Supergirl: recensione della quinta stagione della serie con Melissa Benoist

La quinta stagione di Supergirl si è appena conclusa e noi l'abbiamo guardata per voi. Ecco il responso definitivo: poteva andare meglio!

recensione Supergirl: recensione della quinta stagione della serie con Melissa Benoist
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Di pari passo con quanto accaduto con l'amico Barry Allen (qui la nostra recensione di The Flash 6), anche la quinta tornata di episodi di Supergirl si conclude anzitempo, a causa dell'emergenza Covid-19. In anticipo rispetto al classico format, le avventure di Kara e di tutti gli altri protagonisti dello show si sono concluse nel segno dell'incertezza, figlia in particolare di una stagione, un po' come accaduto con il "cugino" scarlatto, fondamentalmente spaccata in due, seppur con un ordine qualitativo diametralmente opposto.

Se per quanto concerne The Flash vi abbiamo parlato di una prima parte di stagione decisamente migliore rispetto alla seconda, qui ci troviamo in una situazione completamente ribaltata. Complici gli eventi della Crisi, la seconda metà di stagione ha vissuto di momenti decisamente più entusiasmanti e di un comparto narrativo più valido e piacevole da seguire, seppur non esenti da svarioni e mancanze varie, palesatisi soprattutto in un finale, ancora una volta, incapace di dare un vero e proprio senso ad un'intera stagione.

Il Campione della verità (?)

La prima parte di stagione, quella che spalanca le porte agli eventi narrati nel gigantesco crossover Crisi sulle Terre Infinite, ha peccato in particolare sotto l'aspetto della qualità delle forze in campo, specialmente quelle nemiche. Kara (Melissa Benoist), Alex (Chyler Leigh), J'onn (David Harewood) e gli altri protagonisti hanno dovuto scontrarsi con un nemico avvolto nel mistero, se vogliamo "fumoso", le cui intenzioni sono rimaste tutto sommato marginali sino alla conclusione della prima parte di stagione in cui, finalmente, qualcosa è riuscito a venire a galla.

Se il Leviatano, organizzazione millenaria composta da divinità o comunque da entità ultraterrene ha tessuto le proprie fila nell'ombra, sul piano più strettamente pratico Kara, sia come supereroe sia come reporter ha dovuto scontrarsi con l'arrivo di Andrea Rojas (Julie Gonzalo) e della Obsidian Tech, un'organizzazione in violenta ascesa in grado di sfruttare una tecnologia apparentemente rivoluzionaria ma che, in realtà, nasconde più di un segreto e soprattutto non è esattamente affidabilissima in termini di sicurezza.

In questo giogo rimangono coinvolte anche figure come Lena (Katie McGrath) e Kelly (Azie Tesfai), in un turbinio di cospirazioni, incomprensioni e se vogliamo tradimenti che hanno fatto da linea guida a tutta la prima metà di stagione in cui, lentamente, tutto ha iniziato a delinearsi in qualche modo.

Il dopo Crisi, però, ha saputo riscrivere buona parte delle leggi di questa stagione, rovesciando quasi totalmente un'intera struttura narrativa, fino a quel momento decisamente meno interessante di quanto potesse sembrare, grazie all'introduzione di un "nuovo" e finalmente minaccioso avversario: il redivivo Lex Luthor (Jon Cryer). Su Earth Prime, infatti, Lex (che si è sostituto a Superman durante la crisi come Campione della verità) è praticamente l'opposto di quel era in passato: amato, osannato e, sopratutto, a capo della DEO.

Ciò, chiaramente, ha dato il là ad una sequela di situazioni inaspettate, che hanno costretto i protagonisti dello show ad arrendersi più di una volta di fronte ad una sorta di male inesorabile che avanza, personificato non soltanto col volto del buon vecchio Luthor, ma anche della sorella Lena: la geniale imprenditrice, per vendetta nei confronti di Kara, ha deciso di unirsi alle malefatte del fratello, tutto questo senza mai dimenticare la minaccia sempre più opprimente del Leviatano e dei suoi esponenti.

