The Boys 3x05 Recensione: la quiete prima della tempesta

Dopo un avvio devastante, The Boys si prende un attimo di necessaria riflessione senza rinunciare a portare avanti la sua storia, prima del rush finale.

The Boys 3x05 Recensione: la quiete prima della tempesta
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Nuovo venerdì, nuovo appuntamento con The Boys che, pur rischiando di sembrare ripetitivi, continua in pratica a mostrare i muscoli di una stagione ad ora quasi perfetta. Superato l'esordio che doveva limitarsi ad introdurre i personaggi e la loro lotta, scavalcato il secondo atto che in fondo era quasi uno straordinario momento interlocutorio per preparare il terreno, ora i ragazzi stanno rivelando tutto il loro potenziale con una serie di episodi che non vogliono mai lasciare lo spettatore a bocca asciutta, c'è sempre qualcosa in procinto di accadere - e il più delle volte accade. Sicuramente questa quinta puntata, nell'economia dell'intera stagione, rappresenta un attimo di pausa, perché inevitabilmente si sentiva il bisogno di metabolizzare la mastodontica mole di eventi avvenuta la scorsa settimana (qui potete recuperare la nostra recensione di The Boys 3x04) e di affrontarne le conseguenze, tutt'altro che scontate o banali.

Ma persino in quella che poteva sembrare una trappola, un'ora di girare intorno al problema senza poi arrivarci mai, The Boys ha dimostrato una maturità strepitosa (scoprite il perché dopo The Boys non vedrete più i cinecomic allo stesso modo) , figlia di un equilibrio magistrale tra archi introspettivi e necessità della trama orizzontale. Insomma, la produzione Prime Video si sta confermando una delle migliori - e più libere, finalmente - produzioni nel panorama seriale, nell'attesa di un rush finale che speriamo prosegua su questi livelli.

Niente più segreti

Ma facciamo un passo indietro, perché il ritorno dalla fallimentare spedizione in Russia dei ragazzi non è affatto indolore: Kimiko (Karen Fukuhara) è gravemente ferita e deve essere portata di corsa in ospedale; Butcher (Karl Urban) e Hughie (Jack Quaid) sono consci di aver sfaldato definitivamente il gruppo con la loro scelta di prendere il V temporaneo e devono trovare il modo di proseguire soli; intanto alla Vought inizia ufficialmente il regno di terrore di Patriota (Antony Starr), che non perde tempo a mietere già le sue prime vittime e a portare avanti delle decisioni scellerate. Sullo sfondo, infine, direttamente da Mosca Soldier Boy (Jensen Ackles) è pronto a scatenare la sua ira anche in America, contro chi o cosa è ancora ignoto.

Sembra di nuovo una marea di situazioni simile alla scorsa puntata, pronta ad inondare lo spettatore ancora una volta lo spettatore, ma non è questo il caso proprio in quanto The Boys ha imparato cosa sia l'equilibrio. Era necessario fermarsi un attimo e scavare dentro le conseguenze - sia morali che fisiche - delle azioni ad esempio di Hughie, su cosa l'ha spinto ad assumere il V e a come lo giustificherà ad Annie (Erin Moriarty) o a sé stesso. Così come era fondamentale dare spazio a Frenchie (Tomer Kapon) e Kimiko, già stufi delle manie sempre più incontrollabili di Butcher, o alla rabbia repressa di Marvin (Laz Alonso), che ha visto fuggire davanti ai suoi occhi l'occasione di vendicare la morte dei genitori. Ogni singolo aspetto andava approfondito e The Boys lo ha fatto con una precisione metodica da applausi.

Soldatini in giro per New York

Non tutto è perfetto, chiariamoci, perché Abisso (Chace Crawford) continua ironicamente ad essere un pesce fuor d'acqua che fa la sua comparsata ogni tanto per ricordarci che è in giro oppure l'infinito girotondo intorno ad A-Train (Jessie T. Usher) e la sua nuova collocazione - anche se su questo piano siamo forse arrivati al punto di svolta decisivo, potenzialmente molto intrigante. Però sono davvero minuzie rispetto a quanto The Boys sta costruendo con efficacia e una veemenza devastanti: gli ultimi minuti dell'episodio sono lì a ribadirlo con una ferocia indimenticabile, l'ennesima squisita prova di forza di quanto i dilemmi morali che la serie intercetta possano portare a sequenze sì calme, ma sconvolgenti; è la testimonianza ultima di come The Boys sia molto altro oltre a scene d'azione violente e volutamente smisurate.

Se poi a questo bagaglio di suo già eccezionale si aggiunge anche un certo grado di virtuosismo (non vogliamo spoilerarvi nulla) musicale, per così dire, allora vorremmo che ogni puntata di transizione venisse realizzata con una qualità simile. Mancano solo tre appuntamente e di conseguenza non possiamo non lasciarci trasportare da un ottimismo dilagante per quel che riguarda il futuro di The Boys, che potrebbe realmente coronare una stagione ai limiti della perfezione.

The Boys - Stagione 3 The Boys conferma per l'ennesima volta in questa sua terza stagione di aver compiuto il decisivo salto di qualità e lo fa con un episodio che inevitabilmente deve tirare il freno mano, senza però mollare in termini di qualità o perdere di vista la storia che vuole raccontare. È una puntata sicuramente molto più introspettiva rispetto all'incredibile bombardamento di eventi della scorsa settimana, ma appunto necessaria e scava perfettamente nella psicologia dei suoi protagonisti e nelle conseguenze delle loro scelte. Un mare magnum stranamente ordinato che culmina in una sequenza finale da brividi, la dimostrazione ultima che The Boys è molto di più che solo la violenza sconcertante. Certo, non ogni singola cosa è perfetta, perché ad esempio Abisso ed A-Train continuano a sembrare elementi estranei inseriti quasi più per fare numero (e criticare ancora più aspramente certi aspetti del turbo-capitalismo), ma sono minuzie rispetto al grandioso edificio che The Boys sta costruendo, pronto a detonare in un rush finale che a questo punto attendiamo con molta voglia.