The Big Bang Theory: recensione della stagione 11

L'undicesima annata della fortunata sitcom di CBS è stata segnata da una storyline matrimoniale, con protagonisti Amy e Sheldon.

recensione The Big Bang Theory: recensione della stagione 11
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La decima stagione di The Big Bang Theory si era chiusa con un cliffhanger prevedibile ma comunque efficace, espediente prediletto di molte sitcom americane: Sheldon Cooper che chiedeva all'amata Amy Farrah Fowler di sposarlo, portando a termine una sottotrama sui problemi delle relazioni di distanza. Da lì è stata costruita la trama orizzontale dell'undicesimo ciclo di episodi, impostato sulle nozze tra i due innamorati più improbabili della serialità comica recente (basta ricordare il loro primo incontro, nell'ormai lontano 2010), con gli altri amici a occupare lo spazio restante con storie secondarie, senza dimenticare guest star del calibro di Neil Gaiman, Stephen Hawking, Bill Gates e Mark Hamill nei panni di loro stessi e, dopo anni di attesa, Jerry O' Connell nel ruolo del fratello maggiore di Sheldon e Kathy Bates in quello della madre di Amy. Il tutto al servizio di una macchina d'intrattenimento collaudata che da anni procede con uno schema ben preciso, facendo della ripetizione il suo maggiore punto di forza per mantenere viva l'attenzione del pubblico fedele (negli USA le puntate meno viste della stagione avevano comunque poco meno di 13 milioni di spettatori).

Il matrimonio dell'anno

Le dinamiche tra i personaggi sono ormai le stesse da diversi anni, senza troppo spazio per le variazioni che mal si sposano con le convenzioni della sitcom tradizionale, girata in studio con il pubblico presente e un numero minimo di scenografie. L'eccezione parziale è costituita proprio dal rapporto tra Amy e Sheldon, che si è evoluto nel corso delle stagioni fino ad arrivare a questo punto, inaspettato per chi - non a torto - pensava che la personalità del brillante scienziato, noto per il suo essere socialmente imbranato, fosse incompatibile con una nozione romantica quale quella delle nozze. Ed è proprio questo elemento a costituire il principale fattore di interesse e novità per una stagione che potrebbe convincere anche i più scettici che avevano deciso da tempo di abbandonare la serie, amatissima dal pubblico ma non esente da critiche per la sua rappresentazione stereotipata dei nerd (più di un commento critico ha definito lo show "un cimitero per le risate" nel corso degli anni). L'unico dubbio ragionevole a questo punto è: accantonato questo capitolo esteso, si tornerà alle situazioni di prima nella dodicesima stagione, già confermata da più di un anno?

E ora?

In ambito televisivo si parla della cosiddetta "sindrome di Sam e Diane", riferita ai celebri protagonisti di Cin Cin: una volta che si sono messi insieme, la scrittura si è fatta meno interessante (difatti gli sceneggiatori trovarono subito vari escamotage per farli separare anche solo per poco tempo, prima della rottura definitiva nella quinta stagione). Nel caso di The Big Bang Theory la questione è doppiamente complessa, tra relazioni e successive nozze (vedi il rapporto tra Penny e Leonard, equivalente odierno di quanto accaduto negli anni Ottanta), e sembra veramente che gli autori, salvo sorprese, abbiano esaurito tutte le varianti possibili per dare alla serie un minimo di freschezza dopo dieci anni all'insegna delle battute e delle situazioni a ripetizione. Le risate ci sono ancora, grazie soprattutto a Jim Parsons, ma sono dettate più dall'abitudine che da veri slanci di genio comico provenienti dalla scrittura o dalle performance degli attori. La dodicesima stagione saprà smentire queste riserve? La risposta il prossimo autunno.

The Big BangTheory - Stagione 11 Leonard, Sheldon e gli altri sono al centro di un'altra stagione all'insegna del già visto e sentito, con l'unica novità basata sul fidanzamento tra Sheldon e Amy. La simpatia rimane una costante, ma le risate vere sono ormai poche e quasi sempre legate alla nostalgia. Se la serie vuole continuare ancora a lungo, sarà auspicabile un cambiamento di non poco conto, capace di valorizzare le caratteristiche dei protagonisti senza ricorrere a formule trite e ritrite.

6.5