The End of the F***ing World: recensione della stagione 2

Torna la serie inglese più amata del 2018, con una nuova avventura all'insegna della vendetta, del dolore e del desiderio di sentirsi amati

recensione The End of the F***ing World: recensione della stagione 2
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Era il 5 gennaio 2018 quando The End of the F***ing World approdò su Netflix, offrendoci una nuova storia di drammi adolescenziali e rapporti complessi. Divenne chiaro fin da subito agli spettatori che questo titolo, ispirato al graphic novel di Charles Forsman, non si sarebbe semplicemente aggiunto al consistente mucchio di teen drama in circolazione.

Con uno stile colorato e leggero, un umorismo nero spiccatamente british, personaggi sfaccettati e un'avventura capace di mescolare divertimento e commozione, The End of the F***ing World ha dimostrato di sapersi distinguere dalla massa.
Il 5 novembre 2019 è stata resa disponibile la seconda stagione di The End of The F***ing World, che oltrepassa i limiti del fumetto e prosegue da dove ci eravamo lasciati.

Un ritorno attesissimo, tra pretesti narrativi e svolte interessanti

Tra teorie, speculazioni, anticipazioni e immagini promozionali, Netflix ci ha fatto sudare parecchio questa attesa, ma a quasi due anni di distanza The End of the F***ing World è tornato, deciso a chiarire i nostri dubbi dopo la prima stagione.

Ci eravamo lasciati con una schermata nera e il fiato sospeso, dopo che la fuga di James (Alex Lawther) - ricercato dalla polizia per l'omicidio di Clive Koch (Jonathan Aris) e il presunto rapimento di Alyssa (Jessica Barden) - era terminata con un colpo di fucile. Il destino del ragazzo - per nulla scontato considerato che l'intero graphic novel termina all'incirca nello stesso modo - è stato chiarito con questa seconda stagione, che tuttavia non mira a incentrare tutta la vicenda sui due protagonisti. La prima puntata svela al contrario un intento piuttosto interessante, quello di aggiungere un tocco di novità, per non fare di James e Alyssa il fulcro dell'intera narrazione.

L'inserimento nella trama della figura di Bonnie (Naomi Ackie) - sebbene rappresenti un palese pretesto per continuare la serie - mostra grandi potenzialità nel corso della stagione, diventando un elemento centrale capace di coinvolgere l'attenzione dell'osservatore su una nuova avventura e un nuovo dramma personale.

Dopo gli eventi della prima stagione, James e Alyssa cercano di andare avanti come possono con la loro vita, tentando quasi di dimenticare ciò che li ha uniti e mantenendo le distanze. Alyssa vuole raggiungere l'equilibrio, con nuovi rapporti e nuovi impegni, mentre James affronta le conseguenze della sparatoria. Entrambi vengono però presi di mira da Bonnie, una donna disturbata, innamorata dell'uomo che James e Alyssa hanno ucciso durante la loro fuga.

A livello teorico lo sfruttamento della backstory di Bonnie e del suo coinvolgimento con il professor Clive, sembra quasi un mera scusa per trovare qualcosa di nuovo da dire dopo una prima stagione intensa e difficile da replicare. Il suo personaggio viene tuttavia sottoposto a una buona evoluzione nel corso delle otto puntate, man mano che interagisce con le sue due vittime e con altri personaggi. La psicologia della donna, ossessionata dal sentimento malato che l'ha legata a Clive e dal ricordo di lui, ha anche un'altra valenza, quella di permettere lo sviluppo personale di James e Alyssa, in un contesto in cui una crescita caratteriale è molto più difficile rispetto alla prima stagione.

A differenza del passato, il loro rapporto sembra essere ancora in una fase di stallo, mentre il desiderio di scappare dalla loro vita e dalle convenzioni sociali si mostra in questo caso più debole rispetto alla prima stagione. Bonnie risulta quindi un buon elemento d'appoggio per due protagonisti che avevano bisogno di qualche nuovo appiglio narrativo per tornare a brillare come agli esordi della serie. La scoperta dello scopo di Bonnie, dei problemi della ragazza e dei fantasmi interiori che gli stessi James e Alyssa nascondono, permettono lo sviluppo di una buona seconda stagione, decisamente meno folle rispetto alla prima, meno ricca di eventi, ma in grado comunque di far emergere spontaneamente i drammi personali di tutti i personaggi.

Alti e bassi della coppia protagonista

Rispetto alla prima stagione - che poneva i protagonisti al centro della vicenda, facendo del loro disagio esistenziale il calcio di inizio di un'avventura al tempo stesso ironica e commovente -, la seconda stagione di The End of the F***ing World, concede un minore spazio a James e Alyssa, sacrificando in parte anche il loro sviluppo come personaggi singoli.
A differenza del passato i due ragazzi non affrontano più il mondo da soli, uniti contro un nemico comune che è la società, ma interagiscono maggiormente con la realtà esterna, da un lato mostrando di essere cresciuti molto dopo la loro fuga, da un lato suggerendo forse che un loro sodalizio esclusivo non avrebbe più potuto funzionare quanto in passato. James e Alyssa sembrano avere meno da raccontare ora che il loro moto di ribellione nei confronti di un mondo che non li capisce si è trasformato in una sorta di accettazione.

Nonostante il loro carattere mantenga le spigolosità della prima stagione, queste non vengono mai estremizzate per sottolineare con forza la loro inconciliabilità con il pensiero comune. Disponendo di un minore spazio, i due avrebbero giovato di qualche novità nel loro rapporto, mentre ciò che vediamo durante gli otto episodi sono alti e bassi molto simili a quelli della prima stagione. All'evoluzione che poteva far seguito ai drammatici eventi, si sostituisce una certa involuzione, che li riporta quasi al punto di partenza. A un'intimità che ancora non è stata stabilita, a un alternarsi di disagio e fiducia causato da traumi passati e recenti dolori.

In un racconto corale che include anche Bonnie, James e Alyssa tornano tuttavia a funzionare alla perfezione, in parte arricchiti dalla vicinanza con un personaggio tanto particolare, in parte uniti contro il suo intento di vendetta.
Nella prima stagione e come nel graphic novel di Charles Forsman, James e Alyssa mostrano di essere una buona accoppiata soprattutto nelle interazioni che li separavano dal resto del mondo. Stavolta non hanno bisogno di ricercare un distacco dalla realtà per tentare una riconnessione, ma al contrario beneficiano di un elemento aggiuntivo per trasformare il moto di ribellione della prima stagione in un rapporto più stabile.

The End of the F***ing World - Stagione 2 La seconda stagione di The End of the F***ing World continua a dare prova di un ottimo stile narrativo. La vicenda di Alyssa e James continua, offrendo tuttavia meno spazio alla coppia protagonista. I due ragazzi, prima soli contro tutti, si trovano ora a dover interagire con il mondo che li circonda e ristabiliscono il loro rapporto anche grazie all'inserimento di Bonnie. La donna è l'elemento di sostegno di questa nuova avventura, non solo capace di donare varietà e novità a una trama che poteva concludersi nella prima stagione, ma anche di evolvere la relazione tra James e Alyssa, prima fondata sul disagio esistenziale e la ribellione, ora sulla presa di coscienza degli eventi passati e dei bisogni altrui.

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