The Expanse: la recensione della terza stagione

La terza stagione della serie sci-fi rappresenta un punto di svolta per il brand, che saluta SyFy e prepara il terreno per il proprio futuro con Amazon

recensione The Expanse: la recensione della terza stagione
Articolo a cura di

È un percorso in continuo mutamento quello di The Expanse, un po' come lo spazio. Partita come noir fantascientifico, dal taglio pulp e molto introspettivo, con i suoi tempi dilatati, gli spazi stretti e un'intrigante serie di misteri da risolvere, si è gradualmente aperta a un discorso fantapolitico di più ampio respiro. Il mondo sviluppato da Mark Fergus e Hawk Ostby ha sempre avuto una sua personalità, una qualità intrinseca soprattutto nella scrittura, che ne ha fatto una delle serie sci-fi più amate degli ultimi anni; non al punto tale però da spingere SyFy a puntare ancora su di essa, però. Il network ha infatti cancellato la serie dopo la messa in onda della terza stagione, ma Amazon ha deciso di prelevare il brand, ospitare sul suo Prime Video la distribuzione internazionale di questa e delle precedenti stagioni (in Italia le prime due prima erano su Netflix), e in più procedere alla produzione di una quarta stagione (che arriverà sulla piattaforma nei prossimi mesi). Col senno di poi, la stagione assume quindi un sapore ambivalente, rappresentando allo stesso tempo sia la chiusura di un ciclo che un buon punto di partenza per rilanciare e probabilmente trasformare la natura della serie. Sul finale però non diremo altro, evitando spoiler, e andando invece a concentrarci sulla stagione nella sua totalità.

Popoli dello spazio

Come sa chi ben conosce la saga basata sull'omonima space opera letteraria di James S. A. Corey, nel mondo di The Expanse l'umanità ha conquistato lo spazio suddividendo la propria geografia politica tra la Terra, le ex-colonie marziane, oramai repubblica autonoma e in sostanziale contrasto con i terrestri, e gli avamposti della fascia esterna, zona degradata e in continuo fermento ribelle. Se la situazione politica era inizialmente un accurato sfondo alle indagini del detective Joe Miller, la scoperta di misteriose entità aliene e la conseguente corsa dei vari attori politici a impossessarsene hanno portato il contrasto e la guerra in primo piano, ampliando lo spettro delle linee narrative e degli interessi in gioco. La terza stagione si apre sostanzialmente in estrema continuità con quella precedente, con il vice-sottosegretario delle Nazioni Unite - la fazione terrestre - Chrisjen Avasarala (Shohreh Aghdashloo) vittima di un'imboscata perché venuta a conoscenza delle losche trame del suo superiore Sadavir Errinwright, in combutta per scatenare una guerra con Marte utilizzando i reperti alieni. Sostanzialmente la stagione si suddivide in due parti, la prima tutta votata al disvelamento del complotto e il tentativo di sventare l'attivazione del potere alieno, e la seconda, che con un non meglio precisato salto temporale analizza le conseguenze a cui si è arrivati. È la stagione in cui peraltro, e qui si vede la sua originaria natura conclusiva, i principali personaggi che avevamo imparato a conoscere entrano gradualmente in contatto, andando a congiungere linee narrative fino a questo momento tra loro distanti.

Un salto nel vuoto, verso la fine

È proprio questa sua fretta nel tirare le fila il difetto principale della stagione, studiata per dare in qualche modo un finale a una serie data in cancellazione. I ritmi distesi e dediti all'approfondimento delle due stagioni precedenti si trasformano in una lunga corsa verso una conclusione che alla fine conclusione non sarà. Nel corso di tredici episodi infatti si sentiva l'urgenza non solo di sciogliere il discorso politico portato avanti negli anni, ma anche mostrare la vera natura dell'altro punto cardine della serie, la misteriosa protomolecola tanto inseguita e studiata. Si arriva quindi alla netta suddivisione della stagione che lascia insoddisfatti gli appassionati delle trame sociali e politiche, con un ulteriroe senso di spaesamento per l'improvviso balzo temporale. La svolta più puramente sci-fi, per quanto interessante e soprattutto foriera di prospettive intriganti, è altresì fin troppo precipitosa, portando a una situazione che avrebbe richiesto più tempo per essere costruita.

Con le giuste proporzioni, il processo di sviluppo ricorda un po' quello di Game of Thrones, che partita con tutta la calma e la voglia di raccontare e approfondire, si è ritrovata poi nella settima stagione a tirare bruscamente le fila di una storia che deve giungere al termine. Il fascino dell'immaginario costruito rimane, così come la buona realizzazione tecnica, che nella serialità di fantascienza non ha mai le risorse necessarie per competere con il cinema; e in fondo pur nella sua fretta anche ciò che ci viene raccontato nel corso della stagione suscita interesse. Mai quanto però a questo punto quella che sarà la svolta delle avventure del capitano James Holden (Steven Strait) e la ciurma della Rocinante. Che l'ingresso di Amazon porti in dote sostanze artistiche e monetarie tali da proporre una sorta di Star Trek?

The Expanse - Stagione 3 La terza stagione di The Expanse ha il compito non facile di rappresentare allo stesso tempo la chiusura di un cerchio e il punto ideale per un rilancio. Ci riesce non senza sacrificare l'amore per l'approfondimento, in favore di una corsa verso la conclusione che chiude le linee narrative precedenti e potenzialmente ne apre altre milletrecento.

7