The Boys: Diabolical Recensione, l'animazione diventa brutale e irriverente

The Boys torna con un assaggio di quello che vedremo tra pochi mesi nella terza stagione, con una serie animata brutale, splatter e piena di colpi bassi

The Boys: Diabolical Recensione, l'animazione diventa brutale e irriverente
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Star Wars: Vision l'aveva già dimostrato (saltate nell'iperspazio verso la nostra recensione di Star Wars Visions), ma nel caso in cui fosse servito avere una riprova, ecco che The Boys ci conferma che un franchise può beneficiare, senza alcun problema, di diverse iterazioni, soprattutto quando poi tutto nasce da un fumetto. Dopo aver conquistato tutti con la serie andata in onda, nelle sue prime due stagioni, su Amazon Prime Video, adesso sempre sulla piattaforma di streaming americana arriva The Boys Presents: Diabolical, pronta a usare il potere dell'animazione per dar vita a delle storie uniche, ambientate nel medesimo universo che già conosciamo. Otto episodi, della durata di circa 12 minuti l'uno, per una sorta di film episodico e antologico che ci dona un assaggio di quello che potremo vedere tra qualche mese, visto che il trailer di The Boys 3 arriverà presto.

C'è vita oltre Latte Materno

Ambientati nell'universo di The Boys, ma non per questo canonici e legati agli avvenimenti che hanno visto Billy Butcher inseguire sua moglie insieme a Hughie, Latte Materno e Frenchie, gli otto episodi ci mostrano nuovi personaggi e vecchie conoscenze, ovviamente tutti nelle loro controparti animate, private di quel fascino attoriale che da Karl Urban ad Antony Starr aveva permeato la narrazione delle prime due stagioni.

Chiariamoci, però: non la definiamo canonica perché non riteniamo avrà un impatto sulla terza stagione di The Boys, ma è chiaro che l'intenzione era quella di seminare qualche indizio su ciò che succederà e anche recuperare alcune vicende già vissute negli anni precedenti. Tutti gli otto episodi sono storie irriverenti, dissacranti, sanguinolente e che non lasciano spazio alla pietà, anzi. C'è una totale libertà da parte degli autori, che si sono concessi di andare oltre qualsiasi ostacolo e di dar vita a morti che danno sfogo totale alla creatività di chi dirige e di chi scrive. Tutte sono flebilmente collegate al plot originale della serie, dalla scoperta del composto V fino al suo utilizzo a mo' di droga, che finisce per dare uno stato di eccitazione tale da rovinare la lucidità della mente. Proprio quest'ultimo aspetto finisce per essere una sorta di filo conduttore, salvo per alcuni degli episodi in cui si cerca di indagare anche l'intimità e i rapporti di un universo che mette in contrasto eroi e anti-eroi solo per un copione specifico da seguire. In questo Diabolical si dimostra molto variegata e in grado di offrire un ventaglio di offerte affascinante.

Totale libertà di azione e di... sangue

Tutti gli episodi si prendono - ancora una volta - la totale libertà di analizzare il modo in cui i super approcciano la vita, partendo dal concetto che conosciamo già quei personaggi: non abbiamo bisogno di un contesto che ci spieghi chi è Patriota, né perché fa quelle determinate cose o perché stermina senza problemi chi gli arreca fastidio.

Diabolical presuppone che alla serie animata siamo arrivati già nutriti di conoscenza, così da snellire la narrazione e indurci in quei 12 minuti di visione in cui non si perde tempo: si viaggia subito sulla velocità di A-Train per arrivare all'obiettivo. Tutte piccole e brevi storie che esplorano l'esistenza dei supereroi creati tramite il composto V, cambiando le loro vite e alterandole del tutto. La potenza di Diabolical non finisce qui, perché la sua abilità è anche nell'intrecciarsi con eventi che potenziano ancora di più la nostra conoscenza generale della storia principale. Se Abisso continua a essere una macchietta, così come lo è stato per entrambe le stagioni di Amazon Prime Video, la serie animata ci permette di andare a scoprire qualche dettaglio in più su Patriota e su qual era la sua storia prima di diventare uno psicopatico Superman.

