Star Trek Discovery 3x06 Recensione: una nuova speranza

Mentre Discovery arranca nella trama principale, ricomincia ad affiorare il conflitto tra i personaggi e la strada potrebbe essere quella giusta.

recensione Star Trek Discovery 3x06 Recensione: una nuova speranza
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Nella nostra recensione di Discovery 3X05 avevamo analizzato le ragioni per le quali la terza stagione della serie creata da Brian Fuller e Alex Kurtzman stesse prendendo una piega non certo ottimale in vista del giro di boa che ci avrebbe catapultato nella seconda parte di questo ciclo.

Troppe ingenuità sul fronte di scrittura e troppe premesse necessarie hanno di fatto rallentato la narrazione di questa nuova tornata di episodi e di certo la mancanza di conflitti interni ed esterni tra i personaggi della serie non hanno fatto che appiattire in parte lo stesso schema narrativo, rischiando di compromettere la bontà delle premesse elargite dal prologo di questo esperimento coraggioso, che ha scardinato la trama proiettandola centinaia di anni nel futuro. L'episodio di questa settima riesce in parte a correggere il tiro, ma sarà sufficiente?

Il germe del conflitto

Mentre ciò che resta della Federazione si prepara ad affrontare una minaccia imminente che necessita del peculiare motore a spore della Discovery per essere messa in atto, Burnham riceve un messaggio da Book, in missione per recuperare una scatola nera appartenente ad una delle navi distrutte nel Grande Fuoco, per poter così riuscire a triangolare il segnale delle altre e riuscire a trovare l'epicentro della tragedia, alla ricerca di una causa concreta al disastro che causò la distruzione di tutte la navi a curvatura della galassia. Qualcosa però è andato storto e di Book non c'è traccia.

Il primo spunto interessante di questa puntata arriva proprio dal germoglio del conflitto che si instaura tra Saru e Burnham. Il primo infatti, dovendo far fronte all'imminente missione assegnatagli dal Comandante Vance, deve poter fare affidamento sul suo Numero Uno che, al contrario, decide di imbarcarsi in una missione di salvataggio, contro il volere di Saru. E quale miglior compagno di viaggio per una missione non classificata, se non l'ex Imperatrice Georgiou? Fa piacere vedere che in quest'occasione gli sceneggiatori abbiano deciso di mettere alla prova i propri personaggi, sebbene in maniera piuttosto blanda, così da generare un attrito tra aspettative e fatti, amicizia e dovere.

Un conflitto che infine porta qualcosa di concreto, ma che purtroppo sembra andare in direzione di un'evoluzione del personaggio di Burnham seminata già a partire dal secondo episodio di questa stagione, dopo l'anno passato in compagnia di Book alla ricerca delle cause del Grande Fuoco, libera dall'onere del protocollo che l'ha ingabbiata nell'arco di queste ultime puntate e contro il quale si è nuovamente ribellata per andare incontro al proprio istinto.

Dall'altra parte troviamo la scintilla dell'acrimonia in Saru, novello comandate della Discovery, che si vede disobbedire ad un ordine diretto e che deve in qualche modo gestire di polso questa situazione, ferito prima di tutto nell'amicizia - emblematico è il riferimento ai sentimenti che provava per Burnham all'epoca dei fatti della prima stagione.

Anche il personaggio di Philippa vive di nuove trasformazioni che prefigurano un ritorno al passato che potrebbe generare ulteriore attrito e altre rivelazioni sull'Universo Specchio. Una situazione che, come dicevamo, non sfocia in nulla di particolarmente scoppiettante, ma che delinea una volontà di messa in gioco che mancava da qualche episodio e che, per questo, è più che benvenuta.

Una natura derivativa

Quel che è certo è che stiamo assistendo ad una valorizzazione in potenza degli archi di sviluppo individuali e questo non può che confortarci. Certo, possiamo ribadire nuovamente che le ingenuità anche a livello di messa in scena sono sempre dietro l'angolo - vedi Georgiou e alcune dinamiche del salvataggio di Book - con vere e proprie cadute nel cliché che ricordano innumerevoli altre situazioni simili, ma che risultano in ogni caso godibili, soprattutto alla luce dell'episodio precedente.

Ciò non cancella il fatto che emerge in maniera preponderante la natura derivativa di questa puntata, che vive di stilemi ben noti al grande pubblico e che pescano a piene mani dalla fantascienza distopica e dal situazionismo proprio di show, sulla falsariga di Prison Break ed eredi. Per queste ragioni "Scavengers" non avrà forse il posto garantito sul podio di questa stagione, ma è comunque un timido segnale di ripresa che fortunatamente ci consente di tornare a sperare in un futuro più radioso per la stagione.

Un'analisi a parte va dedicata alla gestione del comparto tecnico che in questo episodio torna a brillare, forte di una regia non eccezionale, ma che è ben consapevole di ciò che vuole ottenere e riesce a trasmetterlo attraverso una fotografia curata e particolarmente ispirata nella gestione delle luci e dell'atmosfera che ammanta l'intera porzione del salvataggio di Book, con un ottimo ricorso agli effetti speciali, impreziositi proprio dal dinamismo delle scelte di regia. Peccato che gran parte dei meriti spettino anche alla natura derivativa poc'anzi accennata.

Star Trek Discovery - Stagione 3 Questa settimana Discovery non balza coraggiosamente verso i lidi che ci saremmo aspettati, ma aggiunge un po’ di pepe alla ricetta, sotto forma di quell’agognato conflitto del quale si sentiva la tremenda mancanza nella settimana precedente. Quello tra Saru e Burnham è più uno scontro di aspettative, ma rappresenta sicuramente il germe per un’evoluzione futura. E questo è già qualcosa. Finalmente Discovery affila le lame della messinscena e ci regala momenti piacevoli guidati da una regia non certo ispiratissima, ma consapevole, che accompagna tutti gli altri aspetti della produzione verso un risultato convincente, al netto di una struttura e di una narrazione che vivono forse troppo di derivazione.