The Boys: la recensione della prima stagione della serie Amazon

Tra le serie più attese dell'anno, è finalmente sbarcata The Boys, tratta dall'omonimo e criticamente violento fumetto di Garth Ennis.

recensione The Boys: la recensione della prima stagione della serie Amazon
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Crudo, sporco, volgare, destabilizzante, questa è l'essenza di The Boys e la trasposizione da parte di Amazon del fumetto di Garth Ennis inquadra perfettamente la sua natura. Per un'operazione simile non esiste omaggio migliore: questo primo capitolo dell'odissea di Billy Butcher (interpretato da uno strepitoso Karl Urban) e dei suoi ragazzi è un'ode alla violenza e un elogio della scurrilità.
Ma è anche uno dei ritratti più disillusi del capitalismo sfrenato e del potere che alimenta gli impulsi più depravati del nostro animo, nonché delle conseguenze che tali inclinazioni possono causare. Amazon Prime Video è indiscutibilmente in uno stato di grazia quest'anno e The Boys non è altro che l'ennesimo gioiello sfornato dalla sua scuderia, un progetto sontuoso ed estremamente critico nei confronti della figura classica del supereroe.
Pur con qualche scivolone minore, vi consigliamo caldamente di ascoltare ciò che Billy Butcher e i suoi ragazzi hanno da dire, per sbirciare dietro le quinte dei "campioni" dell'umanità.

Spank them when they get out of line

Nel mondo di The Boys, i supereroi sono ormai un fenomeno ordinario. Pattugliano le strade e i cieli per tenere tutti al sicuro da ogni possibile minaccia, dando un gratificante senso di sicurezza alla popolazione che ovviamente li idolatra. I migliori degli eroi sono riuniti nel cosiddetto gruppo dei Sette, capitanato dall'invincibile Homelander (Antony Starr). Alle loro gesta sono destinate feste, fumetti, film, festival, tutte cose che non fanno altro che aumentare la loro aura di perfezione e di intoccabilità. I supereroi, d'altronde, non agiscono autonomamente, ma sono controllati dall'immensa corporazione Vought, protetti da schiere di legali, le loro storie e i loro personaggi creati da un team di marketing.
Hanno copioni da recitare ad ogni occasione, itinerari del crimine da seguire, pose da compiere quando fermano un crimine, insomma un'immagine immacolata da mantenere. Una città può persino acquistare, per la modica cifra di qualche centinaio di milioni all'anno, il diritto ad essere esclusivamente protetta da un supereroe.

Il capitalismo all'ennesima potenza, capace di ridurre persone dalle capacità fuori dall'ordinario ad oggetti scintillanti da sfoggiare, svuotati e decostruiti di qualunque carattere e ambizioni un vero eroe debba avere, basta che se ne possa ricavare un profitto. E in una macchina così imponente e con così tanti dollari in ballo, è inevitabile che il potere e la corruzione trovino la loro valvola di sfogo.
I Sette, lungi dall'essere dei protettori buoni e disinteressati, sono solo un manipolo di persone boriose e viziate, coscienti del fatto di poter fare qualunque cosa, anche uccidere innocenti, poiché in fondo chi mai accuserebbe dei beniamini che mettono a repentaglio quotidianamente la loro vita? Qui entra in gioco Billy Butcher con la sua missione inderogabile: sculacciarli quando oltrepassano il limite.

It was diabolical!

Uno degli aspetti più riusciti di The Boys è proprio il modo eccelso in cui riesce a dipingere la decostruzione dell'eroe ad opera del capitalismo, attraverso non solo la vita e i vizi dei Sette, ma soprattutto grazie alla new entry nella Vought, ovvero Annie/Starlight (Erin Moriarty). Giovane ragazza dagli straordinari poteri, il suo sogno è sempre stato quello di diventare una supereroina, che nel mondo ideato da Ennis è diventato un vero e proprio lavoro. Si scontrerà ben presto con la dura realtà: nessuna libertà d'azione, finzioni ovunque, egoismo e menefreghismo imperanti. È nella vicenda di Annie che prende forma in tutta la sua putrescente maestosità la disumanizzazione operata da una colossale multinazionale, capace di trasformare individui potenzialmente straordinari in un ammasso vuoto e sterile di mercenari, armi che hanno solo bisogno di un bersaglio da puntare.

Lo stesso vale per gli sguardi persi di una Queen Maeve (Dominique McElligott), possente guerriera convertita in una docile "impiegata", o nella ricerca di uno scopo da parte di un The Deep (Chace Crawford), messo di volta in volta ai margini dei Sette e voglioso di fare qualcosa che conti in un'ambiente così soffocante.
E ciò vale solo per gli eroi più conosciuti, senza contare le decine di superdotati che hanno avuto il loro momento di gloria per poi essere scartati al primo calo. O al primo hashtag che non è diventato un trend topic su Twitter. Gusci vuoti, privati di contenuto reale, facilmente controllabili e ricattabili. Almeno finché la situazione rimane sotto controllo...

