Star Trek Discovery 3x11 Recensione: verso il gran finale

“Su'Kal” è forse l'episodio più ambizioso di questa stagione. Non è perfetto, ma eleva gli standard della messinscena e ci prepara al gran finale.

recensione Star Trek Discovery 3x11 Recensione: verso il gran finale
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Dire addio ad un personaggio amato non è certo facile. Lo abbiamo scoperto nella nostra recensione di Star Trek Discovery 3x10, quando ci siamo congedati definitivamente dal personaggio di Philippa Georgiou, splendidamente interpretata da Michelle Yeon. Nonostante tutto è giunto il momento di spingerci oltre e di scoprire se rimpiangeremo sin da ora il teletrasporto di uno dei personaggi più amati e odiati di Discovery verso lo spin-off a lei dedicato, oppure se la trama orizzontale della serie, finalmente libera dalle briglie delle innumerevoli sottotrame di questa stagione, riuscirà a guadagnarsi il giusto spazio e a reggerne l'onere.

Su'Kal

Perché dopo aver detto addio a Philippa, la prossima sfida che attende il vascello scientifico della fu Federazione dei Pianeti Uniti punta dritta verso uno dei capisaldi di questa terza tornata di episodi. Il Grande Fuoco è stato infatti uno dei mantra più importanti delle scorse puntate, soprattutto per Michael, che ne ha cercato spasmodicamente l'origine, mettendo più volte a rischio la stessa Discovery e il suo equipaggio, fino al confronto con Osyraa, leader della Catena Smeraldo che punta in quest'episodio ad entrare non solo in possesso della Discovery, l'unica nave ancora in grado di sfruttare la propria tecnologia di viaggio rapido dopo l'ecatombe di navi a curvatura generata dal Grande Fuoco.

Il nemico potrebbe però prendere due piccioni con una fava e sfruttare la scoperta principale di questo episodio: un'enorme massa radioattiva che pare costituita da puro dilitio e sulla quale sembra celarsi la causa della tragedia che sconvolse la galassia un secolo addietro. Perché Michael, Saru e compagni sono diretti proprio verso la nebulosa dalla quale tutto sembra aver avuto origine e dalla quale riverbera il segnale kelpiano captato in precedenza da Stamets e Adira. L'origine di questo segnale non solo conduce alla scoperta di una forma di vita sopravvissuta alle asperità e ai decenni di solitudine, ma ci catapulta in un'avventura dal respiro classico, nel vero senso del termine.

Metamorfosi

"Su'Kal" sembra infatti raccogliere gli elementi migliori di Discovery e di Star Trek in generale per regalarci un episodio completo da tutti i punti di vista. Sì, perché se da una parte assistiamo al confronto tra il ponte di comando e Osyraa, con una deliziosa - e purtroppo breve - parentesi di comando di Tilly, che si ritrova a fare coraggiosamente i conti con la posizione più gravosa del dock, la narrazione alternata segue dall'altra la missione di soccorso di Saru, Michael e Culber nei confronti del superstite kelpiano titolare dell'episodio. Ed è qui che cominciano le vere sorprese. Quella che infatti sembrava destinata ad essere l'ennesima trama secondaria si rivela in realtà uno dei coronamenti della linea orizzontale di questa stagione, oltre che uno dei detour più memorabili di Discovery dall'impostazione ortodossa delle missioni, introducendo variabili deliziose, come la creazione di una sorta di caverna di Platone digitale, nella quale il nostro kelpiano vive dalla sua nascita, estraneo e riluttante nei confronti di qualsiasi contatto con il mondo esterno.

Ciò implica che Michael e compagni si ritrovino teletrasportati proprio all'interno di questo programma, spiazzati dalla metamorfosi olografica che dona loro sembianze diverse dalle proprie, per non allarmare l'abitante di questo mondo fittizio, che dopo più di un secolo dalla sua creazione sta inesorabilmente cadendo a pezzi e che cela, ma non elimina la minaccia delle radiazioni per i nostri protagonisti. Il dono più grande di questa scelta di scrittura si rivela essere la versione umana di Saru, che finalmente può restituirci un'immagine di Doug Jones libera dalle iconiche protesi del suo personaggio, del quale possiamo ora apprezzare appieno ogni più piccola espressione ed emozione, in questa occasione più unica che rara di poter ricoprire il proprio ruolo in purezza.

