Supernatural 14: la recensione della penultima stagione

La penultima stagione di Supernatural ci ha salutato con un solido colpo di scena, che prepara la strada al gran finale.

recensione Supernatural 14: la recensione della penultima stagione
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Parlare di Supernatural, al momento, non è affatto facile. Da un lato, la doverosa ammissione di "colpe" generata da un'oggettiva analisi di uno show in forte - e probabilmente non potrebbe essere altrimenti - declino, dall'altra la straziante consapevolezza che, presto, tutto finirà. La serie con protagonista i fratelli più amati della televisione, i Winchester, chiuderà i battenti con Supernatural Stagione 15, che, di fatto, sancirà la fine di un racconto lungo e travagliato, fatto di alti e bassi, che un po' si rispecchia anche con il ritmo generale di tutta la produzione.

La quattordicesima fatica dei Winchester ha avuto il merito di focalizzarsi ed aprirsi maggiormente su alcuni personaggi e tematiche che hanno saputo dire la propria, e sul finale è riuscita a far gridare al colpo di scena come non accadeva da anni, ma tutto ciò è arrivato con un avanzamento lento, a tratti confusionario e, sicuramente, in alcuni casi eccessivamente frettoloso. Niente paura, comunque: andiamo avanti... "arriverà la pace, quando tutto sarà finito".

La guerra dei mondi

Il focus principale della stagione, o almeno quello della prima parte di essa, è rappresentato dall'oscura a asfissiante minaccia dell'arcangelo Michele - quello del mondo "parallelo" per intenderci - desideroso di generare scompiglio anche nell'altra dimensione. Se ben ricordate il finale della tredicesima stagione, quest'ultimo ha preso il possesso del corpo di Dean (Jensen Ackless), facendone il suo mezzo di distruzione di massa.

Chiaramente, tutta la prima parte di season si concentra quasi esclusivamente sul forte dualismo che investe tutti i volti noti della serie: Sam , Castiel, il "nuovo" Bobby, la ritrovata Mary e il giovane Jack scindono le proprie giornate tra il salvare e il mondo e il cercare un modo per riportare indietro il compianto cacciatore. Inutile dirvi che, tale scelta, spesso e volentieri mette a nudo un ritmo generale singhiozzante in cui le idee, ogni tanto, sembrano in realtà mancare. Per fortuna, comunque, grazie anche all'ottimo lavoro sul personaggio di Sam (Jared Padalecki), che fa da leader per i nuovi cacciatori, stanziatosi tutti nella loro "base operativa" e da mentore al giovane Jack (Alexander Calvert), lo show si mantiene su buoni livelli in termini di dinamicità e soprattutto dialoghi, in cui il più giovane dei fratelli Winchester sembra compiere una doverosa marcia di avvicinamento ad uno status da "prima donna" a lui finora sconosciuto.

Fortunatamente, le cose sembrano iniziare a mettersi per il verso giusto quando, appunto, con l'avvicinarsi del middle-season finale, che ospita tra le altre cose il trecentesimo episodio della serie - festeggiato con il gradito ritorno di John Winchester (Jeffrey Dean Morgan) - lo stesso Dean, rinsavito per il lasso di tempo di una manciata di episodi, riesce a trovare il guizzo giusto per sigillare nei meandri più remoti della sua coscienza il pericolosissimo Michele, ricambiando così il "favore" nel modo più appropriato.

La parola "fine" sulla tirannia dell'arcangelo decaduto, però, la scrive Jack, finalmente padrone del suo smisurato potere. L'eroico e plateale gesto ha delle enormi conseguenze sul ragazzo, conseguenze che faranno da filo conduttore - nel bene e, soprattutto, nel male - per tutta la seconda parte della stagione.

La dura legge della verità

Con l'uscita di scena di Michele, la serie, bisogna ammetterlo, si perde in termini di identità e, soprattutto, mordente. Ciò si traduce anche in un piacevole "ritorno alle origini", ossia con i due fratelli maggiormente impegnati nelle cacce "occasionali" delle prime stagioni. Sullo sfondo di quella che sembra un ritorno alla normalità tanto gradito quanto inaspettato, si affaccia una vecchia conoscenza: Nick (Mark Pellegrino) il quale, desideroso di rientrare in contatto col dipartito Lucifero, finisce col diventare una delle spine nel fianco più fastidiose di tutta la stagione.

Da qui in avanti, lo show si perde ulteriormente sotto il peso delle idee contrastanti: da una parte Nick, e dall'altra Jack che, nello sconfiggere Michele ha finito col rinunciare anche a buona parte della sua anima, finendo così, col perdere buona parte della sua umanità e della conoscenza di se stesso. Legati indissolubilmente, i due "villain" in questione finiscono con un inevitabile scontro, verso fine stagione, che coinvolge, suo malgrado, anche Mary(Samantha Smith).

