Tehran 2 Recensione: uno spy-thriller raffinato e ricco di colpi di scena

La nuova stagione della serie ideata da Moshe Zonder, Dana Eden e Maor Kohn è ancora più intensa e dinamica, frutto di una scrittura solida

Tehran 2 Recensione: uno spy-thriller raffinato e ricco di colpi di scena
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Tehran è l'ennesima conferma che la strategia perseguita da Apple TV+ sia vincente. Ad ora, puntare alla qualità e non alla quantità ha portato tanto successo alla piattaforma streaming della casa di Cupertino e vedere che anche un'acquisizione esterna al proprio catalogo (lo show nasce sotto l'egida del canale israeliano Kan 11) sia di buon livello non fa che dimostrare l'efficacia del loro modello contenutistico. Se già la prima stagione aveva posto delle ottime basi per la costruzione di una storia originale e carica di adrenalina, dove il conflitto tra il Mossad e il controspionaggio iraniano era il perno centrale dello sviluppo della trama, con la nuova stagione, lo scontro tra le due fazioni si fa più complesso e delicato, violento e problematico.

Già nella nostra anteprima di Teheran 2 avevamo sottolineato alcune novità importanti che erano evidenti già nelle puntate iniziali. Non ci stiamo riferendo solamente alla presenza della celebre Glenn Close nei panni della spia Marjan Montazeri, ma anche di un cambio di rotta sia a livello registico che narrativo. Se la macchina da presa sembra essere meno rigida rispetto a quanto abbiamo visto nella prima stagione, con tanti guizzi, variazioni e cambi continui di scena; la scrittura è più intensa e complessa, senza però perdere quell'immediatezza e fascino presente già dall'inizio con un risultato finale brillante che apre al futuro.

Tehran: una scrittura a prova di bomba

Il nuovo corso di Tehran si apre, fin da subito, con elettrizzanti stimoli, inedite figure e un nuovo obiettivo da sconfiggere: ora che Qasem Mohammadi (interpretato da Vassilis Koukalani), a capo delle Forze Rivoluzionarie iraniane, è diventato Generale, è lui il bersaglio da eliminare.

La nostra protagonista, la giovane spia Tamar Rabinyan (che ha il volto di Niv Sultan), nonostante sia programmando la sua fuga con Milad (Shervin Alenabi) è chiamata a raccolta dal Mossad che incarica l'esperta Marjan Montazeri (la già citata Glenn Close) di coordinare le operazioni. La sceneggiatura dell'opera, rispetto alla prima stagione che volava sicuramente più in basso, alza ancora di più l'asticella qualitativa, con un crescendo inaspettato che regala, soprattutto nella parte finale, sempre più colpi di scena, intrecci e cambi di programma. L'efficacia della scrittura si nota proprio nei momenti, molto frequenti nei nuovi episodi, in cui tutto va a rotoli e i personaggi devono trovare soluzioni alternative ed improvvisare. È affascinante osservare l'inventiva, l'acume e la freddezza degli agenti segreti israeliani, ma anche la furbizia del controspionaggio iraniano, sempre più vicini a scoprire la verità. Ciò rivela, alla base di Tehran, non solo una caratterizzazione sopraffina dei protagonisti e comprimari, ma anche un efficace incastro di eventi, situazioni, effetti e conseguenze che dimostra senza dubbio che gli autori hanno perfettamente chiaro il punto di inizio e di fine della stagione e che riescono a gestire egregiamente lo sviluppo di ogni singolo passaggio intermedio.

Tra l'altro, considerando cosa accade nella spettacolare conclusione, è chiaro che le avventure di Tamar continueranno anche prossimamente, con delle prospettive, se vogliamo, ancora più brillanti: sembra quindi che dobbiamo aspettarci una svolta ancora più marcata in futuro. L'unica piccola nota stonata da segnalare è che il contesto storico e geopolitico di partenza è dato per scontato, quindi, se non si conosce un minimo del conflitto tra Iran ed Israele si potrebbero perdere alcuni passaggi fondamentali.

Sfruttare al meglio le novità a disposizione

Anche la regia di Tehran fa dei passi da gigante: vedendo la prima stagione si aveva l'impressione che si girava intorno sempre allo stesso punto, con scelte accurate e precise, ma comunque limitanti. Nella seconda stagione, invece, si respira un'atmosfera differente, anche se si parte da quanto è stato realizzato in passato. Aggiungere elementi dà la possibilità ai registi di sfruttare strumenti del tutto nuovi e quello che all'inizio sembrava solamente un "semplice" hackeraggio, si è trasformato, nel corso del tempo, in un gioco molto più pericoloso di prima.

Essenziale, per garantire la tensione e per gestire al meglio il ritmo, è lo studio delle ambientazioni mai così varie e ricche di particolari, ma anche il cambio di punti di vista della storia, alcune volte repentino, che ci consente di osservare direttamente le diverse forze in campo. Alcune eccellenze sono da riscontrare nel primo ed incalzante episodio, con un'operazione di estrazione spettacolare e la puntata di chiusura, che funziona in modo perfetto, grazie soprattutto alle continue variabili che si intromettono in scena, garantendo sempre più originalità.

Un'altra novità di pregio è ovviamente l'abilissima spia del Mossad interpretata da Glenn Close che, come avevamo ipotizzato, si dimostra essere un elemento fondamentale per la riuscita delle puntate. Sarebbe stato semplice e immediato sfruttare fino all'ultima briciola una presenza così tanto talentuosa (e per certi versi ingombrante) del mondo dello spettacolo, ma la saggezza degli autori risiede proprio nell'utilizzare il personaggio in modo garbato ed elegante, senza che prenda interamente le redini dell'intera serie.

In questo modo si garantisce da un lato una valorizzazione di spessore all'attrice coinvolta, dall'altro si dà spazio anche agli altri personaggi, sia vecchi che nuovi. Il cast scelto è di primo livello: oltre all'equilibrata e posata interpretazione della Close, non si può non menzionare anche l'ottimo lavoro di Niv Sultan che è cresciuta enormemente insieme al suo personaggio e di Shaun Toub, che evidenzia perfettamente le fragilità dell'agente Faraz Kamali che in questa stagione fa un percorso particolare.

Tehran - Stagione 2 Tehran torna con una seconda stagione incredibile su tutti i punti di vista: se la scrittura è sorprendente perché costruisce eventi, situazioni e incastri spionistici perfettamente legati l'uno con l'altro, dimostrando un lavoro di ricerca ai massimi livelli; la regia è più dinamica rispetto a quanto abbiamo in precedenza e si appoggia alle tante novità introdotte in queste inedite puntate. Vera punta di diamante è Glenn Close, un'attrice talentuosa che è stata sfruttata appieno, senza prevaricare gli altri membri del cast, anche loro di gran livello. Nel complesso un'opera che, tenendo ben salde le ottime premesse della prima stagione, si reinventa, guardando ad un futuro ancora più promettente.

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