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Suburbia Killer The Innocent: recensione del sorprendente thriller Netflix

Netflix torna ad adattare un romanzo di successo di Harlan Coben, questa volta con un prodotto spagnolo dal titolo Suburbia Killer - The Innocent.

Suburbia Killer The Innocent: recensione del sorprendente thriller Netflix
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Uno dei sodalizi più importanti, negli ultimi anni dell'industria audiovisiva mondiale, è quello che riguarda lo scrittore statunitense di fama internazionale Harlan Coben, con Netflix. Dopo la versione per il piccolo schermo del famoso romanzo The Stranger, ed Estate di Morte (a proposito, vi lasciamo la nostra recensione della serie Netflix Estate di Morte) - oltre al progetto curato da Coben stesso di Safe - il servizio streaming californiano ha deciso di rinsaldare questa fruttuosa collaborazione, questa volta portandoci in Spagna, per un adattamento del cult Suburbia Killer - The Innocent, diventato un vero e proprio best-seller, in America e nel resto del globo.

El Inocente (questo il titolo spagnolo originale dello show) è una miniserie in 8 episodi, che ci porta a esplorare i lati più oscuri della malavita iberica, tra segreti, bugie e tanto pathos. Abbiamo avuto l'opportunità di assistere in anteprima al prodotto grazie a Netflix, e quindi - in attesa della sua uscita il 30 aprile sulla popolare piattaforma - oggi vi parleremo di Suburbia Killer - The Innocent, e del perché è una pubblicazione che non dovreste assolutamente perdervi.

Mistero al neon

La storia è quella di Mateo Vidal, interpretato dal volto noto Mario Casas, il quale cerca di ricostruirsi una vita, dopo che un tragico incidente lo ha fatto finire in carcere per ben quattro anni. L'incontro con la bella Olivia (Juana Acosta), sembra rappresentare l'inizio di un'esistenza finalmente felice e senza dolore per l'uomo, che già ne ha dovuto sopportare molto. Tuttavia, alcune persone sembrano destinate a dover soffrire costantemente, e i problemi e il pericolo sembrano quasi attaccarsi alla pelle di Mat, il quale - a causa di una serie di terribili intrighi - torna nell'occhio del ciclone, ed è costretto a difendersi da più di una minaccia. In una disperata corsa contro il tempo per provare la sua innocenza, il giovane Vidal sarà chiamato a esplorare alcuni dei lati nascosti che riguardano non solo il suo passato, ma anche quello della moglie Olivia, che non è assolutamente la donna che potrebbe sembrare a un primo sguardo.

Che sia colpa del destino, o che fosse semplicemente inevitabile, la vicenda del protagonista si dispiega tra flashback sulla vita prima del carcere (e della sua permanenza nel penitenziario), e i pericoli che costantemente deve affrontare nel presente, in una continua tensione tra traumi vissuti, e desiderio di mettersi alle spalle per sempre la propria cattiva reputazione. Insieme alla trama di Mateo, anche quella della moglie Olivia diventa, nel corso della narrazione, sempre più importante e fondamentale, utile a unire i fili di una macchinazione contorta e complessa, nella quale nessuno è innocente, ma tutti hanno dei peccati da scontare. A completare il quadro, ci pensa la figura dell'ispettrice di polizia Lorena Ortiz (Alexandra Jiménez), assegnata a un caso di suicidio che ha tutte le fattezze di un omicidio, e al quale incredibilmente entrambi i coniugi Vidal sembrano collegati. L'intero impianto narrativo si muove in un'atmosfera cupa e potente, colorata e al tempo stesso oscura, che pone a confronto due realtà tra di loro completamente differenti, le quali si riuniscono in una strada di sangue, omicidi, e verità che emergono a galla dopo decenni di silenzi.

In un turbinio di azione, veniamo anche trascinati all'interno di alcuni dei locali più malfamati di Barcellona, caratterizzati da luci al neon e ballerine di lap-dance, per scoprire tutto quello che avviene una volta che tali ragazze scendono dal palco. Ci vengono mostrati con orrore, quindi, tutti i soprusi e le violenze che si celano dietro ai sorrisi delle giovani performer, ed è chiaro come determinate situazioni possano diventare, con il tempo, davvero troppo pesanti da sopportare. Provare a reagire di fronte a una realtà triste e senza apparente via di uscita, porta con sé però a delle conseguenze, che alcuni personaggi si vedranno costretti ad affrontare.