Tra gli episodi più orientati al fan-service, nella sua accezione positiva del termine perché si ricollega scientemente alle illustrazioni di Darick Robertson (co-creatore della serie a fumetti), potrete trovare proprio il primo. Molto legato anche alla trama originale della serie, Billy andrà a dar fastidio a un ignaro pusher, per ottenere un risultato cruento e spinto al di là di qualsiasi valico della decenza. Inoltre, guardandolo in lingua originale (gli episodi ci sono stati forniti in anteprima senza il doppiaggio italiano), troverete anche Simon Pegg tra gli attori: come noto, l'attore di Brockworth non solo ha ispirato la creazione del personaggio di Hughie, ma nella serie interpreta suo padre.

L'animazione come scusa per strafare

Il lavoro di animazione svolto da Titmouse, già al lavoro l'anno scorso sul reboot di Animaniacs per conto di Warner Bros. e della piattaforma Hulu, ci permette di apprezzare ancora di più l'intera produzione. Tra i vari registi dello show troviamo anche Giancarlo Volpe, che si era già ben distinto in Avatar - La leggenda di Aang scrivendo alcuni degli episodi migliori: tutte le scene finiscono per essere energiche e molto dinamiche, con una serie di vicende che si susseguono senza lasciarci mai un attimo di tregua o di respiro.

Il ritmo è forsennato, dando vita anche a delle gag infarcite di sangue e corpi smembrati, rendendo il tutto diabolico e funzionale. C'è tanto citazionismo, tra l'altro, da uno sguardo ai giorni d'oro dei cartoni animati americani, fino agli acquerello coreani. L'animazione permette di affondare i piedi in un ventaglio talmente vasto di opportunità che The Boys le coglie tutte, senza perdersene una e dando sfoggio di creatività assoluta.

Trattandosi, ovviamente, di una serie antologica finiremo subito per trovare che alcuni episodi saranno più illuminati di altri, scegliendo anche ciò che preferiremo e ciò che invece guarderemo con poca verve ed empatia: tra questi, forse, il terzo, nel quale scopriremo il disagio di una bambina a vedere i propri genitori litigare; un evento in linea con la violenza dei supereroi, ma che smorza il ritmo delle altre puntate, pur sapendo sempre gestire in maniera adeguata l'irriverenza di fondo. Un occhio di riguardo, invece, sul penultimo episodio scritto da Andy Samberg, che accentua la drammaticità del composto V e della Vought in maniera originale e sagace, anticipando forse qualche tema della terza stagione.

The Boys Presents: Diabolical finisce così per essere uno show veloce ed efficace, pronto per essere divorato in meno di due ore e con l'obiettivo di farci riassaporare il fascino di quella sgangherata realtà fatta di copioni pre-compilati e di morti improvvise in maniera più splatter che altro. La serie animata non è una controparte di quella in live-action, non è legata al canone, ma riesce a intersecarsi adeguatamente alle necessità dello spettatore, che aveva bisogno di conoscere qualche personaggio in più - di cui alcuni totalmente fuori di senno - la loro storia e anche capire in che modo il composto V potesse agire sugli umani. D'altronde, non tutti possono diventare belli e potenti come Patriota: a qualcun altro dovrà pur andare storto. Mostrarvi questa parte sarà totalmente diabolico.

The Boys: Diabolical The Boys Presents: Diabolical potrebbe non essere un prodotto per tutti, soprattutto per la grande quantità di sangue proposta e per alcune scene molto gory. C'è da dire, però, che trattandosi di un'opera di animazione tutto viene edulcorato da pattern di colorazione molto irreali e anche da una patina di irreale che ci spingerà a non essere condizionati più di quanto non accadesse con la serie originale. Un'operazione che accontenterà anche i fan, perché in alcuni episodi si ritrova il tratto fumettistico di Robertson, permeato di quella irriverenza di fondo della serie stessa. La varietà degli episodi e la capacità di espandere il roster della Vaught arricchirà il valore di questo franchise, sempre più violento, eccessivo, irriverente e avvincente.

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