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Sweet Home recensione: il nuovo horror coreano disponibile su Netflix

Arriva su Netflix Sweet Home, horror coreano nel quale un potente virus trasforma le persone in orribili mostri, mentre l'umanità si vicina all'estinzione.

Sweet Home recensione: il nuovo horror coreano disponibile su Netflix
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Se gli annunci stellari riguardanti le serie Star Wars in arrivo su Disney+, ci lasciano guardare al futuro con curiosità e speranza, non dobbiamo però dimenticarci dei titoli che stanno già popolando le varie piattaforme streaming. Nello specifico, se avete letto il nostro articolo relativo alle novità Netflix di dicembre, avrete notato la presenza di diverse opere coreane interessanti. Tra queste Sweet Home, basata sull'omonimo webtoon di Kim Kan-bi e Hwang Young-chan, aveva catturato il nostro interesse e ora, dopo che abbiamo potuto vedere la prima stagione in anteprima, ecco cosa ne pensiamo.

Uniti per sopravvivere

Cha Hyun-soo (interpretato da Song Kang) è uno studente delle superiori come tanti, fino a quando non cade vittima del bullismo dei compagni. Ricattato, inizia ad isolarsi dal mondo che lo circonda, chiudendosi in camera ed evitando ogni contatto sociale. Il colpo di grazia arriva con l'incidente che coinvolge la sua famiglia, che vede il ragazzo costretto a trasferirsi in un piccolo appartamento di un fatiscente condominio. Qui, sin dal primo episodio conosciamo i vicini, ognuno con aspirazioni e obiettivi diversi. Tra questi, spicca il personaggio interpretato da Lee Jin-wook (Pyeon Sang-wook), un malavitoso che impareremo a conoscere, guardando la sua storia da una prospettiva diversa.

I personaggi in scena sono tanti, ma, nonostante questo, il ritmo iniziale è tutt'altro che compassato. Infatti, dopo una breve panoramica sui personaggi che ci accompagneranno nel corso di questa prima stagione, siamo subito catapultati in una storia che, di minuto in minuto, alza la tensione, lasciando però spazio ad approfondimenti che ci permettono di avere un punto di vista più completo riguardo le azioni che i singoli decidono di intraprendere.

Il primo ad accorgersi che qualcosa non va, però, è proprio Cha Hyun-soo che, costretto ad uscire dalla sua stanza per ritirare la cena, vede sul pavimento delle tracce di sangue. Inizia così un'escalation di violenza e tensione, con alcune persone che, dopo essere state infettate da un misterioso virus, si trasformano in mostri di vario tipo, che uccidono senza pietà i residenti del condominio, mentre il mondo esterno è vicino al collasso.

Da qui, partirà la lotta per la sopravvivenza di chi non è stato infettato, ovvero il gruppo guidato dal cinico Lee Eun-hyuk (interpretato da Lee Do-Hyun), che nonostante la giovane età organizza la resistenza ai mostri, radunando le persone al piano terra. Quello che si fa strada, però, non è solo il sentimento di paura e tensione che avvolge il racconto, ma anche la vera tematica principale di questa serie: il parallelo tra gli umani e le creature che stanno minacciando l'umanità.

Chi è il mostro?

Cosa significa essere un mostro? Sweet Home, risponde a questa domanda in più di un'occasione, partendo proprio dal protagonista. I frammenti del passato di Cha Hyun-soo, infatti, sono lo specchio di una società malata nella quale l'aspetto umano nasconde mostri pronti a braccare la preda di turno, costringendola a sopravvivere rinunciando ad una vita normale. Il disumano, è un aspetto che coinvolge anche altri protagonisti del racconto, come il duro Lee Jin-wook, legato ad una vicenda anche più mostruosa della lotta che i personaggi stanno combattendo.

I mostri stessi spesso mutano anche in rapporto al desiderio che si cela dietro alle persone infette, portando in superficie quella malvagità che già brancolava nei loro animi. Anche per questo, Sweet Home è più di quello che sembra, affrontando tematiche importanti nascoste dietro alla maschera sanguinante di una storia ricca di momenti di tensione. In tal senso, non sono certamente stati posti freni alla produzione per quanto concerne il tasso di violenza, con alcuni episodi davvero brutali e sanguinosi. Certo, c'è da segnalare che alcuni scontri sono meno riusciti di altri, con una regia che in determinati momenti brilla, mentre in altri resta piuttosto anonima.

Infatti, la serie non è sicuramente esente da difetti, con alcuni problemi abbastanza evidenti. Il più chiaro è senza dubbio la CGI, che presenta alcuni mostri più credibili ed altri poco ispirati, con effetti speciali che soffrono la mancanza di un budget appropriato, stonando con il resto della produzione e risultando inadeguati. Un altro aspetto discutibile è il numero di episodi di questa prima stagione, che in più di un'occasione rallenta e ripresenta situazioni già viste che alla lunga stancano. Infatti, nel corso di questi dieci capitoli, pur approfondendo i vari personaggi, dopo il ritmo serrato dei primi due episodi ci troviamo di fronte ad un calo problematico, con una parte centrale poco interessante e mal gestita rispetto al resto.

Per quanto riguarda il finale, invece, Sweet Home aumenta i giri, ritornando ad una narrazione efficace e coinvolgente, pur non brillando a causa di una chiusura che lascia qualche dubbio di troppo. Ci troviamo quindi di fronte ad un prodotto che ha un suo carattere che lo pone sopra altri titoli di medio livello, ma non riesce comunque a spiccare abbastanza da poterlo ritenere alla pari di altre serie più blasonate.

In conclusione, la serie diretta da Lee Eung-bok avrebbe sicuramente giovato di un numero di episodi ridotto e di un budget superiore, che avrebbero potuto dare una marcia in più a Sweet Home. Detto questo, resta il fatto che in più di un'occasione il risultato finale convince, con temi importanti come il bullismo o la violenza domestica che vengono inseriti nel microcosmo del condominio, dove la realtà mette in evidenza come il confine tra mostro e umano in molti casi sia labile, con un sorriso che spesso può nascondere pensieri ben più spaventosi e malati.

Sweet Home Sweet Home intrattiene e, soprattutto nei primi episodi, regala diversi momenti di tensione, con un ritmo avvincente che coinvolge lo spettatore. Purtroppo, questo non dura a lungo e la parte centrale di questa prima stagione soffre un calo abbastanza vistoso che indebolisce la serie. Nonostante questo, ci sono diversi personaggi interessanti, con una trama che non si ferma alla lotta per la sopravvivenza dei protagonisti, ma esplora l'animo umano affrontando tematiche di grande importanza. Ed è anche per questo che ci sentiamo di consigliare Sweet Home agli amanti del genere horror, che dovranno però tenere in conto anche di effetti speciali tutt'altro che perfetti, dovuti probabilmente al budget ridotto.

7.5