Pur non innovando nulla dal punto di vista della sceneggiatura, tutto quello che The Innocent porta alla nostra attenzione viene rappresentato al meglio. Nonostante molti degli stilemi e dei motivi che troviamo nel corso degli episodi della serie siano già stati usati (e abusati) dall'industria cinematografica e televisiva, la traccia riesce comunque a rendersi interessante, tramite l'utilizzo della molteplicità di prospettive dei fatti ai quali assistiamo, e a un intelligente dispiegamento di colpi di scena e cliffhanger, piazzati anche in momenti inaspettati del racconto. Il grande punto di forza del prodotto scritto da Guillem Clua, Jordi Vallejo e Oriol Paulo (che è anche il regista delle puntate), è proprio la sua saggia scrittura, che non appare mai esagerata e carica di cliché, ma risulta dosata ed efficace, nei suoi momenti più concitati. Possiamo quindi sorvolare se, ogni tanto, alcune scelte ci fanno pensare di assistere a qualcosa di già visto, in quanto la realizzazione a volte è ben più importante dell'originalità degli spunti iniziali, soprattutto se essi poi vengono portati avanti comunque in maniera convincente, come in questo caso.

È nel complesso più che buona l'esperienza con Suburbia Killer, che riesce a tenerci incollati al divano per tutta la durata delle puntate. Presentandosi come un thriller ben architettato e intelligente, lo show non disdegna nemmeno di abbracciare altri generi, regalandoci importanti momenti drammatici e intensi, soprattutto nella descrizione della vita nelle carceri, e delle esistenze complicate dei protagonisti del racconto, legate insieme da una sorte beffarda, e che ha gettato il caos nelle loro vite. Di certo, ci troviamo di fronte a un tipo di opera che punta molto sul classico canovaccio del mistero da risolvere, che si arricchisce nel corso del tempo, e dove ogni nuovo elemento serve a farci cambiare idea rispetto a quanto crediamo possa essere successo. Quella che viene a delinearsi è, di sicuro, una trama non rivoluzionaria, ma che comunque possiede la sua personale dose di fascino, portandoci a riflettere e a meditare più di una volta sulle condizioni disagiate di alcune persone, la cui professione implica maltrattamenti e umiliazioni.

El Inocente, però, non è solamente questo. Lo show, infatti, vuole anche trattare di un'altra tematica importante, come il superamento del lutto e il perdono, da sempre argomenti molto delicati. In tal senso, abbiamo apprezzato molto il rapporto che si viene a creare tra Mateo e Sonia (Ana Wagener), le cui esistenze si incontrano inesorabilmente a causa di un evento nefasto, ma non per questo si fanno dominare dal risentimento e della rabbia. Purtroppo, però, certi accadimenti funesti possono anche tradursi in un angoscioso rancore, ed è ciò che vediamo nella parabola discendente di un uomo apparentemente tutto d'un pezzo come Jaime (Gonzalo de Castro), il quale - pur essendo un personaggio prettamente negativo - non può non essere compreso nei suoi comportamenti, soprattutto per quanto abbia dovuto sopportare negli anni. La pluralità dei punti di vista dei personaggi principali viene valorizzata da una serie di approfondimenti singoli dedicati a ognuno di essi, e di certo questo è lo stratagemma migliore che Suburbia Killer ha da offrire, in quanto ci permette di provare forte empatia per chiunque, compresi gli individui più loschi e malvagi che impariamo a conoscere.

Ricercatezza ed espressività

Chiusa la parentesi riguardo alla scrittura e alla narrazione, vogliamo dedicarci a un approfondimento del lato tecnico di The Innocent, di un livello davvero ottimo. La regia è serrata e graffiante, con la macchina da presa che alterna scene con campi larghi e larghissimi, calme e riflessive, a interi minuti dedicati alle soggettive dei protagonisti, che sono in grado di coglierne lo stato d'animo vissuto in ogni minima sfaccettatura, trasmettendo tutta l'ansia e il pericolo degli eventi più problematici che avvengono durante la trama. È ravvisabile una certa tendenza a rappresentare i luoghi chiusi come claustrofobici e opprimenti, specialmente nei momenti più di tensione, nei quali gli eroi del racconto sono costretti a dover risolvere situazioni complesse in ambienti sempre più ristretti e oscuri. Non mancano le lunghe sezioni di inseguimenti tra buoni e cattivi, tipici delle produzioni simili, ma che non risultano mai particolarmente pesanti.

La fotografia è, senza dubbio, la parte più ispirata di tutta l'opera. Contraddistinta da uno stile allo stesso tempo raffinato ed "esagerato" (ma in maniera controllata), è soprattutto nel gore e nella sessualità che assistiamo all'estro e al talento di Oriol Paulo, director non proprio edulcorato nel suo stile (già lo sappiamo), e che si permette di dare libero sfogo ad alcune violente perversioni dei personaggi della miniserie, senza però mai risultare volgare. Ovviamente, non si tratta di un prodotto che consigliamo a chi non apprezza i contenuti espliciti; tuttavia, riteniamo che una generale compostezza della messa in scena delle parti più violente, renda comunque i momenti cruenti "digeribili" dalla maggior parte del pubblico.

