The Crew Recensione: la comedy Netflix sul mondo NASCAR

The Crew è una comedy piacevole e a tratti competente, che però non riesce veramente a spiccare e a far buon uso della sua ambientazione.

The Crew Recensione: la comedy Netflix sul mondo NASCAR
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È piacevole notare il ritorno negli ultimi anni delle sitcom incentrate non solo sui personaggi, di cui restano sempre e comunque il fulcro essenziale che ne decide la riuscita o il fallimento, ma anche caratterizzate fortemente dalla loro ambientazione. La nostalgia richiama subito alla mente il leggendario bar di Cin Cin o il 4077° Ospedale Chirurgico da Campo dell'Esercito in M*A*S*H, storia vivente del genere e del medium seriale stesso.

È un particolare tipo di sitcom, poiché l'ambientazione incide in maniera estremamente più diretta sulle storie e sui singoli episodi, come si evince dalla nostra recensione di Mythic Quest, per quanto concerne lo sviluppo videoludico, o dalla recensione di Mr. Iglesias 3, dove le tematiche liceali sovrastano ogni altra cosa.

E, per rimanere ancora in ambito Netflix, è giunta lo scorso 15 febbraio The Crew, comedy che vede come protagonista Kevin James nei panni di un omonimo caposquadra del garage di un team NASCAR. La domanda è una sola: la peculiarità di un simile setting sarà stata sfruttata per distinguere The Crew dal mare magnum di comedy in circolazione?

Forza Bobby Spencer Racing

Protagonista assoluto è il garage del team Bobby Spencer Racing, capitanato appunto dal bonaccione Kevin, dal capo ufficio Beth (Sarah Stiles), i meccanici principali Chuck (Gary Anthony Williams) e Amir (Dan Ahdoot) ed infine, ovviamente, il pilota di punta, l'astro nascente seppur non tanto sveglio, Jake (Freddie Stroma). Una squadra straordinariamente affiatata che nel tempo ha saputo costruire le fortune del team, ma che negli ultimi anni ha perso un po' di smalto rimanendo intrappolato nella mediocrità di metà classifica.

Un ambiente di lavoro rivelatosi, nonostante i risultati altalenanti, sempre ferreo e apprezzato, una grande famiglia con le proprie inossidabili abitudini, litigi ed equilibri, con uno scopo comune: la vittoria, o almeno un piazzamento tra le prime dieci posizioni. Uno status quo che, però, viene immediatamente scosso dalle fondamenta a causa del ritiro del fondatore della squadra, Bobby Spencer (Bruce McGill) in persona, ed il conseguente arrivo della figlia Catherine (Jillian Mueller) al timone, eufemisticamente all'asciutto di conoscenze reali sul mondo della NASCAR ed interessata solo all'aspetto economico.

E qui fuoriesce la piacevole sorpresa di The Crew; è una sitcom che si presenta con uno stile molto classico, dai personaggi con la battuta tagliente pronta a colpire, le storyline di puntata auto-conclusive, il solito canovaccio che ci aspetteremmo. Basta tuttavia arrivare al terzo o quarto episodio per rendersi conto che sì, tutti questi aspetti sono presenti, ma c'è una macrostoria - lo scontro di vedute tra Kevin e Catherine - che prosegue continuamente lungo tutta la stagione. Non ci stiamo riferendo a scontri episodici o elementi/gag ricorrenti, bensì una narrativa fluida e continua, con conversazioni che chiudono un capitolo ed aprono quello successivo.

The Crew in sostanza riesce a ridare la gradevole sensazione di star guardando quasi un film molto lungo più che una sitcom classica, chiaramente con molte più storyline occasionali e recap delle situazioni - inopportune in un lungometraggio. Non è e non vuole porsi sullo stesso piano di The Good Place, per intenderci, eppure è una soluzione di mezzo con la sua raison d'etre e funzionante, poichè The Crew è piacevolmente scorrevole.

Personaggi funzionali e troppa pigrizia

Una struttura sorretta poi dall'altro elemento cardine, ovvero dei protagonisti affabili e comicamente affidabili: la bontà quasi ingenua di Kevin, la pigrizia intellettuale di Jake, la paranoia e la sicurezza sfrontata di Chuck messa ingegnosamente a contatto ravvicinato con l'incertezza cronica di Amir, l'essere un pesce fuor d'acqua con decisioni assurde di Katherine.

The Crew funziona, senza alcuna velleità di rivoluzionare la ruota e magari adagiandosi un po' troppo su schemi consolidati e ripetuti eccessive volte, ma funziona. Crea un'ottima alchimia tra questi personaggi e il fondamentale senso di cameratismo dovuto ad anni di lavoro insieme, ma nulla più. Iniziano purtroppo le crepe, perché in sole dieci puntate la nuova comedy Netflix arriva allo sprint finale con il fiatone e non è un buon segno.

The Crew soffre principalmente di due gravi problematiche: in primis una pigrizia nata dall'essere cosciente di aver forgiato qualcosa di funzionante e di averlo ripetuto troppe volte, già nella sua prima stagione. Cerca di dare delle svolte decisive al circolo vizioso in cui era entrata sul finale di stagione, il che è positivo, ma la cui efficacia potrà essere constatata solo con un eventuale rinnovo. The Crew è troppo timorosa ed indolente con l'incedere delle puntate, scadendo inevitabilmente nel prevedibile. E qui si collega il secondo difetto, che risponde alla domanda posta nell'introduzione con un secco "no".

Il setting inusuale del garage di un team NASCAR non viene mai sfruttato ampiamente per dare quella spinta in più, quell'imprevedibilità necessaria e vitale ad una sitcom del genere. Poteva essere l'arma segreta di The Crew, i giri in più del motore che l'avrebbero differenziata e che invece si è accartocciata su schemi banali, rivalità viste numerose volte e questioni di sponsor. Eventualità possibili in migliaia di altri ambienti lavorativi, se non di più. Ne fuoriesce comunque una sitcom godibile, senza infamia e senza lode.

The Crew 2021 The Crew è una sitcom piacevole, niente di più niente di meno. Ha un setting gradevolmente inusuale, dei protagonisti che funzionano sul piano comico e, soprattutto, un'interessante utilizzo della trama orizzontale, che restituisce una sensazione coinvolgente di continuità e fluidità. Insomma, c'è della competenza nella nuova sitcom Netflix che, senza rivoluzionare la ruota, riesce a creare una struttura al contempo classica e più fluida, per poi purtroppo perdersi un po'. Non fraintendete, in fondo The Crew funziona dall'inizio alla fine, ma si perde innanzitutto in una ripetizione eccessiva di schemi e gag. Troppi tipi di battute ripetute, troppe situazioni banali e troppa prevedibilità. E qui arriva l'altro problema, poiché l'elemento che avrebbe dovuto dare la spinta in più, ovvero l'ambientazione, non viene mai sfruttata davvero. Senza infamia e senza lode, The Crew si lascia semplicemente guardare.

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