Star Trek Discovery 3x12 Recensione: la minaccia fantasma

Lo show che fu di Bryan Fuller si appresta a congedarsi dagli spettatori con la sua terza stagione, ma la strada non sembra quella giusta.

recensione Star Trek Discovery 3x12 Recensione: la minaccia fantasma
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Questa terza stagione di Discovery ha finora portato con sé premesse interessanti, su tutte quella di spostare l'azione nel trentaduesimo secolo, in quello che si prefigurava un nuovo inizio per lo show CBS All Access, destinato a spingersi là dove nessuna serie di Star Trek aveva osato spingersi prima o a cadere inesorabilmente nel tentativo.

Finora i risultati non hanno proprio fatto gridare al miracolo per usare un eufemismo, con buone idee messe sul piatto, ma sviluppate in maniera talvolta incoerente, sempre scostante, con l'introduzione di un sacco di elementi e personaggi troppe volte abbandonati a loro stessi, in un gioco all'accumulo di storyline che hanno fatto numero sul piano degli episodi, ma che nel disegno generale di questa terza stagione non sembrano aver seguito una logica armonica.

Pertanto, se sulla carta questa terza stagione del fu prequel di Star Trek poteva rivelarsi uno dei migliori stravolgimenti del franchise creato da Gene Roddenberry, con tutte le premesse per divenire la migliore stagione di Discovery, ci siamo ritrovati a ridimensionare queste aspettative e, giunti al prefinale, rimane ormai poco sul quale fantasticare.

Trappola di dilitio

Nella nostra recensione di Star Trek Discovery 3x11 avevamo descritto un episodio ricco di sostanza, con alcune delle idee più ispirate di messinscena, unite a degli opinabili ma pur sempre affascinanti costrutti di trama, che ci avevano portati direttamente verso la scoperta della causa del Grande Fuoco e rischiavano di mettere in serio pericolo la vita di Saru, Culber e Michael mentre, sulla nave titolare dello show, la guardiamarina Tilly nelle vesti di Capitano si ritrovava a fronteggiare la minaccia di Osyraa, riuscita infine a mettere mano sul prezioso motore a spore. Ci eravamo lasciati così, con la Discovery in mano nemica che si teletrasportava alla volta del quartier generale della Federazione, sotto gli occhi increduli di una impotente Michael Burnam. L'episodio di questa settimana è una conferma delle confusionarie dinamiche descritte nell'introduzione.

La comparsa di Zheng riporta in auge il personaggio che avevamo conosciuto nella nostra recensione di Star Trek Discovery 3x02, quando teneva sotto scacco un piccolo avamposto abbandonato dalla Federazione, prontamente liberato da Saru e Tilly con il prezioso aiuto di Georgiou, prima di condannare lo stesso villain ad una fuga per la salvezza tra i ghiacci del pianeta. Il suo ritorno al fianco di Osyraa, addirittura a capo dei Regolatori che rappresentano il braccio armato della Catena Smeraldo, non solo ci coglie di sorpresa, ma ridimensiona un po' l'idea che ci eravamo fatti della capillarità di quest'organizzazione.

In una galassia che ha perso il sostegno e il riferimento della Federazione, oltre che la possibilità di compiere viaggi istantanei per colpa della tragedia rappresentata dal Grande Fuoco, è un po' una delusione scoprire quanto il mondo sia piccolo, soprattutto con le innumerevoli possibilità offerte da un universo frazionato e idealmente popolato da fazioni differenti.

Oltre al fatto che, se nell'episodio precedente nel quale appariva Zheng, quest'ultimo si era rivelato tutto sommato una minaccia concreta, qui, incaricato da Osyraa di mantenere ordine tra i prigionieri e di stanare una Burnham riuscita ad infiltrarsi sulla Discovery, l'uomo rivela un'inettitudine che mostra il fianco ad un processo di scrittura poco ispirato e coerente. Se a ciò sommiamo la versione "dura a morire" di Michael che si infila nei condotti d'aerazione nel tentativo di riprendere possesso della nave, stendendo nemici e pronunciando frasi ad effetto via radio al villain ritrovato, otteniamo una serie di scene action da manuale anni Ottanta che un po' stridono con il trentaduesimo secolo.

La minaccia fantasma

Nei pochi episodi nei quali abbiamo potuto vederla in azione, abbiamo intuito che Osyraa è un tipo tosto, che non vuole farsi mettere i piedi in testa da nessuno, che non perdona i fallimenti - ricordiamo che ha dato in pasto ad un verme spaziale l'inetto che gestiva il campo di lavoro dal quale era scappato Book. Gli obiettivi della Catena Smeraldo non erano certo stati urlati ai quattro venti, così come i piani della stessa Osyraa, ma la fame di dilitio, unita alla volontà di impossessarsi del motore a spore della Discovery, lasciava intendere che nella mente del nemico non frullasse certo qualcosa di buono. Dopo il sequestro repentino della nave titolare dello show, la mossa di teletrasportarsi alla volta del quartier generale della Federazione portava con sé pronostici funesti e ciò aveva creato una sorta di attesa nei confronti del futuro di Vance e compagni, nonché della Federazione stessa che, grazie alle missioni della Discovery stava oltretutto cercando di riguadagnarsi l'antica nomea.

