Recensione The Following - Stagione 1

Fine del primo atto per Ryan Hardy e Joe Carroll! The Following ha diviso le opinioni degli spettatori prima della conclusione della stagione

Articolo a cura di

Molto spesso ci sono serial che o si amano o si odiano. E questo avviene per disparati motivi: lo spettatore si affeziona ai personaggi, alla trama, agli episodi tanto da non essere nemmeno capace di vedere i più evidenti difetti che una serie si porta appresso. Dall’altra parte, ci sono persone che dando un peso forse eccessivo ai difetti (oggettivi o soggettivi che siano) di una serie, non riescono ad apprezzare le qualità e gli aspetti positivi della stessa, fossilizzandosi in modo esagerato su quelli negativi. Probabilmente, The Following ha anche degli spettatori che si piazzano a metà strada come, anticipando alcuni aspetti della recensione, noi, ma senza dubbio avrà diviso in modo netto il pubblico che lo ha seguito in questa prima stagione.

Good&Evil

Per chi fosse all’oscuro di tutto ciò che riguarda il telefilm, iniziamo col dire che The Following è prima di tutto uno scontro tra due forze, il bene e il male. E fin qui, niente di più banale. I due personaggi che incarnano queste forze sono, però, alquanto particolari: da una parte un poliziotto che da qualche tempo ha un “demone nella bottiglia” e un passato burrascoso, dall'altra un professore di letteratura che in passato ha ucciso 14 studentesse ed è per questo stato condannato all’ergastolo. Indovinate chi è il male?
Ryan Hardy, il poliziotto fuori servizio interpretato da Kevin Bacon, viene richiamato come consulente quando il serial killer Joe Carroll, che lui stesso aveva contribuito a catturare, riesce ad evadere di prigione. Al termine del primo episodio, quando la polizia riesce a rintracciare le mosse di Carroll e a riportarlo in prigione, Hardy scopre però l’amara verità: durante gli anni di prigionia, Carroll è riuscito a creare una sorta di setta grazie alla quale, pur essendo in prigione, sta portando avanti le proprie azioni tramite altre persone. Ed ora il principale obiettivo della setta sembra essere proprio l’artefice della cattura del serial killer.

Social Killer

Per quanto possa sembrare banale, l’idea introduttiva della trama è secondo noi uno dei punti forti del serial: associare il serial killer, solitamente rappresentato come un personaggio solitario e oscuro, ad una specie di “social network” di cui fanno parte molte persone, accomunate da problemi mentali e interessi comuni, è allo stesso tempo interessante ed inquietante. Per quanto possa sembrare lontano dalla realtà, l’unione di più persone che hanno un obiettivo comune è una forza prorompente. Il problema nasce quando l’obiettivo non è propriamente a fin di bene, come in questo caso in cui le azioni della “setta” sono più che altro volte alla cattura e all’uccisione di altre persone.

Questioni di cast

Fortunatamente, gli aspetti positivi non si fermano all’incipit: in generale, si nota che la produzione del serial è di medio/alto livello, non solo dal cast che può vantare come punta di diamante Kevin Bacon e che si difende comunque con altri nomi come James Purefoy nei panni di Carroll, ma anche dalla regia e dalle ambientazioni molto curate. Piuttosto, sono i personaggi a non essere tutti caratterizzati alla perfezione: una su tutte Debra Parker, “l’esperta di sette”, che ad un certo punto della stagione appare quasi fuori posto. Invece di aiutare risulta quasi d’intralcio alle indagini. Nel complesso, anche molti seguaci di Carroll sarebbero potuti essere caratterizzati meglio, ma l’intento degli autori era forse proprio quello di calcare la mano sul fatto che, mentre alcuni follower erano convinti e fieri delle loro azioni, altri erano solamente “affascinati” dalle gesta di Carroll, rimanendo in seconda linea.

Contraddizioni

Dal punto di vista narrativo, ci troviamo di fronte ad una grande contraddizione. Se da un lato la trama fa il suo dovere, riuscendo a proporre situazioni di suspense unite a colpi di scena che, senza alcun dubbio, portano un grande valore aggiunto al serial (ed in questo caso la mano di Kevin Williamson, autore di “Scream”, si fa sentire prepotentemente) dall’altro, purtroppo, queste situazioni si alternano a momenti in cui The Following delude tantissimo, fino ad apparire in alcuni episodi la fiera delle banalità: le tipiche scene assurde che sembrano preconfezionate perché qualcosa debba accadere ad ogni costo, altrimenti il serial, così com’è stato concepito, non può proseguire. Ed è proprio questo il più grande difetto della serie: non riesce ad essere costante nel suo evolversi, pur regalandoci momenti di alta tensione che, se affrontati dallo spettatore con lo spirito giusto, potrebbero forse riuscire a soppiantare quelle cadute di stile che il serial, di tanto in tanto, si concede. In particolar modo, avvicinandosi al season finale abbiamo notato una sempre maggior attenzione per i dettagli, che fanno auspicare forti miglioramenti per quel che riguarda le prossime stagioni. Sì, perché oltre alla seconda, già ampiamente confermata, da quanto è stato affermato dai produttori, The Following vedrà sicuramente una terza stagione.

The Following - Stagione 1 Un serial controverso, per molti da abbandonare dopo pochi episodi, per altri da seguire assiduamente. Noi ci ritroviamo nel mezzo, apprezzando molti aspetti di The Following pur riconoscendone gli evidenti difetti. Ci troviamo comunque di fronte ad uno dei serial con le più alte potenzialità (anche future, non solo per questa prima season) della stagione. Chiediamo solo agli autori di dotare tutti gli agenti dell’FBI di un’intelligenza almeno pari alla norma, grazie.