The Flash 6: la recensione della sesta stagione

La sesta stagione di The Flash si è appena conclusa. Noi l'abbiamo seguita per voi e siamo pronti ad un responso finale. Siete pronti?

recensione The Flash 6: la recensione della sesta stagione
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Leggermente in anticipo rispetto al classico ruolino di marcia e con un numero di episodi più risicato rispetto allo standard della serie, si conclude la sesta stagione di The Flash, che definiremmo di transizione, per più di una ragione. Barry, Iris, Cisco, Caitlin e tutti gli altri personaggi della serie, divenuti ormai iconici nell'immaginario creato da The CW, hanno vissuto un'annata decisamente sottotono rispetto al passato, caratterizzata in larga parte da una sensazione ridondante e opprimente, figlia di qualcosa che sembra essersi definitivamente bloccato nel funzionale nucleo dello show.

Mai come in questa stagione, infatti, ci è sembrato che in certi punti ci fosse una palese e importante carenza di idee, capace di far perdere il filo generale di una tornata di episodi in verità non esattamente capaci di reggersi tranquillamente sulle proprie gambe dall'inizio alla fine.Questo trend negativo si è avvertito, in verità, in modo più feroce dopo la ripresa della serie, successiva agli eventi della Crisi (spin-off di cui vi abbiamo già ampiamente parlato nellarecensione di Crisi sulle Terre Infinite). Una crisi che, sfortunatamente, si è abbattuta proprio sullo show, e il calo qualitativo è risultato tanto evidente quanto, a tratti, inevitabile.

Il nemico più temibile: lo specchio!

Il mondo "conosciuto", dopo gli eventi della Crisi, è inevitabilmente cambiato. Se il corso di alcune storie è stato plasmato diversamente, seppur rimanendo in qualche modo coerente con quanto mostrato nel corso degli anni, a non cambiare sono stati gli atteggiamenti e i tratti peculiari più importanti dei protagonisti della serie, ancora una volta e più che mai impegnati nella vita di tutti i giorni, tra un super criminale da affrontare e le problematiche quotidiane di ogni essere umano.

Proprio da qui e in particolare dall'arguzia di Iris (Candice Patton) si mettono in moto gli eventi della seconda metà di stagione e che accompagnano la sesta iterazione dello show verso quello che, come dicevamo poc'anzi, è uno dei momenti probabilmente meno interessanti da quando l'adattamento televisivo del velocista scarlatto ha visto la luce. Le indagini compiute dalla signora Allen, sempre pronta alla ricerca di una storia da raccontare, hanno condotto il team Flash a dare inizio a un nuovo arco narrativo.

Ora la squadra è ampliata con i nuovi volti femminili di Allegra (Kayla Compton) e Kamilla (Victoria Park), sempre più vicini non soltanto al team ma anche e soprattutto alla stessa Iris, con cui condividono molte peripezie.

Ma, si sa, quando si scava troppo a fondo spesso ci si ritrova costretti a fronteggiare qualcosa di sommerso e spaventoso, e soprattutto pericoloso. Nel caso specifico, questa minaccia proviene dalla Black Hole, una misteriosa organizzazione segreta che nasconde qualche mistero di troppo e che in qualche modo risulta collegata alla McCulloch Tech e al suo CEO, Joesph Carver. Quest'ultimo rivela ad Iris la triste sorte della moglie, Eva McCulloch (Efrat Dor), sparita in circostanze misteriose. Un racconto a cui Iris, ovviamente, non crede.

Quale posto migliore per diventare invisibili se non quello di "sparire" all'interno di uno specchio? Ed è ciò che è successo alla stessa Eva, finita vittima delle sue stesse ricerche e rimasta intrappolata nel cosiddetto Mirrorverse, da cui sin dal giorno dell'esplosione dell'acceleratore di particelle non ha fatto ritorno. Le indagini di Iris portano la serie in una direzione chiara e allo stesso tempo oscura: la giovane finisce intrappolata nel mondo dello specchio e lì scopre una realtà dei fatti ben lontana da quel che sembra. Intanto, chiaramente, sul mondo "reale" si abbattono un'infinità di nuove problematiche, tutte legate sia alla misteriosa Black Hole sia e soprattutto allo stesso Carver e alla sua "non tanto" defunta moglie e ai suoi piani di vendetta.

