The Book of Boba Fett Recensione: una serie paradossale e incostante

Lo show dedicato a Boba Fett è un insieme imperfetto di scelte folli e inconcludenti, salvato da un paio di tematiche e un paradosso più unico che raro.

The Book of Boba Fett Recensione: una serie paradossale e incostante
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The Book Of Boba Fett è una serie paradossale ed incostante, sotto ogni punto di vista. Ha delle enormi potenzialità, anche e soprattutto in ottica futura qualora venisse corretto il tiro, ma che si sono già intraviste in questa prima stagione, come il delicato approfondimento sui Tusken - che già nel romanzo Kenobi, seppur ad oggi Legends e non canonico, si prestavano magnificamente ad essere una miniera inesplorata - o la voglia di riscatto di Boba e la semplice genuinità e sincerità del suo rapporto con Fennec. Però è al contempo una stagione piagata da magagne monumentali: una gestione della narrativa incomprensibile, una caratterizzazione di molti personaggi inesistente o comunque problematica a dir poco, una regia e degli effetti spesso statici e insoddisfacenti, per infine raggiungere il culmine del paradosso con puntate che con Boba Fett non hanno nulla a che vedere e tuttavia rappresentanti i momenti indiscutibilmente migliori, già indimenticabili per molti fan.

È sicuramente un prodotto che dischiude con chiarezza quanto la gestione Filoni-Favreau possa risultare ancora inesperta nel gestire una porzione di universo fortemente interconnessa, gettando oltretutto inevitabili ombre su Ahsoka. Ed è anche la serie che al suo interno contiene alcune delle sequenze più impattanti, emozionanti e dense che Star Wars ci ha regalato in 45 anni di storia.

Una narrativa disastrosa e arida

Procediamo con ordine: The Book Of Boba Fett vede come protagonista l'omonimo ex-cacciatore di taglie che, in seguito al finale della seconda stagione di The Mandalorian (qui potete recuperare la nostra recensione di The Mandalorian 2), ha assunto il ruolo che fu di Jabba The Hutt, ovvero di daimyo di Tatooine. L'obiettivo? Liberarsi finalmente dalla necessità di lavorare per i numerosi criminali intergalattici e fondare un proprio impero, gestito in modo differente e basato perciò sul rispetto e non sulla paura e intimidazione ad ogni costo. L'intera città di Mos Espa, sindaco incluso, sembra indifferente a tali promesse e si mostra intenzionata a remargli contro, mentre Boba (Temuera Morrison) è costretto a rivivere il suo passato dopo la miracolosa fuga dal sarlacc e a difendersi persino dai sindacati, poco disposti a rinunciare così facilmente al pianeta con i due soli.

E a dir la verità, per quanto lento, l'inizio della serie era piuttosto incoraggiante - vi lasciamo qui la nostra recensione di The Book of Boba Fett 1X01 - e strutturato come una sorta di thriller, in cui le luci della ribalta venivano divise tra sezioni nel presente, col complicato avvio del regno del protagonista, e i flashback ambientati post-Episodio VI, che ci ricollegano alla sua reintroduzione in The Mandalorian. Crediamo sia superfluo indicare quanto uno space western incentrato direttamente sull'underworld criminale della galassia lontana lontana con un'impalcatura da thriller e due linee temporali che potevano toccarsi in un culmine narrativo ed emotivo sia un progetto maestoso; un'illusione durata veramente troppo poco, poiché emergono subito le gravi mancanze gestionali dello show.

Innanzitutto le linee temporali cozzano profondamente l'una con l'altra e, invece di aumentarsi a vicenda la suspense tramite suggerimenti e indizi, vanno a limitarsi all'inverosimile: tanti dettagli del passato vengono inquadrati e raccontati con eccessiva rapidità mentre su altri si spende un minutaggio considerevole, coprendo e quasi annullando per episodi interi il presente; un presente che di conseguenza semplicemente non si sviluppa se non tramite piccole scenette che finiscono per essere una parodia non comica dei grandi nomi cui si ispirano. Nessuno dei due filoni, insomma, esprime il suo massimo splendore e chi ne esce a pezzi è proprio la trama sulle dinamiche politiche e di potere a Mos Espa, di una banalità e superficialità a tratti insopportabile o addirittura imbarazzante.

E, aspetto che azzera qualunque velleità nella prima metà di stagione, il passato - con la sua piacevole ingombranza e la gestione troppo casuale - non permette in alcun modo di sviluppare né la personalità e le motivazioni dei protagonisti né tantomeno un qualsivoglia personaggio secondario, creando a tutti gli effetti dei buchi di trama che lo spettatore è costretto a colmare con un'inventiva mostruosa. The Book Of Boba Fett, infatti, introduce molte figure inedite, nessuna delle quali supera più di una decina di battute lungo tutta la serie e, episodio dopo episodio, a causa di ciò cambiano vistosamente linguaggio e obiettivi - i mods sono l'esempio più clamoroso, introdotti come giovani che lamentano le disastrose condizioni di un pianeta ingiusto per poi ritrovarli con una voglia onorevole e cavalleresca di difenderlo.

