tempo stesso abbastanza didascalica. Nonostante sia encomiabile dal punto di vista tematico un'attenzione così peculiare sul lato umano dei membri della Discovery, le dinamiche che si instaurano e si sviluppano nei relativi conflitti peccano quasi di manierismo, trasformando gli interpreti in caratteristi, una su tutti Georgiu. La risposta dopotutto è sempre la stessa, declinata in più salse: lasciar andare e guardare avanti con la consapevolezza che non si è soli, ma che si può sempre contare sugli altri per superare problemi e distanze.

A migliorare la situazione non contribuisce certo il teaser dell'episodio, vissuto come melensa rappresentazione del diario di bordo di Culber, l'ufficiale medico compagno di Stamets. Oltre alla simpatica trovata degli haiku e del convivio, insomma, avrebbe forse giovato una risoluzione più matura dei conflitti e, di conseguenza, una rappresentazione meno ingenua delle inevitabili problematiche legate ad una simile destabilizzazione emotiva.

Legami

Più interessante la parte dedicata all'esplorazione che, come accennato pocanzi, coinvolge Burnham e Adira nella ricerca di una risposa ai vuoti di memoria relativi ai ricordi del simbionte e alle sue molteplici identità, che dovrebbero fluire in un unico flusso di coscienza all'interno della mente del nuovo membro dell'equipaggio. Il motivo di questa problematica riguarda quasi certamente la conclamata incompatibilità tra umani e simbionti, nota ai trekker perché già discussa in The Next Generation e Deep Space Nine.

Questi organismi sono infatti originari del pianeta Trill ed entrano in simbiosi prettamente con gli omonimi abitanti che godono dei vantaggi del vivere molteplici esperienze di vita nell'arco della propria e ne hanno così fatto una sorta di culto. Un'occasione questa per approfondire il personaggio di Adira e gettare luce sul suo passato, nonché sulle prospettive che si apriranno al riguardo a bordo della Discovery.

La missione conduce Burnham e Adira sul pianeta dei Trill, alla ricerca di risposte. L'accoglienza non sarà delle migliori, data la diffidenza nei confronti di un umano che ospita un simbionte, ma le due troveranno la strada per la verità. Ancora una volta Star Trek ci pone dinnanzi alla paura dell'ignoto, dello straniero, uno dei topoi fondativi della saga, qui declinato in maniera un po' troppo ridondante.

Ciononostante la sensazione che si respira è quella di una classica missione del franchise e, soprattutto nella seconda parte dell'episodio, assistiamo anche a delle invenzioni visive appaganti che giocano sulla cromia e su un intelligente ricorso agli effetti speciali. Invenzioni che si discostano dall'anonima ordinarietà del resto della narrazione, ma comunque non esenti da scelte di regia a tratti stranianti nel ricorso a piani e lunghezze focali fuori contesto che, unite ad una resa CG scostante, rendono la qualità della messinscena non sempre eccellente anche in questo episodio.

Star Trek Discovery - Stagione 3 "Forget Me Not" ci permette di approfondire la conoscenza di Adira, il primo membro non-binario dell'equipaggio della Discovery e di tutta Star Trek. Le memorie del simbionte che ospita al suo interno saranno la chiave per i prossimi risvolti di trama, ma prima urge un chiaro ricordo e conoscenza di sé. Un discorso che vale anche e soprattutto per gli altri membri dell'equipaggio, alle prese con un celato sconforto che rischia di metterli l'uno contro l'altro. Nonostante questo episodio non brilli certo per originalità tematica e della messinscena, di certo elabora un'umanità che deve essere sempre ricordata all'interno di Star Trek, perché rappresenta l'impalcatura di tutta la visione di Roddenberry traslata dal concept di Fuller e Kurtzman. Certo, una scrittura meno ingenua e un approccio più maturo in certi casi avrebbe giovato al racconto, così come il ricorso ad espedienti di regia meno stranianti in determinati - per fortuna pochi - frangenti. Staremo a vedere come evolverà la situazione nei prossimi episodi.