Ecco, quindi, che la più che scontata scelta di Osyraa di utilizzare il vascello a spore come cavallo di Troia, portava con sé un potenziale azzeramento e rimessa in gioco di moltissime dinamiche. Invece ciò al quale abbiamo assistito è stato l'infiltrarsi nel cuore dell'avversario per sedersi ad un tavolo ed instaurare una serie di tête-à-tête volti all'armistizio. Sì, Osyraa ha fatto tutto questo per sedersi ad un tavolo e convincere Vance a far pace, ovviamente alle sue condizioni, il tutto assistiti dalla tediosa IA che conferma scientificamente la veridicità delle intenzioni del nemico.

Niente laser, phaser, siluri o scontri all'ultimo respiro. Il prefinale della terza stagione di Discovery ci regala contro ogni previsione un tavolo politico dal sapore burocratico moraleggiante, nel quale emerge l'urgenza di decidere se il futuro della Federazione possa scendere a compromessi con una fazione che ha costruito il proprio potere sulla schiavitù, sul terrore e sulla violenza.

Al di là delle frecciatine di Osyraa volte a smascherare un'organizzazione che vive ormai isolata e solo di apparenze ed assiomi, ci aspettavamo che anche lato Federazione ci fosse nel corso di questa tornata di episodi una svolta se non del tutto negativa, per lo meno chiaroscura, viste le crepe nel personaggio di Vance e la sua non certo cristallina figura. Detto ciò, la nostra non deve essere scambiata per una critica nei confronti di un sistema narrativo all'interno del quale la distinzione tra bene e male si rivela non così netta come immaginavamo, ma piuttosto nei riguardi di una direzione che non ha goduto di nessun presupposto a livello di sceneggiatura per attuarsi.

Il tempo concesso ad Osyraa in termini di puro minutaggio è stato talmente irrisorio da non poter permettere la giusta stratificazione di questo personaggio che ci è sempre stato presentato non solo come monocorde - e la sua natura si rivela poi tale anche nel corso di questo episodio -, ma nel quale non è stato instillato nessun conflitto interno che giustifichi questa svolta di trama. Nessun click nel resoconto delle sue terribili azioni che le abbia fatto maturare il proposito di evolvere la Catena Smeraldo annettendola alla Federazione, ripudiando le azioni del passato per un futuro di pace e prosperità contro il quale sarebbe potuto sorgere un villain di caratura maggiore, che avrebbe potuto spazzare via neanche troppo metaforicamente i desideri della nuova Osyraa, magari proprio nel corso dell'ultimo episodio.

No, Osyraa si rivela così un pesce troppo cresciuto per l'acquario che ha a disposizione e che cerca nel colloquio con Vance un oceano nel quale poter nuotare in libertà, senza nessuna presa di coscienza di sorta. Quella presa di coscienza che invece - e finalmente - dovrebbe mostrare nel gran finale il suo scienziato capo Aurelio, il cui colloquio con Stamets, sebbene viaggi anch'esso col pilota automatico della redenzione morale, si rivela essere più sincero e costruttivo, soprattutto alla luce delle azioni di Osyraa sul ponte della Discovery, che sintetizzano il discorso sul suo personaggio imbastito pocanzi.

Un conflitto che viene costruito in maniera molto più ragionata nel personaggio di Micheal quando, abbandonati i panni di John McLane del futuro, la ritroviamo di fronte alla struggente scena che la vede spedire Stamets nello spazio per essere salvato da un radiofaro della Federazione, così da impedire ad Osyraa di utilizzare il motore a spore della Discovery, nonostante la disperazione dell'impotente ufficiale sul fatto che così facendo gli impedisce di salvare la sua famiglia (Culber e Adira) ancora imprigionata sul pianeta radioattivo di Su'Kal. Questa singola scena rappresenta idealmente quello che avrebbe dovuto essere il percorso di Vance e Osyraa in quest'episodio.

Star Trek Discovery - Stagione 3 Il prefinale della terza stagione di Discovery va contro tutte le nostre aspettative e ci svela il vero piano di Osyraa. Al di là della delusione dei fan degli scontri all'ultimo sangue, che dovranno farsene una ragione o restare in attesa di probabili stravolgimenti nel gran finale, ciò che stona di più nel proposito di Osyraa di annettere la Catena Smeraldo alla Federazione è la mancanza di conflitto interno che accompagna questa decisione, alla quale avrebbe potuto aggiungersi un arricchimento delle dinamiche relative alla Federazione stessa, troppo statica nel corso di questa stagione e alla quale avrebbe giovato qualche ombra in più. Tornano anche vecchie conoscenze sul fronte antagonisti, ma il risultato non è certo di quelli sperati, mentre una Michael Burnham in modalità John McLane trova il suo parziale riscatto grazie al salvifico conflitto interiore riguardo Stamets.