Tutto questo complesso meccanismo narrativo, aggravato dalla perdita progressiva della forza della velocità in Barry, di cui non vogliamo anticipare più di tanto, culmina con un finale di stagione più "inconcludente" che in passato (gli episodi sono stati riorganizzati a causa dell'emergenza Covid-19), che lascia una quantità imponente di porte aperte e tante possibilità per il futuro ma che non riesce mai a riportare in alto l'asticella dell'interesse nei confronti di una seconda parte di stagione davvero deludente.

Gente che va, gente che viene

Se il comparto narrativo in generale delude e non riesce quasi mai a tenere alto l'interesse per ciò che veramente accade, e grava pesantemente nell'economia generale della produzione, a complicare ulteriormente il già delicato quadro ci hanno pensato anche altre problematiche più o meno evidenti. Tra tutte spicca una gestione a dir poco caotica del cast, che al netto delle poche aggiunte veramente piacevoli come la bella e arrembante Sue Deaborne (Natalie Dreyfus), colei che nei fumetti è la partner storica del buon Dibny (Hartley Sawyer), il restante parterre non riesce a tenere il passo, a causa soprattutto di una scrittura troppo frettolosa e piena di incertezze.

Tra il tira e molla sulla permanenza nel cast dell'attore che presta il volto ad uno dei personaggi storici, Carlos Valdes (Cisco), e la gravidanza della Panabaker (Frost/Caitlin Snow), "costretta" a cambiare il suo approccio allo show, si è assistito ad un viavai generale di personaggi nuovi e vecchi dalla difficile comprensione.

Via Cisco arriva Joe, via Joe e ritorna Cisco, in un'alternanza caotica e poco chiara di volti e situazioni che accompagnano la serie fino alla sua ultima puntata in cui, in qualche modo, si prova a dare una risposta a tutti i quesiti messi in campo e mai veramente approfonditi.

A complicare il tutto ci pensa poi una gestione diversa dei vari episodi, nettamente meno votati all'azione e più al dialogo, cosa che non per forza dovrebbe essere vista come negativa, ma che in questo contesto riesce ad aggravare ancor di più un quadro generale già di per sé non esattamente invidiabile. I diciannove episodi che compongono la sesta stagione di The Flash sono infatti nel complesso difficili da digerire, caratterizzati da momenti morti troppo frequenti e scene sin troppo elementari sia nella realizzazione sia nella scarsa capacità di sorprendere lo spettatore.

In generale, dunque, ci sentiamo di rimandare questa stagione, o per essere più precisi la sua seconda metà, incapace di mettere in piedi un nemico veramente valido e intrigante e, soprattutto, di impostare un percorso narrativo coerente e appagante per tutto il suo ciclo vitale.

The Flash - Stagione 6 Questa sesta stagione di The Flash è senza ombra di dubbio la peggiore che abbiamo visto finora. Complici anche alcune limitazioni dovute al delicato periodo attuale, i diciannove episodi che compongono il nucleo della storia non riescono ad appassionare e risultare interessanti. A causa di un villain tutt’altro che memorabile e di un cast sempre più disordinato, e soprattutto di troppi momenti morti, a fine corsa si viene pervasi da un’unica sensazione: aver assistito ad una stagione spaccata a metà. Se la prima parte aveva complessivamente convinto, la seconda (post Crisi) non ha mai spiccato il volo e ci auguriamo che riprenderà il discorso esattamente da dove è stato interrotto. Speriamo in un cambio di direzione netto e, magari, anche drastico. Forse a Barry, allo stato attuale, correre non basta più.

5.5