Tell Me a Story Recensione: un thriller con poco carattere

Su Sky e NOW è disponibile la prima stagione di Tell Me a Story, un buon thriller che purtroppo incappa in diverse problematiche.

Tell Me a Story Recensione: un thriller con poco carattere
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Se ancora non siete decisi su cosa guardare nelle prossime settimane forse uno spunto ve lo potrebbe dare il nostro articolo relativo alle uscite Sky e NOW di dicembre 2021, che vede in copertina il ritorno di Yellowstone (non vi siete persi lo scontro The Son vs Yellowstone, vero?). Nel caso in cui la scelta dovesse cadere su qualcosa che è già disponibile, allora forse Tell Me a Story su Sky potrebbe fare per voi. Nella nostra anteprima di Tell Me a Story avevamo espresso più di un dubbio sull'inizio di stagione della serie, ma scrivevamo anche che qualche spunto interessante c'era e poteva trovare sfogo negli episodi successivi. Ora, dopo aver concluso la visione di questo ciclo di puntate possiamo finalmente dirvi com'è andata e, nonostante un po' di problemi, non mancano caratteristiche degne di nota che raddrizzano il tiro.

Un buon thriller

Come vi avevamo già anticipato le storie prendono vita a New York, e hanno come protagonisti principali Jordan Evans (James Wolk); Hannah Perez (interpretata da Dania Ramirez) e il fratello Gabe (Davi Santos); e infine Kayla Powell, portata in scena da Danielle Campbell. I quattro saranno legati a storyline inizialmente separate che finiranno per intrecciarsi, e ognuno di loro porterà a concludersi un cerchio iniziato nei primi episodi, per un minutaggio quasi equamente diviso tra tutti i personaggi principali.

Partendo dai punti di forza di questo show, possiamo dire che tutte le storie principali finiscono per coinvolgere e catturare acquisendo forza col passare del minutaggio e, nonostante un inizio un po' forzato e traballante, la voglia di vedere cosa accadrà nel capitolo successivo è un sintomo della buona riuscita della vicenda principale che lascia sviluppare tutti e quattro i protagonisti. Quest'ultimi risultano quindi interessanti e ben scritti, diversi tra loro e caratterizzati nel modo giusto: Jordan alla ricerca della sua vendetta, preda di una spirale depressiva senza fine, Hannah e Gabe tentati dalla possibilità di cambiare la loro vita dopo un furto a costo di sacrificare i loro principi, e Kayla in una relazione amorosa malata piena di sorprese.

Apparentemente ogni vicenda è slegata, ma avvicinandosi al finale il quadro prende forma, riuscendo a piazzare lungo il percorso anche qualche colpo di scena ben orchestrato. Detto questo, come spesso accadde per i prodotti seriali, l'originalità non è certo di casa, e se amate il genere thriller non avrete problemi a riconoscere pattern e cliché tipici, che pur funzionando non sempre riescono a sortire l'effetto desiderato.

Inoltre, come scritto nella nostra anteprima, anche il parallelo rispetto alle fiabe dalle quali la serie dovrebbe prendere ispirazione è abbastanza labile e poco sfruttato. Le vicende che si avvicinano di più a quest'ultime sono quella dei tre rapinatori e della vittima (che riprende I Tre Porcellini), e parzialmente quella di Kayla che si avvicina a Cappuccetto Rosso, ma per il resto queste storie ha poco da spartire coi racconti classici. Un buon thriller quindi, che riesce a tenere sulle spine ma manca del carattere necessario a renderlo un titolo unico.

Una storia dei giorni nostri

Le tematiche affrontate da Tell Me a Story sono abbastanza comuni abbracciando vendetta, amore, avidità, e ciò che rende credibile quanto vediamo è soprattutto il fatto che questi sentimenti siano radicati nel presente e rispecchiati nelle azioni dei protagonisti. Dall'insabbiamento dei crimini, al furto, in una società mossa dal denaro e dall'iperconsumismo che culmina nella distruzione di quelli che solitamente sono simboli di una vita ideale, ovvero l'amore e la giustizia.

Il primo viene infatti portato all'estremo diventando malato e sollevando tematiche come i femminicidi e la figura dello stalker, mentre il secondo viene affrontato da un punto di vista sia individuale, nella ricerca della vendetta di uno dei protagonisti, sia dal punto di vista collettivo nel rappresentare la corruzione in un organo importante come la polizia. C'è quindi un capovolgimento di ruoli, in una storia ambientata nei giorni nostri che purtroppo trova in questi punti di forza anche una certa fragilità, mettendoli in scena in un modo già visto al cinema e in tv, e perdendo qualsiasi pretesa di autenticità, fatta eccezione per il debole fil rouge tra fiabe e vicenda principale.

Anche sull'epilogo purtroppo ci sono luci e ombre, e la sensazione è che per far coincidere tutte queste storie ci sia stata qualche forzatura di troppo, portando a confronti finali che lasciano a desiderare e mettono in pericolo la sospensione dell'incredulità dello spettatore. Vedere assassini che dopo aver tenuto un profilo basso a lungo uccidono chi capita a tiro, dando anche la possibilità al protagonista di turno di scappare è abbastanza problematico, e purtroppo nel corso di questa prima stagione accade più di una volta. Infine una nota sul cast, che soprattutto per quanto riguarda i "cattivi" vede delle interpretazioni di ottimo livello, che nonostante una regia piuttosto piatta riescono ad incutere il giusto timore e sono quasi sempre convincenti.

La serie antologica statunitense ideata da Kevin Williamson come accade spesso ha quindi qualche problema d'identità e diverse situazioni risolte non proprio in modo impeccabile, ma la buona gestione dei personaggi unita ad un ritmo soddisfacente che tiene alta la tensione permettono a Tell Me a Story di presentare comunque un racconto interessante, che sfrutta a dovere gli elementi tipici del genere thriller per intrattenere fino alla fine. In attesa della seconda stagione possiamo quindi promuovere parzialmente questa prima tornata di episodi, che a questo punto ci sentiamo di consigliare soprattutto agli appassionati del genere.

Tell Me a Story - stagione 1 Tutto sommato Tell Me a Story si rivela un buon titolo al quale forse è mancato del coraggio, in una storia che convince ma perde di credibilità soprattutto sul finale. Un peccato poi che non sia stato sfruttato il legame con le fiabe dalle quali prende spunto, perché indubbiamente avrebbero regalato una particolare unicità ad un racconto che assomiglia ad altri già usciti in passato.

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