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The Defeated Recensione: l'insoddisfacente show postbellico su Netflix

The Defeated ha una buona messinscena per la ricostruzione post secondo conflitto mondiale, ma un intreccio eccessivamente insoddisfacente e complicato.

The Defeated Recensione: l'insoddisfacente show postbellico su Netflix
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Quello della Seconda Guerra Mondiale è un trauma da cui tutti hanno avuto difficoltà nel riprendersi. Ferite ancora sanguinanti hanno segnato gli anni successivi di situazioni geopolitiche che risentivano di uno spirito amareggiato, sia dei vinti che dei vincitori. Una parentesi tormentata che il cinema ha avuto, nel corso del tempo, modo di esorcizzare attraverso racconti e analisi di ciò che è stato il momento della ricostruzione post conflitto, dove la coscienza di tutti era macchiata da quelle vittime che non sarebbero più tornate, morte brutalmente nei campi di concentramento o in battaglie perpetrate ai fini di riconquistare la libertà.

Anche la TV si è negli anni approcciata ad un periodo storico per nulla semplice da inquadrare, cercando attraverso storie e racconti di visualizzare quelle che sono state le problematiche e gli arresti della ripartenza, ambientando spesso le proprie storie in quella Germania mesta e imbarazzata, la cui ripresa ha segnato nel tempo una colpa storica non indifferente da dover trasportare. Sul tappeto di questi anni in piena ripresa, segnati dalle macerie - fisiche e metaforiche - di un disastro umanitario oltre che materiale inimmaginabile, si è andata stendendo la narrazione drammatica-spionistica di The Defeated, uscita nel 2020 con il titolo Shadowplay e in arrivo un anno dopo sulla piattaforma Netflix - a proposito, non perdetevi le uscite Netflix di settembre.

La ricostruzione di The Defeated e la sua narrazione

La serie si concentra sulla missione di un poliziotto americano in una Berlino che sta cercando di ricostruirsi mentre viene spartita come pezzi di torta tra paesi che guardano solo al proprio profitto e non riescono a cogliere l'anima danneggiata e sofferente di una nazione rimasta tramortita dalle micce e conseguenze che ha portato la guerra.

Un dittatore caduto e una serie di leader che ne vogliono sfruttare il traffico e il commercio; territori che avrebbero solamente bisogno di tempo per risanarsi e che vedono invece rivalità interne giocare nell'ombra per poter aggiudicarsi quel che rimane di una terra desolata, avventandosi come carogne. In questo quadro sociale e politico, il poliziotto Max McLaughlin (Taylor Kitsch) dovrà combattere con nemici interni e demoni personali, disvelando imbrogli più grandi di quanto avesse immaginato e cercando quel minimo di giustizia da cui poter ripartire. Ideata da Björn Stern e Mans Marlind, The Defeated ha l'aria di tanti altri prodotti simili che focalizzano il proprio occhio sul determinato passaggio dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al momento di una riedificazione faticosa, ma necessaria per la Germania, destinata a ulteriori divisioni e scontri. Tipica ambientazione utilizzata per racconti che vogliono insieme mescolare visione storica e animo romanzesco cercando nelle pedine che muovono al loro interno degli intrighi che vadano coinvolgendo tanto il lato politico, quanto un altro assai più intimo e strettamente sentimentale.

Strutture che si prestano adeguatamente alle tinte del thriller, quello però velato da un apparentemente innocuo, ma nel corso della visione sempre più predominante melò, proprio come accade con gli eventi di The Defeated e gli intrecci e le atmosfere che tesse.

Una buona messinscena per un racconto intricato

Con delle buone scenografie a richiamare con modestia ma attenzione gli anni successivi ai bombardamenti e alle occupazioni dell'Europa appena uscita dalla guerra, la serie di Stern e Marlind delinea altrettanto frugalmente i suoi personaggi e le loro interazioni, costruendo un racconto che vuole andare a intensificarsi nel tempo, finendo solamente per ingarbugliarsi senza arrecare soddisfazione.

Mettendo eccessiva carne al fuoco, intavolando strutture sopra ad altre strutture cercando di essere completa e insieme elaborata, ma in verità risultando solo inutilmente complessa, l'operazione di ricostruzione della serie in streaming su Netflix involve in se stessa fin quasi a scomparire. Questa convergenza di drammi e traffici criminosi aggrava intensamente la stesura della narrazione di The Defeated, portando lo spettatore a un allontanamento graduale dalla partecipazione dei risvolti nella serie. Una rassegnazione a cui nessuna delle risoluzioni finali può rimediare, nemmeno quegli spiragli aperti a possibili proseguimenti, che non sono certo auspicati da parte del pubblico. Con un buon lavoro su messinscena, costumi e setting, pur con interpretazioni discrete che di certo non esaltano le sorti del prodotto, The Defeated è una sconfitta sotto molteplici punti di vista: quella di un paese che pensava di poter ripartire e invece si ritrova ancora a boccheggiare, di personaggi che speravano di svolgere i propri affari infrangendo la legge e di una serie che non appassiona nonostante lo sforzo.

The Defeated The Defeated lavora bene sulla messinscena e la ricostruzione di una Germania segnata dai danni e i rimorsi della Seconda Guerra Mondiale. Una serie thriller che come tappeto utilizza un periodo storico ben delineato sopra a cui filare un racconto romanzato, con personaggi e vicende modeste che non esaltano lo spettatore. Intrighi, giochi di potere e ribellioni interne: c'è molta carne al fuoco in The Defeated e, forse, davvero troppa.

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