L'unica avvertenza potrebbe riguardare i contenuti sviscerati da "Su'Kal". Senza fare spoiler, in molti potrebbero trovare la causa del Grande Fuoco - non ancora spiegata nel dettaglio o contestualizzata - un po' deludente, a tratti pretestuosa o irrealistica, così come alcuni elementi o temi di questa immensa sandbox olografica nella quale è ambientata l'avventura di Saru e compagni. Ci sarebbe anche da ridire sullo sviluppo del personaggio di Osyraa e ragionare su quanto una scrittura più attenta e uniforme avrebbe potuto giovare alla leader della Catena Smeraldo, ma confidiamo ancora negli ultimi due tardivi tentativi a disposizione dello show per poter rimediare.

Verso il gran finale

Nonostante la struttura narrativa della puntata ci lasci infine con il fiato sospeso e con l'urgenza di proseguire le dinamiche relative ai personaggi e agli eventi, "Su'Kal" sfrutta una delle ricette meglio riuscite della stagione, intersecando archi di sviluppo, facendo proseguire non di poco la linea orizzontale generata dall'arrivo nel trentaduesimo secolo e regalandoci alcune delle scene più suggestive e meglio riuscite dell'intero franchise.

L'urgenza del comando di Tilly dona una forza al suo personaggio - complice il buon supporto di Michael - che avevamo visto solo nella sua corrispondente dell'Universo Specchio. Il conflitto interiore di Saru lo dilania tra il senso del dovere per l'imminente minaccia di Osyraa e la riscoperta delle proprie tradizioni, dopo il contatto insperato con un suo simile e con la propria cultura.

Culber rinnova il cambiamento avvenuto in questa stagione e sembra quasi disposto ad immolarsi per il bene comune, mentre è proprio Michael a sembrare ibernata nella sua evoluzione; nonostante il primo contatto con Su'Kal spetti proprio a lei, il suo ruolo in questa vicenda appare quasi di servizio ad una narrazione e ad un finale che necessitava che Burnham non fosse fisicamente sul ponte della Discovery.

Detto ciò, è inevitabile virare il discorso sui virtuosismi tecnici di questa puntata. La messinscena è indubbiamente la migliore in questa stagione e, come sempre in questi casi, si avvantaggia dell'interazione armonica tra tutti i reparti. Il ritmo serrato del montaggio alterna senza eccessivi cali l'azione delle due trame, mentre abbiamo già avuto modo di spendere encomi per la prova del cast, in particolare per la performance di Doug Jones, che non ci fa rimpiangere la mancanza di Michelle Yeon, anche se non neghiamo che il suo personaggio avrebbe forse rincarato la dose in determinati frangenti, rendendo senz'altro l'atmosfera più frizzante.

Sul piano degli effetti speciali torniamo a ribadire quanto l'attenzione al dettaglio e l'investimento produttivo stiano facendo la differenza nella resa qualitativa degli show televisivi, accorciando paradossalmente il divario con le produzioni cinematografiche più ricche e blasonate. Il punto più alto di questo episodio è indubbiamente rappresentato dalle scene nelle quali si manifesta il misterioso mostro kelpiano, un elemento quasi soprannaturale la cui resa spettacolare non ci permette di appuntare nulla alla produzione CBS All Access.

Ci piacerebbe che questo fosse effettivamente lo standard degli ultimi episodi di questa stagione di Discovery, così da poterla chiudere in grande, rispolverando quell'arsenale produttivo che ci aveva impressionato già ai tempi della prima iterazione. Una scrittura colma di eventi e di conflitti, che non tema di scarificare qualcuno o qualcosa, abbinata ad una messa in scena degna di un piccolo blockbuster, proprio come questo "Su'Kal".

Star Trek Discovery - Stagione 3 Ci troviamo di fronte ad uno dei punti più alti di questa stagione di Discovery. "Su'Kal", nonostante le potenziali criticità e le scelte che potrebbero non essere facilmente digerite dagli spettatori riesce a rimettere in moto una trama orizzontale rimasta troppe volte vittima di un dispendio narrativo che ha visto l'introduzione e la conclusione di troppe linee secondarie di peso differente. L'episodio di questa settimana è una gioia per gli occhi e ci regala tutto quello che vorremmo trovare in ogni episodio di Star Trek. Ora non resta che prendere questa puntata come riferimento ideale per gli ultimi due atti di questa terza stagione, per trasportarci verso il gran finale.