Swamp Thing: Recensione della serie DC su Amazon Prime

Swamp Thing è una serie dal potenziale immenso, fatta con amore e passione, ma indebolita da un processo produttivo molto travagliato.

recensione Swamp Thing: Recensione della serie DC su Amazon Prime
Articolo a cura di

La parabola di Swamp Thing non è delle più idilliache e, sotto alcuni punti di vista, è ancora incomprensibile. Per tutti i fan delle serie create direttamente dalla DC - ovvero Titans, Doom Patrol e prossimamente Stargirl - rappresenta un precedente piuttosto preoccupante. Prodotta, tra gli altri, da una personalità del calibro di James Wan, Swamp Thing ha avuto una gestazione particolarmente complicata a causa di divergenze tra il team creativo e la Warner, difficoltà che però non sono mai emerse in via ufficiale. Solo ad un mese circa dalla messa in onda è stata diffusa la notizia di un taglio delle puntate, da 13 a 10: un segnale che, date le tempistiche, non risultava certo di buon auspicio.

Infatti il dramma non è tardato ad arrivare. La diffusione del primo episodio è stata seguita dalla cancellazione della serie: sebbene ci fossero già delle idee per la trama della seconda stagione, il sequel non vedrà la luce, e l'annuncio è stato diffuso senza neanche l'ombra di una spiegazione, eccezion fatta per qualche indiscrezione che riguardava il mancato rispetto del budget a disposizione. Inutile negarlo: Swamp Thing è un telefilm chiaramente vittima di un processo travagliato, le cui cicatrici sono visibili e dolorose. Il tono un po' amareggiato deriva dal fatto che, nonostante tutto, cuore e passione trasudano da ogni inquadratura.

Violenza e tensione

Ispirate all'omonimo personaggio dei fumetti creato da Len Wein e Bernie Wrightson, le vicende di Swamp Thing hanno luogo nella cittadina di Marais, Louisiana, colpita improvvisamente da un misterioso e violento virus originato dalla palude che la circonda.

Sul caso interviene la dottoressa del CDC Abby Arcane (Crystal Reed), originaria proprio di Marais e non esattamente entusiasta all'idea di ritornare a casa: un luogo che le dona più traumi e disgrazie che gioie e ricordi felici. Insieme ad Alec Holland (Andy Bean), scienziato dalla dubbia reputazione, inizia ad indagare sulle radici di questa epidemia, mentre sullo sfondo un misterioso mostro antropomorfo sembra voler difendere la palude da ogni estraneo, e nella città in totale stato di panico emergono scandali, corruzioni e verità mal celate. Nonostante possegga elementi tipici del genere horror, Swamp Thing preferisce far leva su un'elevata tensione rispetto all'uso di jumpscare o torture psicologiche. E questi tratti sono tra i più riusciti, in particolar modo l'atmosfera della palude - protagonista assoluta del telefilm - che restituisce in maniera egregia i suoi misteri, la sua inaccessibilità, la sua sporcizia. Il pantano che cinge Marais è un luogo crudele, irto di pericoli sia naturali che sovrannaturali e Swamp Thing non nasconde minimamente quanto possano essere cruenti le forze in gioco.

Una combinazione di fattori che dà vita, su schermo, ad alcune delle sequenze più violentemente soddisfacenti che si siano viste negli ultimi anni, realizzate con rara maestria. Insomma, la scena d'apertura del pilot è un meraviglioso manifesto di ciò che la serie vuole essere. La sceneggiatura, d'altro canto, insiste costantemente sui variegati abitanti della cittadina, in un modo che nelle prime battute può apparire addirittura tedioso: occorre insomma una buona dose di pazienza affinché Swamp Thing sveli tutte le sue carte.

Pian piano, in ogni caso, verremo a conoscenza del marcio scaturito da una ragnatela di segreti, insospettabile per un posto come Marais, e finalmente verrà resa giustizia alla complessità dei personaggi dell'opera. Quando i due nuclei principali lavorano insieme e si integrano al meglio, evitando alcune discutibili puntate auto conclusive e un ritmo eccessivamente compassato, la serie riesce a brillare, dimostrandosi una delle sorprese dell'anno, ricchissima com'è di drammi e misteri. Ed è qui che, purtroppo, sono intervenute le enormi difficoltà che hanno colpito Swamp Thing durante la sua produzione.

Un ritmo discontinuo

Come anticipato, l'opera presenta vistose cicatrici, quei difetti gravi tipici di un progetto costretto a modificarsi numerose volte. Anzitutto, il ritmo dello svolgimento è di una discontinuità a tratti disarmante e discontinuo: In Swamp Thing troviamo episodi auto-conclusivi, dialoghi a volte estremamente futili o pensati per ribadire avvenimenti già sviscerati a lungo, aspetti di lore fondamentali trattati invece con noncuranza.

È evidente che Swamp Thing abbia sofferto di tagli feroci alla sua durata, e che alcuni dettagli o vicende ne abbiano pagato le conseguenze, velocemente riadattati per offrire un minutaggio minore. Stesso discorso può essere fatto a proposito dei personaggi: è palese che alcune evoluzioni dei protagonisti risultino improvvise, estemporanee, malamente giustificate.

Non ci è dato sapere quali inciampi siano avvenuti nel corso della produzione, e magari le motivazioni potrebbero essere state convincenti e comprensibili, ma quello di Swamp Thing resta un caso di gestione tutt'altro che illuminata. E un meraviglioso finale con un cliffhanger ben studiato non fa altro che acuire i rimorsi per ciò che la serie avrebbe potuto essere.

Swamp Thing Le vicende che hanno portato ad una cancellazione prematura di Swamp Thing rimangono ancora avvolte nel mistero. E i resti di un processo cosi travagliato sono visibili sotto gli occhi di chiunque: un ritmo discontinuo, elementi che non trovano il loro giusto spazio nel tessuto narrativo, protagonisti la cui evoluzione è oltremodo approssimativa. L'aspetto più doloroso è che Swamp Thing è tutt'altro che un telefilm mediocre: la realizzazione, a livello tecnico, è eccellente e mostra delle sequenze cruenti a dir poco straordinarie. La gestione di tutti i misteri che avvolgono la cittadina di Marais è intelligente e non fa altro che aumentare la suspense. Quando questi due nuclei lavorano insieme compongono un'opera notevole, che trasuda cuore e passione. Il destino della Creatura, insomma, avrebbe potuto essere ben diverso.

7