Cosa potrebbe essere ancor più grave? Un'alleanza, seppur effimera e mendace tra le varie forze oscure in gioco, sempre più soverchianti e inesorabili e capaci di mettere come mai prima d'ora in difficoltà sia la donna d'acciaio sia tutti i suoi preziosi amici e alleati.

Questa situazione caotica e incerta accompagna la stagione fino al suo (frettoloso) finale, in cui si prova a dare un senso a quanto visto e soprattutto a gettare le basi per il futuro che, si spera, speriamo possa essere più radioso.

Minacce, partenze, ritorni e tradimenti: una ventata da soap opinabile?

Continuando a paragonare l'andamento dei due prodotti dell'Arrowverse, anche per Supergirl bisogna registrare un pericoloso calo dal punto di vista delle idee alla base di quella che è la progressione stessa della storia, che troppe volte sembra andare a fatica da un punto all'altro, smarrendo però sulla strada buona parte della sua identità.

Sia chiaro, la minaccia portata dalla Obisidian, il grandissimo lavoro di Cryer nei panni di Luthor e in generale la buona resa scenica dei membri del Leviatano, tra cui spicca l'eterno Mitch Pileggi nei panni del divino Rama Khan, danno allo show con protagonista Kara Danvers un peso specifico più sensibile rispetto a quanto visto in casa Allen, ma allo stesso modo risulta tutto decisamente meno interessante che in passato.

Dal punto di vista strettamente narrativo, nonostante le buone idee, la quinta stagione fa segnare un passo indietro rispetto a quella precedente, che aveva saputo in qualche modo portare su schermo delle buone idee, specialmente sul finale.

Le pecche della stagione 5 non sono riconducibili, dunque, ad un ritmo eccessivamente lento, cosa che in realtà non si avverte quasi mai, anzi, ma più in generale ad una gestione troppo confusionaria in fase di scrittura, a cui contribuisce una povertà inaspettata e fin troppo evidente del cast, soprattutto se si guarda alla messa in scena di alcune sequenze a dir poco dimenticabili.

Più in generale, comunque, ci ha convinto poco il focalizzarsi troppo sulla questione del tradimento e delle verità nascoste, divenuto quasi una sorta di consuetudine da cui tutti i personaggi sono soliti lasciarsi trasportare, lasciando così lo show troppo in balia di influenze che definiremmo quasi da soap opera. A ciò si aggiunge un cast che, tralasciando alcuni pochi esempi (appunto Luthor, o la Rojas), si mostra pesantemente sottotono e la povertà di aggiunte veramente significative non fa altro che peggiorare una situazione già di per sé poco funzionale.

A ciò si aggiunge l'uscita di scena di Mechad Brooks (James Olsen), uno dei volti più noti dello show: dal nostro punto di vista, una perdita importante per un serie che (eccezion fatta per la splendida Benoist) ha sempre faticato un po' nel valorizzare le sue star rispetto al resto dell'Arrowverse.

supergirl stagione 5 La quinta stagione di Supergirl segna un passo indietro importante rispetto alla precedente e, come per The Flash, sembra essere rimasta imbrigliata in una carenza di idee sempre più pericolosa. Il secondo blocco di episodi (post Crisi) ha il merito di ridare linfa ad un villain valido e intrigante, ma questo non basta a risollevare le sorti di un prodotto confusionario e poco ispirato. Persino la protagonista ci è apparsa meno in luce che in passato: la bella e arrembante Melissa Benoist, con le sue espressioni corrucciate e quella voglia continua di alternare le sue varie identità, sembra essere sempre meno calata nei panni della donna d’acciaio: una flessione che, a nostro parere, ha inciso parecchio sul rendimento dell'attrice protagonista. Perché, in tutta onestà, uno dei punti più negativi di Supergirl è proprio Supergirl: una supereroina molto eroica, ma forse troppo poco super.

5.5