La sua sorte sarà il motore di tutto il finale di stagione e, probabilmente, della serie in generale. Per contrastare l'inarrestabile ed incontrollabile evoluzione/involuzione di Jack, comunque, ci pensa addirittura Dio/Chuck (Rob Benedict) in persona, invocato a pieni polmoni da Castiel (Misha Collins) desideroso di salvare a tutti i costi i fratelli Winchester e quello che è il suo figlioccio adottivo, Jack, per l'appunto.

Sfortunatamente, i piani dello scrittore sono ben diversi da quelli agognati dai nostri beniamini che, proprio sul finale di stagione, sono costretti ad abbracciare una realtà dei fatti ben diversa da quella finora conosciuta. I minuti finali della serie, in verità molto spettacolari ed avvincenti, di fatto gettano le basi per quel che si preannuncia un finale della storia oscuro e catastrofico come nemmeno nelle peggiori delle ipotesi avrebbe potuto manifestarsi.

Quindici anni e non sentirli

Al netto di tutte le lacune narrative e di scrittura di questa quattordicesima stagione, è impossibile non spezzare più di una lancia in favore degli attori principali dello show. Jensen Ackless e Jared Padalecki, siamo sicuri, ormai quasi non distinguono più la loro vita da quella di Dean e Sam, essendosi calati perfettamente, nel corso dei tanti anni, nei propri personaggi. È inutile negare quanto la qualità e l'apprezzamento della serie sia sempre stata direttamente legata all'indice qualitativo dei due attori, e questa penultima stagione non fa certamente eccezione.

La resa scenica dei due attori è semplicemente impeccabile, capace quasi di sorreggere esclusivamente il peso dello show, accompagnati comunque da un discreto gruppo di supporting cast di ottimo livello. Il personaggio di Castiel, ad esempio, seppur flagellato da una calo in termini di potenziale e rilevanza oggettiva - ormai non è più forte e decisivo come un tempo - è sempre fondamentale nel suo ruolo di collante, ruolo che, nei titoli di coda della stagione, viene un po' a mancare.

Ottimo, come al solito, è l'apporto di Mark Pellegrino: nel ruolo di Nick così come in quello di Lucifero, l'attore si dimostra sempre su un livello qualitativo di primissimo livello, rendendo quasi doveroso simpatizzare per i suoi di personaggi, ambedue recipienti di odio, voglia di distruggere e una sana dose di follia che non sembra guastare mai. E, in conclusione, vogliamo spezzare una lancia anche in favore della produzione: sebbene non ci troviamo di fronte ad una delle stagioni più riuscite, è innegabile quanto il peso degli anni - e i "soli" venti episodi ne sono una conferma importante - abbia gravato sul racconto che, tutto sommato, si mantiene comunque bene in termini di interesse generale. Quello che però non ci sentiamo di perdonare è un po' una costante che ha da sempre afflitto Supernatural stesso: tante situazioni, tanti personaggi, avrebbero meritato uno sviluppo più lento e dilazionato, senza finire, com'è accaduto veramente tante, troppe volte, sbrigate nell'arco di pochissimi episodi.

Supernatural La quattordicesima stagione di Supernatural ha avuto il grande merito di far registrare cifre record: traguardo dei trecento episodi raggiunto e un indice di ascolto elevatissimo, se si considerano i tanti fattori alle spalle della produzione come, ad esempio, l’elevata longevità della serie. Il focus principale dello spettacolo, smarrito più volte durante i “soli” venti episodi da cui è composta la stagione, ha saputo condurci a quello che si preannuncia un finale imponente, in cui Sam e Dean saranno costretti a fronteggiare una minaccia inaspettata e titanica. Una nuova Apocalisse sembra all’orizzonte, ordita dal “creatore” in prima persona, intervenuto per placare la minaccia portata dal giovane Jack, la cui velocissima - ma inesorabile - trasformazione da eroe a pericolo pubblico è risultata la spina dorsale di tutta la seconda parte della stagione. Per quanto possa straziare il cuore, è innegabile quanto le idee sembrano ormai ridotte all’osso e, giungere ad una conclusione appare quasi doveroso. Peccato, ancora una volta, per la solita fretta con le quali molte situazioni vengono introdotte e quasi istantaneamente sbrigate. Del resto, però, Supernatural è sempre stato così e nella sua unicità ha saputo accompagnarci lungo un arco temporale decisamente corposo. Assistere alla sua conclusione, comunque vada, sarà sicuramente doloroso. Chi la spunterà? Lo scopriremo, è il caso di dirlo, soltanto vivendo.

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