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The Eddy: recensione della serie jazz di Netflix dal regista di La La Land

Su Netflix arriva "The Eddy", miniserie musicale diretta da Damien Chazelle, regista di "La La Land". Sedetevi e mettetevi comodi, è tempo di jazz!

recensione The Eddy: recensione della serie jazz di Netflix dal regista di La La Land
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Le serie televisive negli ultimi anni, ma sarebbe meglio dire dall'inizio del secolo, hanno gradualmente compiuto un salto di qualità che le ha portate dall'essere uno svago leggero - a parte qualche eccezione, come Twin Peaks - ad avere una vera e propria dignità artistica ed autoriale. A tal proposito le uscite Netflix di maggio ci regalano una miniserie che fa dell'autorialità il suo punto di forza; abbiamo già avuto modo di riportarvi le nostre prime impressioni su The Eddy, ma ora, dopo aver avuto modo di vedere in anteprima la serie completa, è arrivato il momento della nostra recensione completa. Che la musica inizi!

Jazz Club

The Eddy è un jazz club parigino di proprietà di Elliot Udo, musicista rispettato ma poco attivo, e di Farid, suo amico e socio. A livello organizzativo il primo si occupa della direzione artistica, mentre il secondo di quella amministrativa. Il Club non se la passa molto bene; il gruppo musicale che si esibisce abitualmente è sicuramente composto da musicisti abili e di talento, ma alcuni di loro hanno perso l'entusiasmo, come la cantante Maja. Nemmeno la presenza di un discografico come Franck Levy pare risvegliarla dal torpore.

Elliot ha una figlia, Julie, che da New York arriva a Parigi per trovare il padre. Julie vive nella Grande Mela con la madre e ha un animo ribelle; non si sente tagliata per la scuola ed con la musica ha un rapporto conflittuale quanto quello che ha col padre. In realtà i due sono stati divisi da un evento tragico: la morte di Fred, fratello di Julie.

Farid, nel disperato tentativo di tenere aperto il club, si indebita con le persone sbagliate che, a fronte del mancato pagamento del debito, lo uccidono. Elliot scopre così lati oscuri della gestione del The Eddy che non conosceva, ed inizia ad essere ricattato da Zivko, il quale doveva recuperare da Farid dei soldi falsi, nascosti nel locale. La polizia inizia così un'indagine per scovare l'assassino del socio di Elliot, che diventa il primo sospettato dell'omicidio.

Jazz ed autorialità

The Eddy si distingue dalla massa perché applica alla serialità televisiva le regole del cinema autoriale europeo. In particolare i primi episodi mettono in secondo piano la trama, l'intreccio ed un'impostazione aristotelica della costruzione narrativa per abbandonarsi all'esplorazione della quotidianità dei personaggi. Soprattutto viene raccontato l'amore dei protagonisti per la musica; da Elliot, che ne ha preso le distanze, alla band, che ne fa un orizzonte ed una ragione di vita.

Tutto viene vissuto in funzione della musica, dotata di una funzione salvifica: i guai e le frustrazioni scompaiono nel momento in cui viene pizzicata una corda o viene dato fiato alle trombe. Bastano poche note e tutto il resto scompare. Dal punto di vista strettamente tecnico la regia e la fotografia mostrano in modo assolutamente impeccabile questo cambiamento di atmosfera. La quotidianità delle vite dei personaggi è pervasa da frequenti contrasti di luce e la camera non è mai fissa, proprio per dare dinamicità drammatica agli eventi, mentre le sequenze musicali vengono illuminate dallo scintillio degli strumenti musicali.

Jazz e caos

The Eddy è costruita come il jazz, in modo anarchico, senza schemi precisi. In un mondo fatto di parole, vengono predilette le immagini e la musica. I dialoghi sono scarni, specie in lingua originale, sussurrati anche quando si alzano i toni; il racconto viene affidato alla parte visiva dell'opera e, soprattutto, all'aspetto musicale, vera via di comunicazione tra i personaggi. Anche Julie, sembra non amare inizialmente la musica ed odia suonare il clarinetto, impostogli dal padre, ma in realtà non è così; ama le note, ma soprattutto ama cantare.

In The Eddy il centro della narrazione è la trasmissione degli stati emotivi dei personaggi; le loro emozioni e sensazioni al confronto con le proprie esperienze, negative e positive. Per tal motivo la regia sceglie di prediligere i primi piani, i dettagli e i campi ravvicinati per sondare i personaggi e tirar fuori la loro interiorità. Gli attori si dimostrano assolutamente a loro agio con questo tipo di regia "invasiva", accentuando, ove necessario, le loro espressioni, al fine di incentivare la comunicazione emotiva del personaggio.

Jazz ed elite

L'impostazione atipica di The Eddy la rende una miniserie non adatta a tutti i palati, soprattutto per chi ama le serie con pochi fronzoli e che mantengano una struttura univoca, con concentrazione sulle linee narrative principali, senza deviazioni di sorta.

La trama di The Eddy c'è e viene comunque sviluppata, ma rimane propedeutica alla caratterizzazione del personaggio di Elliot, il quale ha vissuto un dramma personale che lo ha allontanato dal suo locale, dal suo socio e dai suoi affetti. La morte di Farid lo fa riemergere dal torpore esistenziale nel quale si crogiolava, mentre tutta la realtà gli piomba addosso in modo poderoso e pesante.

Il senso di ansia, di accerchiamento e di frustrazione di Elliot Udo viene mostrato in modo magistrale, con splendidi primi piani ed una regia concitata che si avvale di inquadrature mai fisse, ad intensificare il valore drammatico delle immagini, tra ricatti, indagini della polizia ed una figlia della quale Elliot non comprende i comportamenti.

The Eddy - Stagione 1 The Eddy è una miniserie raffinata, che porta sul piccolo schermo lo stile dei film d’autore europei, con una recitazione sofisticata ed un’attenzione per i personaggi e le loro emozioni che supera il gusto per il mero intreccio. È vivamente consigliata la visione in lingua originale, più efficace rispetto al doppiaggio in italiano. The Eddy potrà non piacere a tutti e non nasce nemmeno con questo obiettivo, ma rimane una prova di grande classe, così come la musica presente, che ben si armonizza con le sequenze dialogate. Non a caso il regista di The Eddy è Damien Chazelle, già acclamato autore di La La Land. Consigliato agli amanti del jazz e a chi vuole allo stesso modo sperimentare una narrazione differente dalle altre serie tv in catalogo, con una struttura che si avvicina a quella della splendida musica dalla quale trae ispirazione.

7.5