Un'ancora di salvezza insperata

Un insieme giocoforza disastroso nonostante la potenza concettuale dell'idea di base e di poche ma concentrate scene, su cui improvvisamente si abbatte un altro tifone: per due intere puntate il protagonista sostanzialmente non appare e l'attenzione si sposta, per così dire, su The Mandalorian, come se The Book Of Boba Fett non fosse altro che un ponte per le prossime avventure di Din Djarin. Una decisione criptica, che depotenzia ulteriormente un personaggio e uno show dalla narrativa già debole e fallace, sottraendo tempo essenziale per comporre un mondo, un contesto, una base che doveva condurre al climax dello scontro finale con ben altre aspettative e specialmente un differente coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore, suo malgrado costretto a veder lottare per la propria vita degli individui con cui non ha formato alcun legame.

Ancora più grave è il fatto che qui non ci si limita a far respirare un mondo di riferimento condiviso, ma si compiono passi fondamentali per un'altra serie e si raggiunge il controsenso inverosimile di obbligare i fan di Mando a guardare The Book Of Boba Fett, anche se disinteressati alla sua ascesa criminale. Da un punto di vista meramente commerciale è ovvio che un'operazione del genere abbia senso, è un modo - innaturale e forzato - di alzare l'asticella d'ascolto di un prodotto, con la rinuncia totale ad una narrativa fluida e soddisfacente.

Il paradosso, però, è dietro l'angolo e si ingrossa ancor di più, in quanto questo primo capitolo del libro di Boba, nell'abbandono quasi ridicolo di ciò che doveva raccontare, sforna due episodi sontuosi, ricchi di tematiche e incorniciati da una regia puntuale e limpida - come se il budget totale fosse in realtà stato destinato interamente qui. Dalla divisiva ideologia che separa indissolubilmente la via dei Mandaloriani da quella dei Jedi alla magnifica solennità attraverso la quale certe personalità sono state messe in scena, si tratta di momenti che un fan difficilmente dimenticherà e che, anzi, porterà per sempre nel cuore. Un'emozione talmente forte e totalizzante da far passare in secondo piano i giusti dubbi sulla possibilità di gestire a lungo termine un universo così connesso, sulle tendenze tossiche di Filoni e sulle ormai note indecisioni di Disney nel compiere determinati passi specifici.

E la domanda sorge spontanea: perché creare una serie su un violento, barbarico e crudele criminale per poi non farlo agire come tale? Senza dare spiegazioni di un tale cambiamento, senza fornire giustificazioni, senza farlo incamminare su un percorso di redenzione; soluzione certamente scontata e che non avrebbe mai incontrato il favore di una porzione non indifferente della fanbase, ma che perlomeno avrebbe dato una parvenza di senso alle continue e bizzarre prese di posizione stanche di Boba, incapace di imporsi e di prendere in mano la situazione, tra l'altro in diretto contrasto con il suo ritratto nella serie madre.

The Book of Boba Fett The Book Of Boba Fett è una della serie più paradossali con cui abbiamo mai avuto a che fare, lo ammettiamo con molta sincerità. È obiettivamente un prodotto dalle magagne concettuali e narrative colossali e dai valori produttivi problematici, iniziata come uno space wester dai tratti thriller e intriso di due linee temporali tra loro complementari e poi gestita in modi a tratti imbarazzanti. Ad esempio, è chiaro che invece di rafforzarsi a vicenda le due linee tendono a cozzare, a scontrarsi, a limitarsi e la vittima è soprattutto il presente, incapace di sviluppare la propria trama politico-criminale e di dare una qualunque parvenza di caratterizzazione ai personaggi, sia primari che secondari. Oltretutto, ad un certo punto in poi il focus si sposta e abbandona totalmente Boba per concentrarsi su cose che con il suo impero nascente non hanno nulla a che fare, come se la serie si fosse trasformata in un ponte per la terza stagione di The Mandalorian. È una gestione folle e incomprensibile, che non dà spazio per sviluppare nulla delle tematiche e dei personaggi che la serie introduce. Il paradosso, però, è che oltre ad offrire squarci e sequenze dall'indubbio fascino - soprattutto nel passato - le puntate che ignorano sono in realtà tra le migliori ore che Star Wars abbia offerto in 45 anni di storia e donano delle emozioni che semplicemente è impossibile ignorare.

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