Tales From The Loop Recensione: la serie scommessa di Amazon Prime Video

Tales from the Loop è, prima di ogni cosa, un'esperienza particolare e toccante, che però funziona solo quando tutto gira alla perfezione.

recensione Tales From The Loop Recensione: la serie scommessa di Amazon Prime Video
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Amazon, ci hai un po' ingannato questa volta. Ci hai fatto credere con la visione di alcuni episodi in anteprima di avere tra le mani una nuova gallina dalle uova d'oro, un'inedita scommessa bizzarra su cui nessuno avrebbe mai puntato, nata dalle forme di comunicazione più disparate. Quasi due anni fa fu un podcast - e il genio di Sam Esmail - a dar vita ad Homecoming, per Tales from the Loop la fonte è invece un libro composto principalmente da immagini. Ingannato perché, per quanto un adattamento così ostico mostrasse ancora qualche piccola incertezza, questa sorta di piccola antologia di racconti in salsa sci-fi ci aveva conquistato (qui le nostre prime impressioni su Tales from the Loop).

Musiche meravigliose, un'estetica squisita, un tono delicato e teneramente genuino, tematiche universali affrontate con competenza, non mancava nulla. Ma erano solo tre puntate e il resto della prima stagione riesce troppo raramente ad eguagliare quella qualità che ci aveva folgorato.

Una città al servizio del Loop

Ci troviamo immersi in un tempo imprecisato, nel cuore di una cittadina senza nome dove tutto ruota intorno al misterioso Loop. Nessuno degli abitanti può dirsi non influenzato dalla presenza di questa macchina, in un modo o nell'altro chiunque è collegata ad essa. O almeno è così che il capo del Loop, Russ (l'eterno Richard Pryce), ci introduce in un paese necessariamente dipendente da un laboratorio il cui scopo è esplorare e svelare i segreti dell'universo, in modo da rendere possibile l'impossibile.

Tales from the Loop si mostra intrigante già dal suo concept, una sorta di Twilight Zone in miniatura, per così dire: ad ogni episodio un protagonista diverso si imbatte in una situazione oltre il limite delle nostre conoscenze e di ciò che siamo in grado di spiegare, ma l'ambientazione rimane sempre la stessa e numerosi personaggi sono ricorrenti - al punto che alcuni racconti sono abbastanza collegati tra di loro.

Ma dove il classico Twilight Zone vuole offrire intrattenimento con storie puramente fantascientifiche o una Black Mirror è permeata da quel senso di denuncia verso certe tendenze della contemporaneità, Tales from the Loop prende una strada differente. L'evento sci-fi - paradossi temporali, universi paralleli - non è altro che un curioso escamotage narrativo per trattare argomenti problematici, per mettere il protagonista di turno di fronte alle proprie paure, angosce e desideri più profondi. L'abbandono, il lutto, la solitudine, la fobia che un momento così bello e perfetto possa semplicemente scomparire, temi che compongono una raccolta delle emozioni umani difficilmente comunicabili. Allora, quando funziona, la nuova serie Amazon diventa una struggente poesia di immagini, dettagli, metafore, attraversata da un sottotesto di non detti eppure chiari come il sole.

Una qualità troppo altalenante

La regia e soprattutto l'estetica spingono, infatti, fortemente in questa direzione, concentrandosi su particolari che altrimenti sarebbero passati in secondo piano - nella migliore delle ipotesi.

Specialmente sul lato visivo Tales from the Loop si conferma straordinaria, creando un mix di esperienze e suggestioni di epoche diverse - anni ‘50, anni ‘80, anni ‘90, futurismo, steampunk, sci-fi puro - stupefacente, capace continuamente di stupire lo spettatore e riuscendo persino a dare un senso all'insieme. Lo stile è talmente vivo e ben realizzato che risulta credibile, lo si accetta comprendendone le regole.

Tutto questo, però, accade quando l'episodio funziona, come abbiamo accennato. Tali sontuose conquiste trovano la loro quadratura del cerchio, il giusto equilibrio solo in alcune puntate, che vanno a formare all'incirca metà stagione. Quando anche un singolo elemento viene a mancare o è sottotono, il castello si sgretola dalle fondamenta. Ora, passi l'esasperata lentezza onnipresente in Tales from the Loop, un difetto evidente ma che può pesare o meno a seconda dei gusti personali dello spettatore. Certi episodi sono costruiti maldestramente, su tutti i fronti: alcuni si reggono su un colpo di scena che la sceneggiatura non riesce a sostenere, rendendolo evidente fin dal principio; altri presentano proprio delle incoerenze per una superficiale caratterizzazione dei personaggi, che agiscono in maniera sconsiderata all'improvviso o spesso totalmente insensata; altri ancora preferiscono svolgere un compitino banale e prevedibile.

Ed è palese che in un'esperienza - più che una serie Tales from the Loop è una vera e propria esperienza - del genere basta il minimo scossone, basta che un singolo dettaglio venga meno per danneggiare la capacità di comunicare quei sentimenti e le loro corrispettive odissee esistenziali.

Di conseguenza viene bruciato il coinvolgimento emotivo dello spettatore e, tolto questo, cosa rimane? Ben poco di un'esperienza che a tratti si rivela entusiasmante ed emotivamente toccante, alternati a momenti desolanti e incompleti.

Tales From The Loop Tales from the Loop è, prima di ogni cosa, un'esperienza particolare e toccante. La nuova scommessa della scuderia di Amazon è una raccolta di emozioni, paure, angosce, desideri, un'odissea esistenziale veicolata attraverso racconti dalla cornice fantascientifica. Quando ogni singolo elemento è al posto giusto, la scintilla si accenda e genera pura magia: Tales from the Loop diventa poesia in immagini, fatta di dettagli e di sentimenti incomunicabili, coronata da un'estetica virtuosa e variegata. Quando, però, anche solo una componente è fuori posto - e succede per circa metà stagione - la magia si spegne. Caratterizzazioni scialbe ed incoerenti, colpi di scena prevedibili, svolti in maniera svogliata, basta poco per perdere il coinvolgimento emotivo. Ne fuoriesce un'esperienza per certi versi unica, ma bloccata troppo spesso da qualità discontinua.

6.5