That's where he comes in...

Nell'istante, però, in cui l'ennesima morte di un'innocente viene messa a tacere con scuse di circostanza e uno stormo di avvocati dotati di accordi di non divulgazione fa la sua comparsa, Billy Butcher non può far altro che riprendere la sua missione.
Lo spartiacque sarà l'incontro con Hugh (Jack Quaid), un ragazzo qualunque che ha visto davanti ai suoi occhi l'uccisione della fidanzata per mano di un Super - scena tra l'altro emblematica del tasso di violenza squisitamente sopra le righe che permea l'intera serie - e la conseguente reunion con i vecchi ragazzi, ovvero Frenchie (un plauso è dovuto all'interpretazione di Tomer Kapon), un francese molto inventivo in fatti di armi, e M.M. (Laz Alonso), un uomo all'apparenza molto gentile ed educato. Sarà solo l'inizio di una spirale di folle violenza, rabbia cieca e voglia di vendetta in una lotta titanica contro chi ha mezzi palesemente superiori.

Il risultato è semplicemente entusiasmante: The Boys mette al centro dei personaggi caratterizzati perfettamente, dal linguaggio alle espressioni, in un turbinio di situazioni tra il perverso e l'assurdo, ricordandosi come i plot twist vadano gestiti a livello di ritmo. Eppure nulla è mai fuori posto, i singoli tasselli non sono mai fine a sé stessi, qualunque aspetto è chirurgicamente giustificato e contestualizzato.

Inoltre l'opera di Ennis non è mai stata una mera ricerca di rivalsa o ritorsione, in quanto mette continuamente in campo argomenti e questioni delicate, come il confine tra la legalità e l'illegalità e quanto il fine giustifichi l'una o l'altra.
Che sia Billy o Hugh o Frenchie o M.M. o la stessa Annie, chiunque nel corso di questa prima stagione ha il proprio momento per crescere come protagonista e vedere fino a dove si è disposti a scendere negli abissi del proprio animo per affrontare ciò che, ad ogni nuova scoperta, appare come il male.

V for Vought

C'è qualche dettaglio capace di offuscare una tale sinfonia di pugni, sangue, depravazione e scurrilità? Offuscare no, ma lasciare magari due-tre graffietti si. In primis, non si può non menzionare una gestione generale dei ritmi piuttosto altalenante: se The Boys riesce senza problemi a dare allo spettatore nei giusti momenti qualcosa di nuovo per cui entusiasmarsi - un plot twist o una geniale scena d'azione - è facile notare un abbassamento notevole dei ritmi superata la metà stagione.
È un calo fisiologico, assolutamente, e come detto non si rimane mai a secco di novità, ma il ritmo in alcune puntate cala in maniera fin troppo drastica, ben oltre ciò che il respiro del racconto necessitava. In pratica se alcuni episodi fossero durati sui 45 minuti e non di più, non sarebbe stato un dramma.

Si ricollega in parte a questo problema l'altro difetto: l'utilizzo di The Deep. Non c'è dubbio che abbia una delle storyline più intime nella sua ricerca di un posto da occupare che abbia valenza. Però da un certo punto in poi - che per ovvi motivi non spoileriamo - la sue (dis)avventure appaiono come totalmente slegate da tutto il resto, con l'effetto spiacevole di star assistendo a dei filler casuali.
Trovare altre imperfezioni nella prima stagione di The Boys non avrebbe senso, sarebbe un'impresa più titanica di quella che si sono prefissati Butcher e gli altri ragazzi e non renderebbe giustizia ad una serie che si candida con fermezza ad essere un fenomeno non solo del 2019, ma anche degli anni a venire.

The Boys - Stagione 1 The Boys è esattamente ciò che doveva essere: sporco, sadico, violento a tratti all'inverosimile, scurrile e cinico come poche altre serie riescono ed ambiscono ad essere. Tra personaggi estremamente carismatici e caratterizzati in maniera straordinaria e situazioni assurde, non c'è mai da annoiarsi in quella che a tutti gli effetti è una lotta titanica contro degli individui super-dotati ed intoccabili. Dietro la facciata dell'eroe buono e generoso, infatti, si nasconde un groviglio immenso fatto di bugie, perversioni, abusi di potere e corruzione che sembra non avere mai fine ed anzi, peggiora toccando ripetutamente il fondo. È la decostruzione e lo svuotamento della figura dell'eroe che fino ad ora su schermo non aveva ancora trovato spazio, è il capitalismo sfrenato spinto all'estremo con conseguenze inimmaginabili. Se non fosse per qualche incertezza sul ritmo nella seconda metà di stagione e per un personaggio che non trova una sua dimensione precisa nel racconto (per ora), l'esordio sarebbe stato praticamente perfetto. Ma Billy Butcher e i suoi ragazzi, spinti da una sete inestinguibile di vendetta, da una sceneggiatura magistrale e da interpretazioni fuori scala, hanno fatto sentire il loro ruggito. E non svanirà presto.

8.5