The Flash: recensione della stagione 4

Il velocista della DC Comics ha chiuso il quarto ciclo con dei miglioramenti, ma anche con il ritorno di alcuni problemi narrativi.

recensione The Flash: recensione della stagione 4
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Non è stata casuale la scelta di The Flash Reborn (in italiano La rinascita di Flash) come titolo per il primo episodio della quarta stagione di The Flash: dopo tre annate all'insegna di una formula ripetitiva, basata sulla minaccia a lungo termine di un antagonista con poteri simili a quelli dell'eroe (l'ultimo di questi, per forza di cose, era una versione malvagia di Barry Allen proveniente dal futuro), era giunto il momento di reinventare uno show che, dopo la ventata di freschezza della prima stagione, nata come contraltare più leggero ai toni eccessivamente seriosi di Arrow, aveva perso un po' di smalto. Congedati quindi i velocisti cattivi (escluso il ritorno in scena di Eobard Thawne nel crossover Crisis on Earth-X), è stato scelto come nuovo avversario di Barry il Pensatore, un criminale la cui pericolosità è tutta nella mente anziché nel corpo (dotato di un intelletto sovrumano, la sua intenzione è di ridurre le capacità mentali degli altri mentre le sue aumentano a dismisura). Se a questo aggiungiamo il tanto atteso matrimonio con Iris, il già menzionato crossover con le altre serie dell'Arrowverse e l'annunciato addio definitivo dell'attore Wentworth Miller alle serie supereroistiche della CW, nonché il debutto televisivo in live-action di un personaggio come Elongated Man, gli ingredienti giusti per una stagione all'altezza della prima c'erano tutti. Eppure qualcosa continua a non funzionare, sul piano strutturale, e questa annata teoricamente diversa lo ha messo in evidenza in modo piuttosto chiaro.

Il numero 23

Come Arrow e - quest'anno - Supergirl, The Flash ha 23 episodi a stagione, rimasuglio della vecchia logica da network che rimane in vigore sui canali generalisti mentre emittenti cable e piattaforme di streaming come Netflix e Amazon puntano su cicli più brevi (tendenzialmente 12-13 episodi per volta) e di conseguenza una scrittura meno bisognosa di puntate che fungono meramente da riempitivo. Arrow ha parzialmente risolto il problema cercando di rendere l'interruzione natalizia una specie di ponte tra due storyline collegate ma per certi versi divise (vedi la "morte" e rinascita di Oliver Queen nella terza stagione), mentre dalle parti della concorrenza Agents of S.H.I.E.L.D. punta esplicitamente, dalla seconda annata in poi, sulla suddivisione in due o tre trame orizzontali che si susseguono.
The Flash, a forza di puntare sul singolo antagonista principale il cui piano diabolico non giustifica un'intera stagione dalla durata tradizionale, finisce per annacquare in parte il potenziale drammaturgico dei vari cattivi, mentre avrebbe più senso - anche alla luce del fatto che, dopo Batman, Flash è l'eroe DC con la galleria di avversari più vasta e variegata - puntare su archi narrativi multipli, il che consentirebbe agli autori di sfruttare un personaggio come Gorilla Grodd (dirottato quest'anno nella terza stagione di Legends of Tomorrow) senza preoccuparsi eccessivamente del budget per gli effetti speciali al di là di un numero limitato di episodi. Sarebbe anche, forse, l'occasione buona per mettere in scena uno scontro finale un po' diverso (senza svelare troppo, anche la battaglia contro il Pensatore si accosta visivamente alle rese dei conti con Reverse-Flash, Zoom e Savitar).

E vissero felici e contenti?

A compensare i problemi strutturali c'è il sempre attento lavoro sui personaggi, che fin dall'inizio sono stati il motivo principale per seguire la serie, anche nei momenti meno felici sul piano della scrittura (vedi il comportamento di Barry per gran parte della terza stagione, ragion per cui era necessario farlo "rinascere"). E da quel punto di vista il matrimonio con Iris è stata la scelta migliore che gli showrunner potessero fare, ribadendo quell'ottimismo di fondo che è sempre stato il marchio di fabbrica di The Flash e che nelle due stagioni precedenti, tra Flashpoint e futuri apocalittici, era finito un po' in disparte. Più ancora del Team Arrow, il Team Flash è consolidato da tempo (con la postilla parziale per Tom Cavanagh, che ha a disposizione infinite varianti del proprio personaggio), e rimane il nucleo emotivo di una serie che, più delle altre della medesima famiglia, ci tiene a ricordarci che le storie di supereroi devono innanzitutto intrattenere (non a caso uno degli episodi più spassosi ma al contempo profondi, incentrato sulla personalità di Elongated Man, è stato affidato al guest director della serie per eccellenza, Kevin Smith). E le avventure di Barry, nel bene e nel male, intrattengono, con la promessa - questa volta rosea - di una quinta stagione inevitabilmente a base di problemi da risolvere, ma senza il peso di sensi di colpa o traumi vari. Un po' a fatica, la serie è effettivamente rinata, e ora la corsa si annuncia più tranquilla.

The Flash - Stagione 4 Dopo una premiere il cui scopo principale era rilanciare la serie dopo la piega dark delle stagioni precedenti, la quarta annata di The Flash è effettivamente stata un ritorno alle origini, all'insegna dell'ottimismo che contraddistingueva Barry Allen all'inizio della serie. La scelta di avere un antagonista principale senza gli stessi poteri dell'eroe è stata piuttosto felice, fatta eccezione per le lungaggini legate all'idea vetusta di prolungare la stessa trama orizzontale su 23 episodi. Per la quinta stagione sarebbe auspicabile un approccio diverso, con due o tre storyline che si susseguono.

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