The Dangerous Book for Boys: recensione della serie Amazon

Amazon continua a sperimentare soluzioni inedite: riuscirà ancora una volta Bryan Cranston a estrarre un diamante dal cilindro?

recensione The Dangerous Book for Boys: recensione della serie Amazon
Articolo a cura di
Luciano Moscariello Appassionato di serie tv e videogiochi, non disdegno qualche occasionale capatina filosofica, dovrei anche laurearmici un giorno.

A volte basta un'idea: singola, semplice e pura ma forte e dirompente come uno tsunami. Non importa quanto il resto sia ingenuo o piuttosto incoerente, non conta la sua ipotetica povertà concettuale, sono aspetti che passano in secondo piano finché si mettono umilmente al servizio di quell'idea. Altre volte non basta: quell'attimo folgorante e idilliaco può partorire un concetto certamente raggiante, eppure al contempo grezzo e bisognoso di un continuo lavoro di sottile rifinitura per mostrare tutta la sua formidabile alterità. Non ce la fa a camminare da solo, non necessita di servi incoscienti, bensì di alleati fedeli. The Dangerous Book For Boys, nuovo pargolo in bilico tra il dramma e la commedia di Bryan Cranston in casa Amazon, purtroppo è uno spunto ascrivibile al secondo genere, una fiamma ardente ancora troppo timorosa nell'abbandonare la sua comfort zone, e costellata di difetti.

A volte basta un'idea...

The Dangerous Book For Boys segue le vicissitudini della famiglia McKenna durante un periodo estremamente tribolato, vista la recente scomparsa del capofamiglia, Patrick (Chris Diamantopoulos), un talentuoso inventore nonché persona meravigliosa capace di toccare nel profondo la vita di chiunque lo conoscesse. La reazione del nucleo familiare, composto dalla madre Beth (Erinn Hayes), dai tre fratelli Wyatt (Gabriel Bateman), Dash (Drew Logan Powell) e Liam (Kyan Zielinski), dal fratello-gemello di Patrick, Terry, e dalla nonna Tiffany (Swoosie Kurtz), è univoca: parlare dell'argomento in questione il meno possibile e fare di tutto per tornare alla normalità. Una situazione di silenzio e rifiuto che diventa presto intollerabile per il più giovane, Wyatt, voglioso di confronto, di esprimere a squarciagola il miscuglio caotico di sentimenti che lo affligge. Ma non c'è nulla da fare, il muro degli smartphone e dei giochi eretto dai suoi fratelli non sembra patire alcun assalto. Uno stallo che termina quando viene ritrovato in cantina un libro composto da Patrick appositamente per i suoi figli, The dangerous book for boys, appunto, contenente una miriade di piccoli e grandi progetti pronti a soccorrere i ragazzi in ogni occasione delicata che la vita porrà loro davanti. Pagine su pagine ripiene di guide simpatiche e schemi colorati che accendono intensamente la fantasia di Wyatt, fino al punto da immaginarsi di vivere quelle fantastiche avventure proprio con suo padre, dispensatore di infiniti consigli su come affrontare una quiete ormai assordante e una famiglia in crisi sull'orlo della scissione.

L'immaginazione intesa non come fuga dalla vita, non un rifugio cui appellarsi quando tutto sta andando inesorabilmente verso la rovina, quindi non il simbolo della passività, ma anzi il trionfo dell'azione, l'inno irrefrenabile all'attività e alla presa di coscienza, il motore che alimenta la nostra vita e ci prepara a superare un'impasse tanto traumatica e dolorosa. Anche solo per questo, per il suo fornire una seppur leggera guida o supporto nell'affrontare un evento tragico e dalle possibili ripercussioni devastanti, The Dangerous Book For Boys va tenuto in altissima considerazione, ben più in alto di un Tredici di Netflix. Ed è proprio questa la scintilla di genialità su cui tutto lo show è imperniato, l'aver combinato due tematiche come il lutto e la forza positiva dell'immaginazione, riuscendo a diffondere un intreccio di messaggi spaventosamente complessi tramite una fanciullesca immediatezza. Un approccio azzeccato, delicato e mai sopra le righe, che riesce nell'intento di plasmare scene dall'immenso tasso emotivo, curate all'inverosimile e rinvigorite dalle splendide interpretazioni di una struggente Erinn Hayes e di un dolcissimo Gabriel Bateman.

A volte l'idea non basta

È tutto il materiale che circonda questo nucleo spontaneo e commovente a non funzionare. L'avevamo già segnalato nella nostra anteprima: esclusi Beth e Wyatt, il resto del cast non convince e a tratti sembra fare il possibile per rendere nullo il notevole sforzo profuso dai produttori. Se si decide di impostare una dramedy realistica, incentrata su una serie di tematiche dolorosamente concrete, allora la costruzione di personaggi dalla decisa impronta assurda come Terry e Tiffany ha davvero poco senso. A prima vista potrebbero venire scambiati per la valvola di sfogo più marcatamente goliardica, ma anche in questa interpretazione molto forzata risultano fuori posto. Si erano già intravisti nelle prime puntate degli spunti e dei siparietti comici notevolmente più raffinati e deliziosi, oltre che inseriti con fare certosino nel mood e nei temi caratterizzanti lo show, in primis i tentativi poco ortodossi di Beth volti a detecnologizzare i suoi figli.

Purtroppo è un difetto che non fa altro che acuirsi con l'andare degli episodi, poiché, invece di assistere la trama principale, il ruolo di questi personaggi aumenta e sfora in vere e proprie vicende secondarie tematicamente slegate, senza nessuna conseguenza o qualsivoglia crescita e di una dozzinalità sconcertante (la punta di diamante è la maledizione dei tarocchi su Liam). Ma il punto ancora più basso e demoralizzante è constatare come nessuno di tali personaggi sia in alcun modo condizionato dalla dipartita di Patrick, non un accenno, non un minuscolo dettaglio: sono semplicemente dei corpi estranei e cavi senza tratti distintivi, macchiette stereotipate prive di scopo. D'altronde, da una personalità il cui highlight è il lamentarsi di un debito da parte dei Kiss (Tiffany) o un "esilarante" minaccia di bizzarre ritorsioni fisiche all'interno di un gioco di football (Dash) non era lecito aspettarsi di più. Da The Dangerous Book For Boys, invece, era lecito pretendere un risultato più impeccabile.

The Dangerous Book for Boys - stagione 1 In fondo, The Dangerous Book For Boys non è un brutto telefilm, anzi. Porta a casa delle idee brillanti e dei meriti indiscutibili, ma che non hanno la forza di reggersi sulle proprie gambe, da soli non compongono un prodotto completo. Il vero grande problema è la gestione sconsiderata di alcuni personaggi, che non hanno nulla da spartire con il tema e il mood generale della produzione, finendo per divenire corpi estranei. Rimangono alcune scene meravigliose e commoventi, sperando in un futuro più radioso e ponderato.

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