The Comey Rule Recensione: su Sky va in onda lo scontro tra Comey e Trump

Su Sky approdano l'etica e l'integrità dell'ex direttore dell'FBI James Comey, alla vigilia dell'elezione di Trump nel 2016.

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Come ogni quadriennio ci ritroviamo ad affrontare la sfida delle elezioni americane. Nonostante i livelli del dibattito si siano ulteriormente abbassati nell'ultimo scontro tra il presidente in carica Donald Trump e lo sfidante Joe Biden, tutti ricorderanno lo scandalo che avvolse le elezioni del 2016, che si presume fece varcare proprio all'ex giudice di The Apprentice le soglie della Casa Bianca e sul quale indagò l'allora direttore dell'FBI James Comey. Parte della verità su quelle vicende emerge proprio ora dagli ultimi rapporti di intelligence e conferma l'ombra russa su quella sfida elettorale e non solo.

Per quello che evidentemente non è affatto uno scherzo del destino, vista la release a ridosso dell'election day di novembre 2020, che vedrà o meno la riconferma di Trump, il 12 e il 13 ottobre avremo l'occasione di assistere su Sky ad una doppia prima serata che avrà come protagonisti proprio Trump e Comey nei due episodi della miniserie Showtime Sfida al Presidente - The Comey Rule. Le uscite Sky di ottobre si arrischino così di una sfumatura politica quanto mai attuale, che siamo qui a recensirvi in anteprima.

La versione di Comey

La miniserie Showtime si basa sul memoir bestseller "A Higher Loyalty: Truth, Lies, and Leadership", firmato dallo stesso Comey, e ci mostra un punto di vista privilegiato sulle vicende che portarono l'allora direttore dell'FBI ad essere l'uomo più odiato di America, dopo le indagini del Bureau che gettarono ombra su Hillary Clinton e che, a detta dell'opinione pubblica, favorirono la vittoria di Trump. Il quadro dipinto da Billy Ray (Captain Phillips) ci mostra le sfumature di questo processo che prendono piede dall'etica ortodossa di Comey.

Nonostante le indagini sulla Clinton potrebbero condizionare l'esito delle elezioni, il direttore dell'FBI decide di fare chiarezza sulla presenza di elementi incriminanti a carico della candidata riguardanti l'utilizzo di server pubblici per comunicazioni email ufficiali, in nome di quella giustizia e trasparenza che Comey pensa di dovere al popolo americano. Allo stesso tempo conduce un'inchiesta parallela che vede la lunga mano della Russia cullare l'elezione di Trump, ma sulla quale le accuse più incriminanti provengono da un dossier indipendente che non può essere utilizzato pubblicamente, perché non verificato dall'FBI.

La miniserie si divide così in due parti. La prima scandaglia il processo di indagine e ci introduce al metodo Comey, che prova l'innocenza della Clinton a poche ore dall'elezione, dopo aver riaperto il caso per ben due volte, alla luce di nuove prove potenzialmente incriminanti. La seconda racconta invece il breve periodo di reggenza di Comey sotto la presidenza Trump, prima che quest'ultimo lo licenzi dopo aver constatato che il direttore del Bureau non è disposto a trasformare l'onestà in lealtà.

Il cliché della denuncia

Allo stesso modo anche noi dobbiamo essere chiari ed onesti, senza farci prendere da sentimenti polarizzati e polarizzanti: The Comey Rule è una buona miniserie, ma pecca di qualunquismo. La vicenda è di per sé più che interessante e, nonostante si capisca l'intento non decisamente bipartisan, pone sul tavolo fatti e questioni documentate da più fonti. Purtroppo Billy Ray, che scrive e dirige entrambi gli episodi, pecca di eccessivo manierismo cercando una narrazione affettata che però scivola soprattutto nella seconda parte nella farsa e nel melodramma. Indipendentemente dai fatti, la messinscena sfrutta allo sfinimento ogni stereotipo di genere, sia nei dialoghi che nella regia - arrivando a sottolineare la negatività di Trump anche a livello di inquadrature, con un uso pleonastico del plongée e del contre-plongée.

Quello di Comey è forse il personaggio più riuscito della miniserie, sia per l'interpretazione calcarea di un Jeff Daniels in ottima forma, che per la scrittura che fa del suo protagonista il perno di tutta la narrazione. Un risultato che non viene eguagliato dal Donald Trump di Brendan Gleeson, sia per un make-up un po' troppo forzato che per un'interpretazione macchiettista - in certe scene sembra uscito direttamente da uno sketch di Saturday Night Live. Che questo rispecchi o meno la vera natura del personaggio, ciò crea un'increspatura che in determinati frangenti compromette non solo l'attenzione, ma anche la verosimiglianza di quanto narrato, sebbene l'intento tragicomico sia chiaramente nelle corde e negli intenti di Ray.

A deludere maggiormente sono però i personaggi secondari, per lo più appena abbozzati, con la timida eccezione di Andrew McCabe (Micahel Kelly) e di Sally Yates (Holly Hunter), che purtroppo assumono un ruolo meramente strumentale nella narrazione. Forse avrebbe giovato un ridimensionamento del format e una scrittura più articolata, che mettesse maggiormente in discussione i comprimari di questa vicenda.

Nonostante ciò The Comey Rule va dritto al cuore delle vicende e ci permette di arricchire il nostro punto di vista su una delle vicende politiche più spinose degli ultimi anni, che non dovrebbe interessare solo il popolo americano, ma tutti noi, perché suscita anche un dibattito che ci fa chiedere se l'integrità valga il futuro di una nazione.

The Comey Rule The Comey Rule è una miniserie in due episodi che ci presenta il punto di vista dell'ex direttore dell'FBI James Comey sulle vicende che portarono prima all'elezione di Trump nel 2016 e poi al licenziamento dello stesso Comey per volontà del neoeletto presidente. Purtroppo le sfumature non sono appannaggio della narrazione e c'è un confine fin troppo tagliente tra il bene e il male, con una ricaduta in determinati cliché tipici del cinema di denuncia, che appiattiscono il tutto. Ottima l'interpretazione di Jeff Daniels nei panni di James Comey, mentre Donald Gleeson ci restituisce una rappresentazione di Trump che non sfigurerebbe in uno sketch satirico, nel bene e nel male. Poca l'attenzione riservata ai comprimari, con una messinscena che pecca in molti frangenti delle stesse ingenuità di scrittura. Nonostante ciò The Comey Rule veicola un messaggio chiaro e preciso, fatto di onestà e profonda etica, che da una parte riabilita una figura come quella di Comey, messa in ombra troppo presto e che forse avrebbe potuto fare ancora molto alla guida dell'agenzia federale più prestigiosa del pianeta, dall'altra ci lascia con quesiti più pungenti sul percorso che dovrebbe condurre al bene comune.

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