Le ambientazioni sono davvero ispirate e interessanti. Il contrasto tra i luoghi sacri e religiosi (teatro di svariate vicende della sceneggiatura), e i colorati e "blasfemi" locali notturni, appare intenso ed efficace. Uno sguardo disincantato e brutale sulla realtà difficile della vita in carcere dipinge alla perfezione lo stato d'animo dei detenuti, e il modo di rappresentare la criminalità dei bassifondi di Barcellona lascia al tempo stesso basiti e sconcertati. La colonna sonora, pur non brillando per qualità, risulta comunque adeguata al genere del thriller, e tende a non sovrastare mai troppo l'azione, presentandosi come un semplice sottofondo piacevole durante lo svolgimento della narrazione del prodotto.

Una nota dolente, invece, è lo screen time complessivo degli episodi. Da un lato, sicuramente, avere avuto a che fare con un intreccio lungo e colmo di tasselli da unire, ha spinto gli showrunner a dedicare molto tempo alle singole trame, per non lasciare eventuali buchi, o per evitare tagli spropositati delle narrazioni dedicate ai personaggi. Tuttavia, per completare la visione di The Innocent sono richieste più di otto ore, e non sempre la gestione delle tempistiche è risultata adeguata a quanto poi mostrato sullo schermo. Ci sono alcuni episodi che, se fossero durati qualche manciata di minuti in meno, non avrebbero perso nulla dal punto di vista della storia, e anzi sarebbero stati più compatti e coerenti. Infatti, spesso molti dialoghi tra i protagonisti sembrano oltremodo allungati, e alcuni discorsi rischiano di rivelarsi pesanti, soprattutto per un tipo di pubblico alla ricerca di un intrattenimento più veloce e coinvolgente. Una piccola macchia, che però in parte contribuisce a intaccare la visione complessiva dell'opera, specialmente quando determinate lungaggini vanno ad abbassare il livello di tensione dello spettatore. Ciò è inspiegabile soprattutto di fronte a un episodio finale che, paradossalmente - nonostante sia il più lungo di tutta la serie, sforando ampiamente l'ora di durata - si vede costretto ad accelerare su alcune importanti questioni, avendo trattato di accadimenti secondari troppo a lungo.

In definitiva, Suburbia Killer - The Innocent, è una produzione valida? Assolutamente sì. Soprattutto gli amanti della suspense e dei crime drama troveranno alcuni elementi apprezzabili e familiari ai loro gusti, senza però essere costretti a vedere materiale fin troppo derivativo. Dal punto di vista della realizzazione, ci troviamo di fronte a un lavoro maturo e consapevole, che dimostra come l'audiovisivo spagnolo stia attraversando il momento migliore della sua storia, scavando un solco profondo con gli altri paesi europei, che gli permette di poter guardare sempre di più alla concorrenza oltreoceano, rispetto a quella continentale, ancora saldamente ancorata alle sue tradizioni, nel bene e nel male. Qualche sbavatura, soprattutto a livello di pulizia dei dialoghi, tradisce forse un desiderio di voler amplificare troppo i temi trattati, che funzionavano bene anche se presentati con più semplicità. Tuttavia, si tratta di piccoli difetti, se rapportati comunque alla bontà dello sforzo di Oriol Paulo e dei suoi collaboratori, i quali ci hanno regalato un titolo solido e dalla natura imponente, che trova il suo giusto spazio su Netflix, e che anzi ne va ad arricchire il catalogo. In attesa di scoprire se e quando assisteremo al prossimo adattamento di un lavoro di Coben sulla popolare piattaforma streaming, non possiamo che consigliare a tutti la visione di quest'opera forte e convincente, da gustarsi tutta d'un fiato.

Suburbia Killer - The Innocent Contraddistinto da una regia raffinata ed esagerata al punto giusto, e da una narrativa pungente e coraggiosa, Suburbia Killer - The Innocent è un prodotto che non crea niente di nuovo, ma che fa tutto bene. Senza regalarci spunti particolarmente “di rottura” per il suo genere di riferimento, Oriol Paulo confeziona, in ogni caso, uno show fresco e ricco di pathos, che tiene incollati fino all'ultimo segreto. Forse il minutaggio dei singoli episodi è elevato, e un lavoro di taglio di alcune scene ridondanti e di dialoghi oltremodo allungati, avrebbe aiutato il ritmo della sceneggiatura. Tuttavia, il risultato è più che convincente, e gli appassionati dei thriller potranno godersi uno spettacolo fatto di intrighi e colpi di scena. Una pubblicazione sopra la media, e che va a impreziosire l’offerta sempre più variegata e importante di Netflix.

7.7